Ceccanti, contro il neutralismo e il pacifismo astratto

A oltre un anno dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, l’unica strada per una pace giusta, secondo il costituzionalista ed esponente dem Stefano Ceccanti, resta la strategia adottata dalla Nato sul costante riarmo delle truppe di Kyiv. Nessuno chiede il coinvolgimento diretto dell’Italia perché è sufficiente l’aiuto indiretto dell’invio di armi dall’Occidente, mentre la minaccia nucleare dei russi è poco credibile. Intervista al giurista e fondatore dell’associazione riformista Libertà Eguale
Nato, adesione della Finlandia. Il ministro degli Esteri finlandese Pekka Haavisto, con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, e il segretario di Stato degli Stati Uniti Antony Blinken (Johanna Geron, foto AP)

L’ adesione ufficiale della Finlandia nella Nato è il segnale di un forte e rapido cambiamento in atto nel mondo. La guerra in Ucraina è un evento traumatico che ha fatto emergere inevitabilmente posizioni contrapposte anche tra i cristiani a partire da analisi approfondite ma molto diverse tra loro.

Stefano Ceccanti, noto costituzionalista con cattedra di professore ordinario

(Thomas Coex, Pool Photo via AP)

presso l’università La Sapienza di Roma, si è distinto nel suo più recente mandato di parlamentare del Pd, come deputato dal 2016 al 2022, per il sostegno convinto e argomentato alla linea espressa dall’ex presidente del Consiglio Mario Draghi, e dall’ex segretario dem Enrico Letta, di sostegno militare al governo ucraino dopo l’invasione russa iniziata il 24 febbraio 2022.

Ceccanti, ha attinto nell’argomentare la sua posizione ai maestri della sua formazione di ex presidente nazionale della Fuci come Maritain e Mounier. L’impegno civile e politico dello studioso lo ha portato anche a fondare, con molti altri intellettuali, l’associazione Libertà Eguale che vuole essere espressione della cultura riformista presente nel centro sinistra in Italia.

(AP Photo)

Dopo aver pubblicato su www.cittanuova.it, nell’aprile 2022, un contributo del professor Ceccanti al dibattito aperto dalla guerra in atto nel cuore dell’Europa, cerchiamo di fare il punto della sua posizione maturata al momento attuale in cui le notizie dal fronte, con il gigantesco piano di riarmo in atto, fanno presagire che siamo alla vigilia di uno scontro bellico sempre più devastante in Ucraina.  Come ha messo in evidenza anche Lucio Caracciolo su Limes, «prima o poi l’invio periodico e limitato di armi occidentali ai combattenti ucraini non basterà più. Bisognerà considerare l’invio di nostre truppe in Ucraina».

Le risposte di Ceccanti si inseriscono all’interno del dialogo in corso nella società italiana che cerchiamo di riportare e stimolare nel suo complesso davanti ad uno scenario inedito e sempre più complesso in questo passaggio d’epoca che il mondo intero sta attraversando.

Nei suoi numerosi e qualificati interventi lei ha invitato sempre a distinguere il piano dell’azione della Santa Sede e del magistero pontificio a favore della pace dalla responsabilità dei politici che pur d’ispirazione cristiana devono usare “mezzi imperfetti” come lo strumento delle armi e delle alleanze militari. Al di là dello storico schieramento dell’Italia nella Nato, ritiene che sia condivisibile la strategia attuale dell’Alleanza atlantica? Crede che sia possibile una posizione europea distinta e autonoma dalla Nato a direzione angloamericana?
La Santa Sede deve usare prudenza per due motivi: deve riservarsi uno spazio per esercitare un ruolo di possibile mediazione e deve occuparsi della sorte dei cattolici in Russia, nel Paese aggressore. Se non si capisce questo si esprimono giudizi sbagliati e ingenerosi, in questo come in altri casi storici. Guai però se si ritenesse che il nostro ruolo di cattolici italiani fosse quello di essere una propaggine della Santa Sede, sarebbe un errore simmetrico scivolare in forme di neutralismo e di pacifismo astratto.

La Nato ha deciso col consenso di tutti di aiutare il Paese aggredito, l’Ucraina, a stare in piedi. Ivi compresi Finlandia e Svezia, storicamente neutrali, che si sono incamminati sulla strada dell’adesione alla Nato, capendo la gravità del pericolo russo. In altri casi interessi dei Paesi europei e degli Usa possono anche parzialmente divergere, ma in questo non c’è alcun motivo di divaricare i giudizi, cosa che sarebbe solo un regalo all’aggressore.

Come valuta la presenza delle armi nucleari statunitensi nel nostro Paese? Ritiene condivisibile la linea dei diversi governi che hanno deciso di non voler neanche discutere l’adesione dell’Italia al Trattato Onu per l’abolizione delle armi nucleari del 2017 in forza alla nostra fedeltà alla dottrina Nato in materia?
Ma noi esattamente cosa vogliamo ottenere? Ci interessa un mondo libero da tutte le armi nucleari o pensiamo che solo le democrazie occidentali debbano disarmare dando un vantaggio mostruoso ai regimi illiberali che a quel punto, avendo il monopolio dell’atomica, lo userebbero come potentissima arma di ricatto? Se agiamo per il disarmo di tutti ha senso, altrimenti mi sembrerebbe una logica assolutamente sbagliata. Nessuno peraltro può dubitare che le democrazie siano costitutivamente riluttanti nell’usare tali armi, di cui per un periodo hanno anche avuto il monopolio, mentre proprio il caso dell’Ucraina, che rinunziò unilateralmente alle sue armi atomiche con le quali mai sarebbe stata invasa, è lì come argomento decisivo per farci rifiutare l’unilateralismo.

Tra i “mezzi imperfetti” potrebbero rientrare anche l’uso di armi nucleari tattiche? Riprendendo le famose domande dei giovani del 1950 alla redazione di Adesso, ritiene che in caso di involuzione del conflitto in Ucraina sia necessario schierarsi concretamente anche con l’impiego delle nostre forze armate dopo la fornitura delle armi già in corso?
Nessuno ci chiede un intervento diretto, questa è una tesi della propaganda russa che dice che a un certo punto dovremo scegliere tra abbandonare l’Ucraina all’aggressore o combattere direttamente al fine di farci scegliere sin d’ora la prima alternativa. L’esperienza ha dimostrato che l’aiuto indiretto è sufficiente. Le atomiche tattiche, peraltro, ha minacciato di usarle la Russia, peraltro in modo ben poco credibile.

Intravede un certo parallelismo tra la situazione attuale e quella della “grande guerra” con lo scontro tra gli interventisti dei primi democristiani di Elio Cacciaguerra e le posizioni neutraliste di Miglioli e pochi altri?
Sulla prima guerra mondiale non saprei. Sulla scelta della Nato come alternativa al neutralismo, checché fossero contrari da destra cardinali come Ottaviani o da sinistra cattolici in odore di santità come Dossetti o Giordani, penso che a posteriori tutti riconoscano che avessero ragione De Gasperi e Montini. Giorgio Napolitano ha scritto parole definitive sull’autolesionismo della sinistra italiana che per trent’anni si inibì l’accesso al Governo del Paese non condividendo l’unica scelta possibile in un mondo diviso tra l’Occidente democratico e l’area a dominio sovietico. E Paolo Emio Taviani ricordava che i santi hanno difficoltà a gestire i concetti politici di male minore e bene possibile…

Quali spiragli vede all’orizzonte per arrivare ad un cessate il fuoco e all’inizio di un negoziato di pace? Esiste un soggetto sulla scena internazionale capace di agire in maniera autorevole in questa direzione?
La precondizione di una pace giusta (cioè che non sia una resa all’aggressore) è una situazione di equilibrio sul campo, che eviti la sconfitta dell’Ucraina e costringa i russi ad intavolare una trattativa vera.

Nel blocco dell’Onu, col potere di veto riconosciuto alla Russia, l’unico strumento possibile è la Nato. Se lo hanno capito anche finlandesi e svedesi dovrebbe essere chiaro a tutti.

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