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MULTICULTURALITÀ FOOD FORCE, missione umanitaria Una crisi in un angolo del pianeta provocata dalla guerra o da calamità naturali e la necessità di organizzare un piano umanitario per la popolazione. Si chiama Food Force ed è un nuovo videogioco ideato dagli esperti del World Food Program (Wfp) delle Nazioni unite. Lo scopo è far conoscere, giocando, il problema della fame nel mondo, delle sue cause e delle possibilità di soluzione. Nell’immaginaria isola di Sheylan, colpita da una gravissima crisi alimentare, i giocatori devono completare sei missioni umanitarie dell’Onu che riflettono le reali difficoltà per il reperimento e la distribuzione di cibo. Il gioco, per la fascia di età 8-13 anni, è anche un’alternativa, divertente e piena di azione, alla violenza gratuita che domina spesso i videogiochi. Manovrando personaggi a tre dimensioni, i ragazzi devono organizzare la distribuzione di cibo dopo averlo scelto valutando aspetti nutrizionali ed economici, devono fronteggiare gli attacchi dei ribelli ed i rischi delle epidemie fino a pianificare i sei mesi successivi all’emergenza. Food Force è disponibile gratuitamente in Internet, per adesso solo nella versione inglese, nel sito www.food-force.com. Facciamo conoscere un messaggio che altrove fa fatica a passare: nel mondo muore di fame un bambino ogni 5 secondi – ha spiegato Jennifer Parmalee, portavoce a Washington del Wfp -. L’obiettivo? Forse il sogno che quei ragazzi, dopo aver giocato, fra qualche anno spengano il computer e vengano a darci una mano sul serio. GIORNALISMO Il coraggio di cambiare Un giornalismo che connette un mondo di sapienza. Questo il coraggioso titolo scelto per la XIV edizione del World Report, l’annuale incontro dei rappresentanti delle reti televisive di tutto il pianeta. Da alcuni giudicato troppo ardito rispetto alla spregiudicatezza che domina il mondo dell’informazione, il titolo è apparso una sfida per gli operatori dei media che, spesso in competizione tra loro, si sono incontrati per guardare insieme ad obiettivi comuni e riflettere sull’etica professionale. Tra le proposte emerse l’auspicio della diffusione di un indirizzo che caratterizza alcune scuole di giornalismo americano: indicato con News not in the news, esso punta sulla ricerca di notizie al di là di quanto viene diffuso dall’informazione ufficiale. Questa edizione dell’incontro, ospitata presso la sede della Cnn, ha conciso anche con i festeggiamenti per i 25 anni di vita del celebre network. Per l’occasione Ted Turner, ex-proprietario e fondatore della Cnn, ha osservato che il network dovrebbe avere più coraggio ed andare al di là dell’attuale impostazione recuperando l’idea originaria: conciliare business e informazione. MEDIA, PARTITI E SOCIETÀ CIVILE Insieme per la pace Per riaffermare il ruolo di mediazione giocato dai mezzi di comunicazione e dalla società civile nella costruzione della democrazia, si è tenuto a Cotonou, in Benin, il primo Forum sul consolidamento della pace in Africa occidentale promosso dal Club du Sahel e de l’Afrique de l’Ouest (Ocde). Erano presenti settantadue rappresentanti di partiti politici, 36 organi di stampa e oltre 70 esponenti della società civile di 18 paesi. Un’iniziativa inedita. Tra i temi affrontati: la povertà e le guerre che lacerano la regione, i punti di forza della società africana nell’ambito della democrazia e del buon governo, la responsabilità ed il ruolo dei partiti, della società civile e dei media per la costruzione ed il consolidamento della pace. IN LIBRERIA Cattive notizie Michele Loporcaro (Feltrinelli, pp. 217, euro 14,00) ci offre un’impietosa analisi della semplificazione populistica del linguaggio dei media italiani, soprattutto la tivù, che se pare avvicinare la gente, dall’altra l’allontana dalle vere questioni degne d’informazione. Quale ruolo, allora, per l’informazione pubblica? netone@cittanuova.it

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