Competenza e relazioni

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Non finirebbe mai di raccontare la sua avventura brasiliana questo ragazzone dallo sguardo limpido, dottore di fresco in Economia e commercio col massimo dei voti e la lode. Nella sua inconfondibile cadenza ciociara – è nato e vive a Veroli – prova ora a descrivere l’impatto con la realtà oggetto del suo studio. “Mi sono accostato – dice – non tanto con l’atteggiamento distaccato dell’analista, quanto piuttosto con l’interesse e l’emozione di trovarmi immerso in un mondo a cui sento di voler partecipare in prima persona, da quando, ancora ragazzo, ho fatto mio l’ideale del mondo unito”. L’idea di questa tesi, parte dunque da molto lontano, toccando la sfera dei tuoi più profondi interessi e convinzioni… “Nel 1998, assieme ad altri Giovani per un mondo unito che frequentavano la mia stessa facoltà, decidemmo di realizzare un seminario sull’EdC. Fu allora che, per la prima volta, mi balenò l’idea che, chissà, la mia tesi sarebbe stata proprio sull’argomento. Ma non vedevo come. Dopo un anno e mezzo – mi mancava un esame – seppi che si erano aperte le iscrizioni per la tesi in Geografia economica, la materia in cui mi sarebbe stato possibile presentare il mio tema sull’EdC. Superai la selezione “. Perché hai deciso di recarti in Brasile per la tesi? “Proprio quando mi accingo a raccogliere il materiale, nell’aprile del 2001, a Castelgandolfo si svolge un convegno internazionale degli imprenditori di EdC. Vi partecipo, anche con l’intento di intervistare quelli brasiliani presenti. Conosco una ricercatrice che vive proprio a San Paolo. Le chiedo se può darmi del materiale sull’argomento, e lei mi risponde: “Se vuoi conoscere l’EdC, devi viverla, devi venire in Brasile!”. Quell’esortazione non mi fa dormire per tutta la notte. Mi si affaccia l’ipotesi, a cui fino ad allora non avevo pensato, di recarmi in Brasile. Tornato a casa, comunico ai miei il progetto. Si convincono. Man mano però che si avvicinano i giorni, la paura viene a me: servirà veramente questo viaggio? E come farò per il portoghese, per incontrare i vari imprenditori? E i soldi basteranno?”. Come ti sei trovato in un ambiente per te nuovo? “Arrivo a San Paolo alle 17,30 locali, e scopro che lì è inverno: a quell’ora è già buio. Arrivo alla cittadella Ginetta, a un’ora e mezzo circa da San Paolo. Telefono a casa, e appena metto piede nell’appartamento dove sarò ospitato dimentico tutte le mie paure: trovo dei giovani pieni di allegria e di buona volontà, e subito mi sento a casa. Addirittura hanno cucinato gli spaghetti per me. Il giorno seguente faccio conoscenza con altri tre ragazzi italiani venuti anch’essi in Brasile per svolgere una ricerca sull’EdC, e subito trovo la seconda sorpresa: hanno già predisposto un calendario delle interviste con i dirigenti delle imprese, e la comunità della cittadella ci aveva messo disposizione una traduttrice…”. Cosa avete scoperto? “Di ciascuno abbiamo conosciuto le difficoltà e le sofferenze affrontate per portare avanti l’azienda, oltre ai risultati ottenuti. Man mano che procedevamo nelle interviste, cresceva la sensazione di trovarci di fronte a degli autentici eroi dei nostri tempi. “Ad esempio, un imprenditore mi ha detto: “In Brasile ci sarebbero validi motivi per non pagare le tasse; noi le paghiamo, anche se sono molto alte, perché l’EdC ci fa credere alla provvidenza. E poi scopriamo che l’80 per cento dei concorrenti del settore o hanno chiuso o sono rimasti piccoli: ed essi o non pagavano le imposte o erano scorretti”. “Un giorno, addirittura un altro ci ha mostrato un grafico dicendoci: “Sarete voi a diffonderlo negli ambiti giusti”. Nel grafico fa vedere come anche la vita economica abbia due aspetti: quello della “competenza” e quello “relazionale”. Mi fa riflettere: sono categorie economiche poco esplorate, e capisco come sia importante studiarle”. E cosa vi siete portati via? “Insieme agli altri tre ragazzi italiani – Eva, Mirella e Andrea, con i quali ho condiviso quest’esperienza -, non sono mancate occasioni di confronto per tutto quanto andavamo scoprendo; è stato, ad esempio, molto formativo integrare le mie esigenze di ricerca con le loro. “Tanti, come si può ben capire, sono stati i momenti forti. Con loro, e con i giovani della casetta con cui abitavo, in maggioranza non abbienti, ho sperimentato quanto sia forte il vincolo fraterno che ci lega. Uno di loro, la cui famiglia è aiutata dagli utili dell’EdC, mi ha detto che considera “sacri” i soldi ricevuti. Ho imparato da loro il coraggio di rischiare, di mettere in gioco sé stessi per un sogno, un ideale. E tutto questo mi ha segnato profondamente”. UNA TESI PER NULLA SCONTATA Ho potuto costatare come le aziende di EdC brasiliane instaurano un interessante rapporto con la comunità. Da una parte c’è l’imprenditore che agisce con grande responsabilità civile e sociale; dall’altra c’è la comunità che risponde a questo comportamento in maniera positiva, con una reazione di simpatia e fiducia. A me è parso possibile dimostrare, inoltre, che nel lungo periodo questo comportamento permette all’azienda EdC di raggiungere risultati di efficienza: essi sono dovuti a quel capitale relazionale, invisibile ma molto redditizio, che nella teoria economica prende il nome di social capital. Le considerazioni fatte si fondano naturalmente su esempi concreti. Indipendentemente dal settore in cui operano, alcune tra le aziende EdC di più lunga data sono le più efficienti e le più grandi del settore nella regione in cui operano. Ad esempio, la Femaq, una fonderia di Piracicaba (San Paolo), nel 1996, nel 1997 e nel 2000 ha vinto un premio della General Motors per qualità, prezzo e produttività, come miglior fornitore dell’America Latina per un certo prodotto. Allo stesso modo la Prodiet Farmaceutica, nata nel 1989, è una delle più grandi aziende di distribuzione di prodotti farmaceutici dello stato del Paranà: in questi anni è passata da quattro a 50 dipendenti, riuscendo a moltiplicare di cinquanta volte il proprio fatturato. All’interno del Polo industriale Spartaco, accanto alla Mariapoli Ginetta, poi, l’Eco-Ar, azienda produttrice di prodotti detergenti, è ormai apprezzata, alla pari dei concorrenti con presenza ventennale sul mercato. La storia de La Tunica, azienda di confezioni, è stata addirittura trasmessa da un programma televisivo nazionale brasiliano, come esempio di impresa che è riuscita a superare la crisi generale del settore. La Policlinica Agape e l’Escola Aurora, tra tutte le imprese analizzate – anche per la loro natura di aziende di servizi -, sono risultate quelle che più si sono integrate con la comunità circostante, come è testimoniato dall’alto numero di pazienti dell’una e dalle attività sociali svolte dall’altra. L’area stessa in cui si è insediato il Polo Spartaco si è trasformata da area abbandonata ad area ad alto sviluppo industriale. Pertanto, in misure diverse, le aziende EdC sono capaci di coinvolgere la comunità locale, suscitare intorno a sé crescita sociale ed economica e, allo stesso tempo, rimanere sul mercato e spesso con successo. Danilo Cerelli

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