Ciò di cui il mondo ha bisogno

La vita della Parola ci fa uno fra noi.
Vetrata del Centro Ave

Seconda puntata della conversazione della presidente dei Focolari sul tema “La Parola di Dio”, proposto alla riflessione del movimento

 

Come è stato rilevato anche nei Lineamenta del prossimo Sinodo, i forti mutamenti che il mondo sta conoscendo «generano nuovi scenari e nuove sfide al cristianesimo sotto il profilo culturale (si pensi alla secolarizzazione), sociale (si pensi al mescolamento di popoli), mediatico, economico, scientifico, politico»1. E potremmo continuare.

Tutti noi, che facciamo parte del movimento, avvertiamo che queste sfide ci toccano dal di dentro. La cantina buia interpella dunque anche noi. Ed è proprio a noi che Chiara riconsegna oggi il Vangelo. Null’altro che il Vangelo.

È la conversione che quest’anno dobbiamo fare, a cominciare forse da subito, prima di tutto per rievangelizzare noi stessi e, poi, per gli altri, per l’umanità che ci circonda.

 

Il mondo, infatti, per ritrovare il senso della vita «ha bisogno non tanto di persone colte, ma di sapienti, di gente piena di Spirito Santo, di uomini veramente evangelici»2.

Già Martin Lutero scriveva in un tempo in cui la conoscenza della Scrittura era riservata a pochi: «Dobbiamo essere certi che l’anima può fare a meno di ogni cosa, fuorché della Parola di Dio, e senza la Parola di Dio nessuna cosa le giova. Ma quando ha la Parola di Dio non ha bisogno di alcun’altra cosa; anzi ha nella Parola a sufficienza cibo, allegrezza, pace, luce, ingegno, giustizia, verità, sapienza, libertà, ed ogni bene ad esuberanza»3.

 

In questo momento del movimento, in cui più volte ci siamo chiesti come ridare nuova vitalità alle nostre comunità, ai nostri incontri, alle nostre manifestazioni…, dobbiamo andare alle origini e ricordarci che tutta la vita dell’Opera è esplosa dal Vangelo vissuto. Erano pochissime a cominciare questa avventura e hanno raggiunto gli ultimi confini della terra solo col Vangelo. Anche noi siamo chiamati a fare altrettanto.

Personalmente e insieme, vogliamo ripetere con Chiara: «Se per ipotesi assurda tutti i Vangeli della terra venissero distrutti, noi desidereremmo vivere in modo tale che gli uomini, considerando la nostra condotta, possano, in certo modo, riscrivere il Vangelo»4.

 

Chiara stessa spiega, fin dal 1948, in una delle sue prime lettere, perché avvertivano il desiderio di tradurre in vita tutte le Parole del Vangelo, ad una ad una: «Abbiamo capito che il mondo ha bisogno di una cura di… Evangelo perché solo la Buona Novella può ridargli quella vita che gli manca. Ecco perché noi viviamo la Parola di vita. Lo incarniamo in noi fino al punto di essere quella parola vivente»5.

Da un’altra lettera di Chiara, di saluto alla comunità di Roma, del giugno 1949, si coglie che la Parola raggiungeva tutte le dimensioni della vita, anche le più concrete come il riposo; era legame di unità nell’attività come nelle vacanze: «E pur lontani, e chi al monte e chi al mare, una luce ci legherà, impercettibile ai sensi e ignota al mondo, ma cara a Dio e all’unità più che ogni altra cosa: la Parola di Vita. Possiamo esser uno solo al patto di esser ognuno un altro Gesù: un’altra Parola di Dio vivente»6.

 

Fin da allora si delinea così in modo molto chiaro la dimensione collettiva della nostra spiritualità e ciò che caratterizza il nostro specifico anche in relazione al vivere la Parola.

Alludendo all’esempio dell’innesto delle piante dove le due parti scorzate, perché vive, diventano una sola cosa, Chiara commenta: «Quando due anime potranno consumarsi in uno? Quando saranno vive, cioè quando saranno scorzate dell’umano, della propria personalità e, mediante la Parola di Vita vissuta, incarnata, saranno parole vive. Due parole vive possono consumarsi in uno. Se una non è viva, l’altra non può unirsi»7.

La vita della Parola, dunque, ci fa uno fra noi.

 

(continua)

 

1) Cf Lineamenta della XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Per la trasmissione della fede cristiana, in Il Regno 5 (2011), pp. 129-154); 2) C. Lubich, Essere tua parola, Città Nuova,2008, p. 19; 3) Emidio Campi, Protestantesimo nei secoli, Claudiana, 1991, p. 35; 4) Cf C. Lubich, Scritti Spirituali/3,Città nuova, 1979, p. 60; 5) C. Lubich, Lettere dei primi tempi,Città Nuova, 2010, pp. 185-186; 6) Ibid., p. 220; 7) Ibid., pp. 200-201.

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