Co-governance a Taranto. Corresponsabilità nella città

A Taranto, con il Comitato per la Co-governance nato nel 2020, troviamo un primo esempio di amministrazione condivisa dei beni comuni tra i cittadini e il Comune per una democrazia partecipativa che parta dal basso e miri ad alti livelli di collaborazione intersoggettiva. Intervista a Raffaele Aversano, coordinatore del Comitato per la Co-governance
Co-governance
(Foto: Pixabay)

Iniziamo un viaggio in Italia alla ricerca di esperienze significative del Terzo Pilastro comunitario, il Terzo Settore. Molte esperienze si stanno concretizzando sulla base del Regolamento dell’Amministrazione condivisa dei beni comuni, come a Bologna ed in questa città. È un atto normativo che disciplina le forme di collaborazione tra i cittadini e l’Amministrazione, finalizzate alla cura, alla rigenerazione e alla gestione condivisa dei beni comuni. È uno strumento innovativo per favorire forme di democrazia partecipativa in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale.

Il Regolamento è adottato oggi da più di 270 Comuni ed altri enti locali. Nel 2017 Labsus ha proposto un prototipo di Regolamento per amministrazione condivisa. A Taranto, da anni, si è costituito un Comitato per la Co-governance che opera in sussidiarietà orizzontale con il Comune ed altre istituzioni locali. Esso opera con il principio di fraternità stimolando la partecipazione dei cittadini, per essere parte di un disegno comune, in una realtà complessa, dilaniata tra salute e lavoro, data la presenza di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, da risanare sul piano ambientale. Vista la crisi della democrazia rappresentativa, la crisi dei partiti e la bassa affluenza al voto dei cittadini sfiduciati, ridotti a spettatori, «è tempo di incentivare la partecipazione per accrescere la qualità della democrazia, avviare processi che diano spazio ai cittadini, emergere come Comunità che dialoga e collabora con i propri rappresentanti, anche dopo le elezioni», afferma Raffaele Aversano, coordinatore del Comitato per la Co-governance. A lui chiediamo:

In che cosa consiste il progetto Co-governance a Taranto?

«Una modalità mediante la quale la società civile coopera con le istituzioni in uno spirito di corresponsabilità è la Co-governance, il cui Comitato, nato e operante a Taranto dal 2020, prende spunto da un Convegno internazionale svoltosi a Castelgandolfo nel gennaio 2019, organizzato dal Movimento dei Focolari, dal titolo “Co-governance, Corresponsabilità nella città oggi”, prima edizione di una iniziativa che ha visto la partecipazione di oltre 400 amministratori pubblici, politici, imprenditori e cittadini di 33 Paesi. Le città luoghi di convivenza e di appartenenza sono attraversate da tutte le sfide dell’umanità: dai conflitti sociali agli squilibri etnici, dai problemi ambientali alla precarietà, dalle povertà alla mancanza di lavoro. Il governo urbano è un compito complesso e le decisioni dell’oggi determinano il futuro delle nuove generazioni; per questo la città può divenire uno spazio di sperimentazione per trasformare paure, fratture sociali, conflitti in opportunità generative di risposte».

Quando la Comunità, il Terzo Pilastro, esprime il meglio di sé?

«Quando accanto alla funzione istituzionale è presente una parte co-essenziale, a dimensione orizzontale, che adotta il principio di fraternità e coinvolge i cittadini ad essere parte di un disegno comune e di un bene comune da raggiungere assieme agli altri attori economici, sociali e culturali presenti. In tale contesto l’idea della Co-governance individua un’esperienza di governo partecipativo che parte dal basso e mira ad un alto livello di collaborazione intersoggettiva e multisettoriale nella costruzione di politiche pubbliche. Si tratta di una forma di partecipazione disposta ad investire di più sul luogo che si è scelto per vivere, per renderlo migliore, creando nuovi punti di contatto, gettando ponti, coinvolgendo nuovi soggetti, avviando processi di amministrazione condivisa con le istituzioni locali. Ogni città ma anche ogni quartiere ha una propria originalità e dovrebbe scoprire specifiche risorse per esprimerle al meglio».

Quali caratteristiche ha il vostro progetto?

«Attraverso il nostro progetto guardiamo alla Comunità come a una rete di beni in relazione, poniamo l’accento sulla corresponsabilità tra le istituzioni e tra chi agisce dai luoghi vivi della città. Sono già in atto a Taranto – grazie alla presenza attiva di molte associazioni, e non solo – belle iniziative e progetti per migliorare l’assetto sociale e il benessere cittadino. Per arrivare a questi obiettivi abbiamo come riferimento la strategia indicata da papa Francesco nella Enciclica Fratelli tutti nella quale sollecita a far crescere la cultura dell’incontro secondo uno stile di vita che tende a formare un poliedro con molte facce, tanti lati, ma tutti a comporre un’unità ricca di sfumature, perché il tutto è superiore alla parte. Il poliedro rappresenta una società in cui le differenze convivono integrandosi, arricchendosi e illuminandosi a vicenda, benché ciò comporti discussioni e a volte diffidenze».

In che modo il vostro percorso è condiviso con Labsus?

«Ai Tamburi, in uno dei quartieri itineranti nei vari quartieri di Taranto – con la presenza tra noi del Presidente nazionale – abbiamo potuto condividere il percorso con LABSUS – Laboratorio per la sussidiarietà, impegnato in Italia e non solo a promuovere un nuovo modello di società caratterizzato dalla presenza di cittadini attivi, autonomi, solidali e responsabili, alleati con l’amministrazione nel prendersi cura dei beni comuni. Labsus ha un obiettivo ben preciso, fondato su una certezza. La certezza che le persone non sono portatrici solo di bisogni ma anche di capacità e che è possibile che queste capacità vengano messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con le Amministrazioni pubbliche, ai problemi di interesse generale. Labsus ha predisposto e poi perfezionato un Regolamento sulla collaborazione tra cittadini attivi e amministrazioni comunali. Sono stati attivati, in questi anni, oltre 6000 Patti di collaborazione tra cittadini attivi e Amministrazioni comunali. La radice è nell’articolo 118 della Costituzione. È il principio di sussidiarietà. È il riconoscimento del primato e della famiglia, la valorizzazione delle associazioni e dei cittadini attivi, l’incoraggiamento alle iniziative che nascono dal basso. Il Comune di Taranto, nel 2016, con Delibera n. 250 del 28 dicembre dell’allora Consiglio comunale, aveva già approvato il Regolamento Labsus per la collaborazione tra cittadini e Amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani».

Cosa sono i Comitati civici di quartieri? 

«Lo scopo è assicurare una maggiore collaborazione e partecipazione attiva dei cittadini attraverso un organismo di coesione sociale, che possa intercettare più da vicino le problematiche e le necessità di ogni area della città, per contribuire e qualificare e migliorare la qualità della vita dei singoli e della collettività. Un processo che nasce dai cittadini per una convivenza democratica più matura, da parte di una Comunità che dialoga con i propri rappresentanti anche dopo le elezioni. Il passo in più che chiediamo noi cittadini è di farci promotori di proposte di interesse generale, che riguardano tutti ed hanno come riferimento i beni comuni. Chiediamo al Comune di rendere attivi i “Patti di collaborazione” tra cittadini e Amministrazione. Il 22 luglio 2022, al quartiere Paolo VI, è stato rinnovato questo impegno con l’assessore delegato Azzaro e numerose associazioni operanti nella nostra città».

Si è attivato un processo contagioso. Il 3 febbraio anche il Comune di San Giorgio Ionico avvia il percorso per una Amministrazione Condivisa, sulla scia di Taranto.

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