Ceccardi: inorridisco per le morti in mare, ma serve legalità e vera integrazione

L’immigrazione è uno dei temi politici più scottanti e divisivi, una delle ferite del nostro tempo che l’Italia vive sulla propria pelle. Il Movimento Politico per l’Unità e Umanità Nuova, espressioni del Movimento dei Focolari, hanno costituito un gruppo di lavoro sul tema ed organizzato alcuni webinar con esperti, riascoltabili sul canale Youtube di Mppu Italia. Adesso il lavoro prosegue, in collaborazione con Città Nuova, con un momento di ascolto della politica, grazie ad interviste a esponenti di maggioranza ed opposizione, cui seguirà una fase propositiva.
Susanna Ceccardi, parlamentare europea per la Lega.
Susanna Ceccardi, parlamentare europea per la Lega.

L’on. Susanna Ceccardi, parlamentare europea per la Lega, è stata candidata nel 2020 a presidente della Toscana per il Centrodestra. Membro della commissione per le libertà civili, che si occupa di immigrazione, e della sottocommissione per i diritti dell’uomo del Parlamento europeo. È stata soprannominata “la mosca verde”, quando da studentessa di 29 anni fu la prima sindaca della Lega in Toscana, a Cascina (PI).

Onorevole Ceccardi, vi accusano di mancanza di sensibilità o umanità sul tema migranti, temi cari anche a buona parte del mondo cattolico, lei cosa risponde?

Un’accusa ingiusta e ingiustificata. Da madre di una bambina di quattro anni, inorridisco all’idea che delle piccole creature innocenti perdano la vita nel mar Mediterraneo. E questo vale anche per i loro genitori. La Lega ha sempre sostenuto che chi ha davvero diritto all’accoglienza vada accolto. Tuttavia, occorre ricordare che la stragrande maggioranza dei migranti che arrivano sulle nostre coste non scappano da guerre né da carestie, sono migranti ‘economici’ alla cui accoglienza non segue poi alcuna reale integrazione, per cui molti di essi finiscono ai margini della nostra società o in mano alla criminalità organizzata. Insensibili e inumani sono i trafficanti di migranti che lucrano su questi fenomeni. Senza dimenticare casi di sfruttamento come quello che coinvolge, ad esempio, la famiglia Soumahoro.

Rispetto ai numeri degli ingressi in Italia, molti giudicano eccessivo parlare di invasione e sarebbero numeri tutto sommato gestibili, cosa ne pensa?

A giudicare dal numero degli sbarchi e dalle difficoltà patite dai centri di primo approdo e di prima accoglienza – penso alla pressione cui è stata sottoposta Lampedusa la scorsa estate – si fa fatica a credere che questi numeri siano gestibili. Solo quest’anno, al 30 novembre sono arrivati in Italia 152.272 migranti. Questi numeri sono difficilmente gestibili anche a livello comunitario, come ha recentemente testimoniato un rapporto confidenziale della Commissione Ue in cui si riporta come, per la prima volta dal 2016, quest’anno dovrebbe essere di nuovo superata la soglia del milione di domande di asilo in Unione Europea.

Appare poco realistico l’iter del permesso di soggiorno per motivi di lavoro attraverso i decreti-flusso e l’assunzione senza conoscere la persona: quali le cause e i rimedi? Perché non consentire un permesso temporaneo per la ricerca di lavoro?

Innanzitutto il permesso di soggiorno per attesa occupazione già esiste per un periodo non inferiore a un anno, oppure per tutto il periodo di durata della prestazione di sostegno al reddito eventualmente percepita dal lavoratore straniero, se superiore, come sancito dall’articolo 22 del decreto legislativo 286/98.

La riforma dei decreti flussi introdotta con il Decreto legge 10 marzo 2023, n. 20, il cosiddetto ‘Decreto Cutro’ recante ‘Disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all’immigrazione irregolare’, ha affermato un importante principio, ossia che non sono i trafficanti di esseri umani a decidere chi debba entrare in Italia, bensì lo Stato sulla base delle effettive esigenze del mercato del lavoro e privilegiando i Paesi stranieri che promuovono campagne mediatiche di disincentivo dei traffici migratori irregolari e che sottoscrivono con l’Italia intese o accordi in materia di rimpatrio. Anzi, tale decreto semplifica e accelera le procedure per il rilascio del nulla osta al lavoro.

I corridoi umanitari sin qui realizzati hanno avuto di fatto esiti limitati e costi a carico delle associazioni proponenti, pensa si possa fare di più in questo senso?

Con riguardo ai corridoi umanitari è possibile dire che il nostro Paese si pone all’avanguardia, giacchél’Italia è stata pioniera dei corridoi umanitari, frutto di accordi promossi dalla comunità di Sant’Egidio, con altre associazioni e il governo. E sicuramente il nostro Paese, pur tra molte difficoltà, resta in prima linea su questo fronte.

Cosa proponete per gestire efficacemente la fase di integrazione dei cittadini di origine straniera già presenti in Italia sia in ambito scolastico – col crescente fenomeno delle classi-ghetto – che in ambito lavorativo con il problema del lavoro nero, del caporalato e della difficoltà di incontro tra domanda e offerta di lavoro?

L’integrazione non è un punto di partenza ma di arrivo, non va fatta con la politica dei porti aperti e l’accoglienza senza limitazioni, ed è proprio in questa ottica che con il Decreto Cutro si è finalizzata l’accoglienza ai rifugiati, ai titolari di protezione e ai minori stranieri non accompagnati, a chi ha titolo per rimanere in Italia, per ottimizzare le risorse alla loro effettiva integrazione.

Anche l’ultimo provvedimento approvato, il decreto legge 5 ottobre 2023, n. 133, va in questa direzione, incrementando gli strumenti per procedere al rimpatrio degli immigrati irregolari e le risorse a favore delle forze dell’ordine. Quanto al caporalato, non si combatte con un’immigrazione indiscriminata ma invece con una rigorosa disciplina dei flussi migratori e delle espulsioni degli irregolari, vittime predestinate di tale forma illegale di reclutamento e organizzazione della manodopera nel lavoro.

È favorevole ad un superamento delle regole di Dublino e, se sì, in quale direzione? Come portare avanti il coinvolgimento dell’Unione Europea su questo tema?

Sono assolutamente favorevole al superamento di questo regolamento, che si basa sul principio per cui il primo Stato membro in cui viene registrata una richiesta di asilo o vengono memorizzate le impronte digitali, è responsabile della richiesta d’asilo del presunto rifugiato. La Lega ritiene che mentre nel 1990 tale regola poteva ancora rispondere a criteri di buon senso, in quanto i flussi migratori erano limitati ed esistevano sia le frontiere fra i paesi Europei sia quelle verso l’esterno, nel nuovo millennio tali fattori risultano totalmente mutati e quindi le regole dovrebbero essere aggiornate, per fronteggiare il mutato quadro socio-politico internazionale e le possenti ondate migratorie in corso.

La necessità di modificare Dublino nel senso di una più equa redistribuzione dei migranti è stata compresa anche dalla UE. Proposte legislative e discussioni sul tema sono infatti già in corso al Parlamento Europeo, in particolare sul progetto di riforma della gestione comunitaria dei flussi migratori, ovvero il “patto asilo e migrazione” presentato nel settembre 2020 dalla Commissione Europea.

Per ultimo una domanda personale: cosa l’ha portata a scegliere l’impegno politico e quali valori ritiene oggi fondamentali, in generale e sul discorso immigrazione in particolare?

La politica è stata la mia principale passione fin dai tempi degli studi universitari in giurisprudenza, dove da giovanissima mi sono cimentata nella rappresentanza studentesca. All’epoca ero molto avversata per le mie idee e questo, a causa del mio carattere deciso e irriverente, ha ulteriormente corroborato in me il desiderio di dedicarmi anima e corpo all’attività politica e amministrativa, con un approccio orientato al pragmatismo, alla realizzazione dei progetti e alla risoluzione dei problemi dei cittadini.

I valori che ritengo fondamentali sono la libertà, la democrazia, la legalità, la sicurezza, la difesa della nostra identità, delle nostre tradizioni e delle nostre radici culturali, morali e spirituali. Credo fortemente nella famiglia come unità fondante la società, nel valore dell’educazione genitoriale ancor prima che scolastica e nel rispetto di sé e del prossimo. Ma anche nel rispetto di chi viene da lontano, se questi mostra e dimostra lo stesso rispetto nei miei confronti e nei confronti dei miei valori e delle mie tradizioni.

Leggi anche “Immigrazione. Majorino: nessuna invasione, serve superare la Bossi-Fini”

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come? Scopri le nostre rivistei corsi di formazione agile e i nostri progetti. Insieme possiamo fare la differenza! Per informazioni: rete@cittanuova.it

I più letti della settimana

Chiara D’Urbano nella APP di CN

Edicola Digitale Città Nuova - Reader Scarica l'app
Simple Share Buttons