Che fine ha fatto il jazz??…

Sabato 12 gennaio 2002: Mirko Guerrini, Stefano Bollani, Lello Pareti, Andrea Melani dal vivo al “Pinocchio Jazz”, in Viale Giannotti a Firenze… Che si tratti di una “moda senza tempo”, così come lo stroncava Adorno oppure che possa essere addirittura “la forma moderna dello sguardo sul mondo “, come lo esaltava Jack Kerouac, che ne aveva fatto addirittura una espressione della propria poetica ? Fatto sta che a dispetto del pienone tributato dal pubblico a questo primo concerto del 2002 al Pinocchio Jazz, nuovo locale aperto a Firenze vicino all’Arno, il quartetto di Mirko Guerrini con i suoi Diavoli del ritmo (!) sembra consapevolmente voler confondere le tracce di quella invenzione assoluta che è il jazz. Un esperimento involontario nato agli inizi del secolo e che ora sta trovando la sua cifra caratteristica nella contaminazione con linguaggi e sensibilità diversissime dalle origini. Mirko Guerrini – primo sassofonista del Maggio fiorentino – ha un bel iniziare a palco vuoto con in sottofondo la storia dei fantomatici “Devils of rhytmn'”, immaginario gruppo di Chicago scomparso in circostanze misteriose del quale sarebbero rimaste solo alcuni nastri fantasma; in realtà i Diavoli del ritmo, in improbabile tenuta anni Quaranta, sono i più conosciuti jazzisti fiorentini che si divertono da morire a confondere le idee degli “amanti del jazz” accorsi in prima fila ad ascoltarli : su una robusta base di hard bop riconoscibile nel fraseggio a tratti torrenziale del simpaticissimo sassofonista, appaiono ben presto improbabili e parodistici riferimenti a jazz toscano (Orazi e Curiazi), balcanico e russo, che altro non sono se non divertiti esperimenti di ritmi del tutto estranei al jazz più “classico”, fino ad “osare” con un Vals di ?Sostakovi?c. Ironia e complicità tutta toscana, quindi, che tuttavia non rinuncia a toccare le corde più sensibili del pubblico con Ode for Joe (dedicata a Joe Henderson) e Ti accompagno al treno, nel quale il sentimento prende pudicamente il posto dell’ironia e colpisce forte, dipingendo un piccolo bozzetto “moderno”. Ironia e ritmo hanno il loro culmine, pienamente coinvolto il pubblico, nell’introduzione di Bollani a Balconi Balcanici dove si mescolano in un folle caleidoscopio temi jazz, pop e musichette da avanspettacolo, per dare il via ad una irresistibile marcia da banda “balcanica” (?) alla Kusturica. Ma è il secondo bis che letteralmente scatena applausi e risate: una On the (scatchy) sunny side of streets suonata come se sul microsolco saltasse la puntina: un piccolo portento di ironia, ritmo e affiatamento del gruppo. Tutti i brani del concerto sono tratti dal recentissimo cd Mirko e diavoli del ritmo. A concerto finito, nel back stage un saluto a Stefano Bollani, che stasera ha sostenuto una prova di grande forza ritmica. Bollani ci è apparso un artista “puro”, un istintivo totalmente padrone della propria espressività strumentale, la qual cosa lo ha portato a collaborare con i più grandi nomi del jazz italiano (Rava, Fresu, Pietropaoli, Gatto) e inoltre Pat Metheny, Gato Barbieri, Richard Galliano. Il lato più dolce di questo talento smisurato, alchimista sopraffino e un po’ folle di musiche e di sentimenti, lo abbiamo di recente apprezzato assai nel cd Abbassa la tua radio, delizioso progetto di rivisitazione delle canzoni italiane degli anni Trenta e Quaranta, interpretate da Irene Grandi, Massimo Altomare, Elio, Barbara Casini, Peppe Servillo, e molti altri… Una delicatezza di tocco, una intelligenza di arrangiamento ed una capacità di coinvolgimento che sono stati per noi preziosi momenti di poesia e che consigliamo a chiunque ci legga, jazzofilo o semplice appassionato di musica: da non perdere! Grazie a Stefano ed agli improbabili Diavoli del ritmo, con la promessa di continuare a seguire l’interessante programma di Pinocchio Jazz 2002.

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