Cittadini? Si, del mondo!

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Dire senza fare non serve. Fare senza dire non basta. Ma senza amore non basta niente. E’ l’attrice Lella Costa, che da alcuni anni gira l’Italia col suo monologo Stanca di guerra a chiudere il X° meeting sui diritti umani organizzato dalla Regione Toscana per i ragazzi delle scuole medie superiori. Dieci minuti vibranti, coinvolgenti che sembrano penetrare nel profondo di ognuno degli oltre ottomila studenti presenti. Dieci minuti sugli effetti devastanti della guerra, di ogni guerra, che hanno portato in scena l’orrore dei conflitti e delle mine antiuomo. Andate a dirle le cose che avete nel cuore, ragazzi, con coraggio, conclude l’attrice, e l’applauso scrosciante degli ottomila del palazzetto sembra confermare l’adesione a quest’invito. Perché di cose belle nel cuore questi ragazzi ne hanno parecchie. Al di là di piercing, tatuaggi, capelli e vestiti più o meno trasgressivi che all’apparenza potrebbero far pensare a qualcosa di diverso. Sono davvero tanti, più del previsto, gli ospiti del Nelson Mandela forum, a questo meeting dal titolo interessante: Fai la cosa giusta, dove si parla di Costituzione, Statuto, la cittadinanza come diritto. La Costituzione cui si fa riferimento è quella italiana, nel sessantesimo anniversario della Repubblica e dell’elezione dell’Assemblea costituente che l’avrebbe elaborata, e lo Statuto è quello della Regione Toscana, il nuovo, entrato in vigore nel 2005. Il tutto sullo sfondo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che proprio il 10 dicembre celebrava il suo anniversario. Quello del meeting è un appuntamento preceduto da un lavoro a tappeto fatto in numerose scuole di tutta la Toscana. Questi studenti hanno approfondito tanti aspetti della nostra società di oggi, hanno cominciato ad imparare cosa vuol dire essere cittadini nel 2006, 2007, 2008…. E lo hanno fatto grazie ad un dossier, uno strumento di lavoro pieno di spunti davvero interessanti. Dove troviamo ad esempio il concetto che mentre negli ultimi secoli parlare di cittadinanza voleva dire parlare di appartenenza ad uno Stato, adesso il progressivo dissolvimento dei confini nazionali porta ad abbracciare uno spazio più ampio. O dove si propone la scelta tra il desiderio di ricostruire la propria appartenenza per la via più sbrigativa, quella che individua nell’altro, il diverso da me, un nemico da combattere, con il risultato di perdere il significato più autentico della cittadinanza, quello di sentirsi parte di un tutto. Oppure il recupero della partecipazione alla vita della comunità, del confronto con culture e costumi altri da noi con la disponibilità al dialogo e con la consapevolezza delle nostre radici, perché solo sapendo chi siamo e che cosa si può offrire all’altro è possibile instaurare un dialogo fecondo. E poi la cittadinanza come appartenenza che comunque può essere qualcosa di statico, o come partecipazione che è necessariamente dinamica. Una partecipazione che mette in gioco l’individuo, ma nel quadro di una comunità che ha per confini il mondo intero. Ed anche la possibilità per ogni cittadino di opporsi a scelte politiche, sociali ed economiche ingiuste, ma anche fare proposte, creare alternative. Non a caso nel nostro Paese risultano essere 200 mila le associazioni con circa tre milioni di volontari in prima fila in forme alternative di impegno civico. Insomma, per chi vuole, non mancano le idee, gli spunti, gli strumenti. E la presenza di testimoni di questi diritti fa il resto. Come quella di Arrigo Levi, giornalista, da otto anni consigliere per la comunicazione del capo dello Stato, di cui porta i saluti. Il giorno più bello della mia vita è stato il 2 giugno 1946 quando col padre tornò dall’Argentina dopo due mesi di viaggio su una nave, per votare e scegliere il proprio futuro. Parole le sue, che come quelle di Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, tradiscono la passione per quella che fu una delle pagine più alte della storia politica nazionale, quelle elezioni e il successivo impegno ad elaborare la Costituzione che non venne meno neanche di fronte al clima arroventato del dopoguerra. Collaborazione e rispetto tra le parti avverse che ancora oggi fanno scuola. E poi la lotta alla criminalità nelle parole di Annamaria, studentessa di Locri: Vi chiedo di esserci vicini, ma soprattutto vi chiedo di vivere nella legalità, perché in fondo la mafia siamo noi, se per primi non siamo legali. Un giorno riusciremo a far capire al figlio di un boss che suo padre ha sbagliato e quel figlio riuscirà a riscattare la sua famiglia. E ancora l’appello a ridurre la burocrazia, eliminare l’irregolarità, favorire l’accesso al lavoro per ridare dignità agli immigrati, come auspicano don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della Carità di Milano e Bruno Manghi, sociologo del lavoro. E inoltre l’invito al dialogo di Shahrzad Houshmand, musulmana e iraniana: La paura viene dalla non conoscenza e noi dobbiamo cominciare a non aver paura l’uno dell’altro. Ed è l’amore che scaccia la paura. Non dobbiamo preoccuparci di salvare la civiltà occidentale o la civiltà orientale, ma di salvare la civiltà umana. Le fa eco il prof.Marco Ventura, docente presso la facoltà di Legge dell’università di Siena: La libertà deve essere vissuta come accettazione delle differenze, nella consapevolezza che dietro il ‘diverso’ c’è sempre un viaggio e una storia. Perché la terra è una sola, appartiene a tutti e le diversità ne sono il sale, afferma Aminata Dramane Traoré, coordinatrice del Forum sociale africano, e partecipazione e diritti sono le parole chiave secondo Diaw Mbaye, consigliere comunale di Firenze. Per il diritto alla vita di un detenuto americano condannato a morte si sono impegnati i ragazzi di una scuola di Navacchio. Greg Summers è stato giustiziato lo scorso 25 ottobre senza prove certe, sottolinea la preside dell’istituto, da dieci anni in contatto con il detenuto. E questo rapporto è stato l’occasione comunque per un approfondimento sulla pena di morte nel mondo. La lettera che questi ragazzi avevano scritto per Summers gli è stata letta il pomeriggio prima dell’esecuzione e le firme, per volere dello stesso detenuto, sono state messe sulla sua bara. Che è poi arrivata a Navacchio per ricevere degna sepoltura. Ed anche umana pietà. Tocca alla matita di Sergio Staino affrontare il tema della pace. Dopo una striscia satirica sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza, un’altra che incanta la platea. Sulle note di Francesco Guccini, un vecchio e un bambino si tengono per mano con le spalle avvolte dalla bandiera israeliana e da quella palestinese. Perché i diritti portano alla pace. Non a caso a organizzare l’evento è lo staff di Massimo Toschi, assessore regionale alla cooperazione internazionale, perdono e riconciliazione fra i popoli. Una pace che va costruita giorno per giorno, pensando globalmente, come si insegna a questi giovani, ma agendo localmente, come tanti di loro stanno provando a fare. LA COSTITUZIONE È NELLE LORO MANI Qualche domanda a Claudio Martini, presidente della Regione Toscana. Presidente, soddisfatto di questo meeting? Devo dire grazie agli insegnanti e ovviamente anche agli studenti perché senza un loro impegno diretto questo non ci sarebbe. Mi sembra molto positivo il fatto che su un tema anche un pò così ostico come quello della cittadinanza, della costituzione, dei diritti, ci sia tanta partecipazione. E’ una bella esperienza e ogni anno dà delle emozioni sempre più grandi. Una kermesse che non ha molto di spettacolo, eppure risulta coinvolgente… In effetti elementi di divertimento ce ne sono pochissimi, si può dire che è tutta riflessione, pedagogia. Nel corso del tempo il meeting è passato dallo spettacolo alla riflessione e questo lo rende più impegnativo, però il fatto che tanti ragazzi vengano e rimangano fino alla fine è un buon segno. La formula dimostra il suo successo crescente. Cosa può fruttare nei giovani essere formati in questo modo? La scuola può fare qualcosa? La scuola può e deve fare tanto trovando spazio nei suoi programmi anche per temi come questi, trovando tempo per un dibattito che sia formativo, senza inculcare una visione o l’altra. E’ importante aiutare i ragazzi ad essere critici e a formarsi le proprie idee. In fondo la costituzione è nelle loro mani.

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