Bosch ed Ernst: cose dell’altro mondo

La fantasia al potere nel Rinascimento di Hieronymus Bosch e nel surrealismo di Max Ernst. In mostra al Palazzo Reale di Milano.
Ernst - Edipo Re
Hieronymus Bosch (wikipedia)

C’è un altro Rinascimento, oltre a quello (o a quelli) italiano/i. Non è il rinascimento tosco-romano o veneto o umbro, ma quello che Hieronymus Bosch, nato sul 1450 nel Brabante e attivissimo nella seconda metà del secolo, afferma. Si resta sconcertati, confusi di fronte alle sue tavole dove storie di santi, metafore della vita si “combinano” con proverbi, detti popolari, caricature, riscontri morali e satirici a creare un vero universo “altro”. Non è solo un mondo, sono tanti i mondi quante sono le opere di Hieronymus.

A Milano è giunto il Trittico dei Santi Eremiti da Venezia. Sotto un cielo astrale, tra figure fantastiche, mostri e bagliori infernali i santi Egidio, Girolamo e Antonio combattono in preghiera contro il Maligno fra mostricciattoli che popolano una natura aurorale o notturna tra quegli incendi che sono uno dei topoi del nostro artista.

Se poi ci si ferma davanti al Trittico del Giudizio finale da Bruges si trova, nella fibrillazione dei dettagli infiniti, la magia, l’onirico in cui frullano animali, oggetti, persone e mostri fra lande lacustri  e bagliori di fiamme senza fine. Non è una visione consolante, anche se il Cristo è giudice mite, mentre sulla terra si compie la follia del male. Bosch si lascia andare all’immaginazione di un repertorio figurativo simbolico terrorizzante e insieme fascinoso.

Bosch – Trittico delle tentazioni di sant’Antonio

Un culmine nella rassegna milanese è raggiunto nel Trittico delle tentazioni di sant’Antonio, soggetto amatissimo all’epoca, anche da un Grunewald. Le tre tavole da Lisbona rappresentano una summa del lato onirico, e stregonesco più assurdo e affascinante. Il povero santo assalito dai mostri-tentatori, sfinito è alfine rapito in estasi sulle ali di un pesce-uccello. Al di sotto e al di sopra, cieli apocalittici, streghe in volo, fuochi distruttori e l’universo dei vizi simboleggiati da figure o da esseri stravaganti.

La fantasia del sogno, dell’horror, del mistero è al potere, come l’incubo della morte e del giudizio finale. Ha un successo immenso in Europa (anche in Italia, si veda Arcimboldo) specie in ambito asburgico in disegni, dipinti, arazzi. Dilaga il gusto del mostruoso, del capriccioso, dell’irrazionale con una libertà fantastica che prelude alle soluzioni più sulfuree del romanticismo e del surrealismo più spinto.

Max Ernst (wikipedia)

Non per nulla fra i suoi maestri Max Ernst (1891 – 1976) porrà anche Hieronymus. Le decine di sue opere a Milano raccontano l’uomo e l’artista dalla follia immaginativa unica, difficile da definire e da “prendere”. È dadaista, surrealista, romantico, umanista? Ernst è tutto insieme in un percorso lunghissimo. A differenza di Bosch che si colloca in alcuni temi ripetuti ossessivamente con fantasia nordica estrema e senso religioso, Ernst laicamente (si veda il suo Crocifisso in Vaticano) viaggia qua e là. Ma è una fantasia spesso irrazionale o meglio a-razionale che lo guida.

Fin dall’Edipo Re, tela del 1922, ove la lezione di De Chirico si affianca alle visioni proprie di Max con la chiarezza disegnatrice e cromatica che gli è propria di un soggetto simbolico misterioso, in attesa di divenire “compreso” più dalla fantasia che dalla ragione, da cui forse occorre liberarsi per entrare in un mondo “altro”.

Il surrealismo più capzioso si trova in opere come il Ritratto di Gaia (1926), silhouette celeste su cui spiccano un volto nero e due occhi felini (la donna-tigre maliosa?) e Il bacio (1927) in cui una lontana citazione leonardesca (La Vergine con il Bambino e sant’Anna) diventa un fascio di linee e di forme intercomunicanti su un implacabile fondo blu-celeste. Visione, sogno, delirio? È tutt’ insieme, nella percezione di sensazioni lontane, vaghe, che diventano forme “nuove”.

Ernst – L’angelo del focolare

Ci sono momenti di poesia pura, infantilmente magica nelle Trentatrè bambine a caccia della farfalla bianca, c’è un meraviglioso universo di frammenti colorati o nella straordinaria Nascita di una galassia (1969) c’è la bellezza maliosa che ricorda il pianeta blu di Melancholia, il film di Lars von Trier. Ernst compone un fiore-cielo iridato che sta per aprirsi e svelare altri mondi. Poesia dell’infinito, come la tela del 1937 L’angelo del focolare, uccello alato e gigantesco fluttuante nel vento del cielo più surreale e misterioso possibile. Una dimensione “altra”. Quella che ci attende?

 

Max Ernst, fino al 26/2 (catalogo Electa).

Bosch e un altro Rinascimento, fino al 12/3 (catalogo 24Ore cultura)

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