Cina. Un mistero aperto

Pro e contro, una presenza ormai planetaria e talvolta ingombrante.
Soldati cinesi a piazza Tienanmen

I suoi prodotti hanno invaso il pianeta e i governanti occidentali fanno la fila davanti ai fondi sovrani del grande Paese asiatico; dalle aperture profetiche di speranza alle paure per la crescita del potenziale militare e della quantità dei consumi in un pianeta dalle risorse limitate. Pubblichiamo l’estratto di una panoramica da alcune redazioni di Città Nuova nel mondo. Approfondimenti sul sito www.cittanuova.it
 
NUOVI COLONIZZATORI?
di Lily Mugombozi
 
La nuova sede dell'Unione africana, ad Addis Abeba, è stata interamente pagata dai cinesi. Simbolo eloquente del rapido cambiamento in corso. La Cina non ha alcun retaggio coloniale in Africa, ma è ormai presente in tutti i settori strategici del continente.
 Nel summit Asia-Africa del 2005, il presidente cinese Hu Jintao ha annunciato «l'avvio di un nuovo tipo di partenariato strategico e di lungo periodo, adeguato ai tempi», in continuità con la Conferenza afro-asiatica di Bandung del 1955 per una convivenza pacifica e un «dialogo profondo e frequente».
Una formula perdente per l’Africa, secondo non pochi osservatori. Si tratterebbe dello stesso errore fatto durante la guerra fredda, in cui i due blocchi si sono appropriati di tante risorse africane, dato che il nodo principale resta quello del controllo delle materie prime. Ma, va detto, non mancano gli opinionisti che apprezzano la politica cinese di non interferenza e di rispetto dell'autodeterminazione dei Paesi africani.  Nessuno dei quali può, comunque, ignorare il peso crescente del gigante asiatico. Ad esempio, secondo Sanou Mbaye, economista senegalese ed ex membro del comitato direttivo della Banca africana per lo sviluppo, non si tratterebbe di un nuovo colonizzatore. Egli porta l’esempio del Niger dove i notevoli investimenti cinesi nei settori chiave del petrolio e dell'elettricità hanno avuto ripercussioni positive sullo sviluppo infrastrutturale e sulla capacità di attrarre nuove risorse. Allo stato attuale, secondo Sanou, il numero di cinesi presenti in Africa supera l'insieme degli europei che vi sono passati nei precedenti 400 anni.
Il dibattito è molto vivace e presente nella società civile africana come la rete per la giustizia sociale (Fahamu), che ha messo assieme oltre 30 ricercatori, esperti e attivisti cinesi e africani.

New City – Africa
newcityafrica@mbambu.com

 
CAPIRE LA CINA STANDO A MANILA
di Guilian Geronimo
 
I rapporti commerciali tra filippini e cinesi esistono fin dall’uso delle prime imbarcazioni di legno. Sotto la dominazione spagnola i mercanti cinesi e gli indigeni erano considerati potenziali nemici e posti fuori dalle mura della città. 
Ad oggi esiste una forte presenza di sino-filippini. Tra i più conosciuti, di recente, l'arcivescovo Jaime Sin, l'ex presidente Maria Corazon Sumulong Cojuangco-Aquino e quello attuale Benigno Simeon Cojuangco Aquino.
 
Le Filippine sono piene di prodotti made in China e anche molte usanze cinesi sono state assimilate; ma, dopo un lungo periodo di avvicinamento, è dal 2003 che si è stabilito un forte accordo di partenariato tra il governo di Pechino e l’Asean (Associazione delle nazioni del Sudest Asiatico).
Resta, tuttavia, aperta la contesa della Cina sulle isole Spratly, ricche di risorse energetiche, con Vietnam, Filippine, Malesia e sultanato del Brunei.
Ma, come afferma l’editorialista Martin Jacques, la Cina resta un Paese incompreso perché sostanzialmente estraneo al modello occidentale. La cultura e la storia sono considerati, infatti, elementi di forza più del mercato e della tecnologia. Il caso di Hong Kong resta emblematico. Restituito dalla Gran Bretagna alla Cina nel 1997, ha visto il suo carattere politico liberale convivere con il regime della Repubblica popolare.
Millenni di storia stanno a dimostrare che molto resta da imparare in quello che appare un processo aperto ad ogni sviluppo.

New City – Filippine
ncmanila@skyinet.net

 
LA GRANDE PORTA VERSO L’AMERICA DEL SUD
di Silvano Malini
 
Uruguay e Paraguay, principalmente produttori di beni agricoli, sono i soci minori di un Mercato comune del Sud America (Mercosur) che non funziona bene perché le nazioni più forti del Cono Sud adottano misure protezionistiche che finiscono per dirottare l’esportazione di soia, carni e riso verso i mercati di Pechino.
In Paraguay, è la colonia coreana e cinese che sovraintende all’importazione di grandi volumi di prodotti cinesi, specialmente elettronici.
Il dinamico porto di Montevideo è la porta privilegiata per questi flussi commerciali, mentre il Paraguay ha ottenuto dal Cile una zona franca nel porto oceanico di Antofagasta, come collegamento diretto con la Cina. Arrivano anche autoveicoli smontati e da assemblare sul posto, con margini di guadagno che restano nel Paese sudamericano. Entra così una vasta gamma di utilitarie, furgoncini, piccoli camion e persino autobus di fascia economica e che in Europa troverebbe le porte sbarrate perché senza i requisiti di sicurezza della Ue.
Negli scaffali dei supermercati e soprattutto sulle bancarelle dei due Paesi si vedono capi di abbigliamento non solo di bassa qualità, tanto che resta spiazzata la produzione delle piccole imprese locali e la stessa concorrenza argentina.

Ciudad Nueva – Paraguay/Uruguay
cnuevauy@adinet.com.uy

 
 
POSSIBILE COOPERAZIONE CON GLI USA
di Donald Mitchell
 
La complessità del sistema economico interdipendente ha permesso una collaborazione tra industrie americane e cinesi con la creazione di nuove tecnologie a beneficio di entrambe le parti. La Cina ha tuttavia mantenuto basso il valore della sua moneta, favorendo le esportazioni di prodotti a prezzi molto bassi con la conseguenza che gli americani hanno visto molti dei loro posti di lavoro trasferirsi in Estremo Oriente.
Un segnale diverso arriva ora dalla classe politica cinese, orientata verso lo sviluppo economico interno piuttosto che sulle esportazioni. Migliorando salari e qualità di vita della popolazione locale, alcune produzioni cominciano a tornare negli Stati Uniti.
Sul fronte politico, è ovvio che gli Usa soffrano l'espansione dell'influenza cinese in Asia. Ma esiste un piano di cooperazione internazionale sempre possibile. Come nel caso della Corea del Nord in cui la Cina esercita una funzione stabilizzatrice sullo scenario mondiale.
Le Olimpiadi di Pechino hanno aperto gli occhi agli americani dal punto di vista culturale, mostrando la forza e la vitalità della società cinese: sempre più bambini negli Usa studiano cinese a scuola, mentre gli istituti confuciani, con il sostegno della madrepatria, offrono programmi culturali per le università e per le scuole. Si registra un flusso crescente di studenti cinesi verso gli Stati Uniti e viceversa.
Sono questi legami che possono aprire la strada a una migliore comprensione e cooperazione per costruire un mondo più unito e in pace.

Living City – Usa
Living city.ed@livingcitymagazine.com 
Con il contributo di Annalisa Zinn e Ryan Funk

I più letti della settimana

Dialogando con Tiziana Merletti

Il Cigno nero secondo Luigino Bruni

Si può imparare a litigare?

Simple Share Buttons