Il balletto dei prezzi di gas ed energia elettrica

La attuale crisi dei prezzi rende evidente che la ricerca del minor prezzo non è sempre un buon affare quando ci si tratta di materie prime senza cui si può bloccare tutto un comparto industriale. Ridurre il prezzo del gas per le aziende energivore è importante, ma molto di più si potrebbe fare per ridurre il prezzo della energia elettrica, che colpisce un numero estremamente più grande di utenti
Gas (AP Photo/Emilio Morenatti)

Quando il gas naturale giungeva in Europa solo via gasdotto, i contratti erano stabili ed il prezzo correlato con quello del petrolio e dei suoi derivati in base ai rispettivi poteri calorifici: con quelle formule oggi il gas costerebbe il doppio di un anno fa, non dieci volte tanto.

La disponibilità degli ultimi anni di molto gas liquefatto ha trasformato un mercato in cui il prezzo è dettato dai fornitori in un mercato con prezzi dettati dai consumatori, il prezzo è calato, rendendo il gas sempre più conveniente e desiderabile, visto il suo minor impatto ambientale: attualmente solo nel 20% dei contratti in essere il prezzo del gas è ancora ancorato al petrolio.

I nuovi contratti sono in vari modi correlati alle quotazioni della borsa del gas, che riflette la media dei prezzi del momento, magari di transazioni di quantità ridotte, non sempre effettuate da chi acquista per distribuire:  vi sono operatori finanziari  che invece di agire sul mercato azionario acquistano e vendono lotti di gas, per far soldi su variazioni di prezzo che a volte invece che dovute a squilibri tra domanda ed offerta riflettono aspettative dettate dalla politica internazionale.

Il prezzo di borsa del gas quindi è ballerino, anni fa in Texas è giunto ad essere negativo, cioè chi in quel momento era in grado di accogliere nei propri depositi il gas senza compratori di una nave ferma nel golfo del Messico, riceveva un compenso di 35 dollari per tonnellata.

La crisi dei prezzi del presente rende evidente che la ricerca del minor prezzo non è sempre un buon affare quando ci si tratta di materie prime senza cui si può bloccare tutto un comparto industriale: il venir meno in Europa della rilevantissima fornitura di gas russo ha di colpo trasformato un mercato del gas dei compratori in mercato con offerta insufficiente con prezzi dettati dai venditori.

Un blocco che era stato considerato estremamente improbabile, dato che se non è consegnato all’Europa, non ha un’altra possibile destinazione, fintanto che non sarà possibile dirottarlo in Cina tramite il grande gasdotto in costruzione attraverso la Mongolia: non tutto il gas acquistato è in balia dei prezzi di borsa, i contratti delle grandi aziende importatrici non sono di dominio pubblico, ma certamente le più importanti vi hanno inserito   clausole per ammortizzare le grandi variazioni dei prezzi di borsa.

Gli enormi profitti che esse hanno dichiarato negli ultimi trimestri dimostrano che esse sono state in grado di contenere la variazione dei prezzi di acquisto, probabilmente entro il 50% delle variazioni di borsa: realizzano grandi utili perché il prezzo al dettaglio è dettato dai fornitori meno previdenti, anche essi necessari. Parimenti sta lucrando lo Stato Italiano, che incassa l’IVA come percentuale di prezzi di vendita molto più alti.

In questi giorni sembra che in Europa si giunga ad imporre un prezzo massimo, il cosiddetto “price cap, che in teoria dovrebbe provocare una riduzione dei volumi in offerta, perché molto inferiore a quello della borsa di Amsterdam:  a mio parere una carenza di volumi non si verificherà, perché le quantità ridotte che i grandi importatori essi ricevono in questo periodo non sono certo aggiuntive, rientrano certamente nei volumi dei loro contratti a lungo termine, con prezzi inferiori al “Price Cap” che limiti al 50% gli aumenti rispetto ad un anno fa: si bloccherebbe invece una speculazione tutta occidentale e si ridurrebbero gli extra guadagni delle aziende distributrici che attualmente con difficoltà si cerca di tassare.

Ridurre il prezzo del gas per le aziende energivore è importante, ma molto di più si potrebbe fare per ridurre il prezzo della energia elettrica, che colpisce un numero estremamente più grande di utenti.

Dato che il gas negli ultimi anni era venduto a prezzo stracciato e le variazioni dei consumi di energia elettrica erano compensate attivando turbine a gas, era logico correlarne il prezzo a quello della borsa del gas: diventa però assurdo quando il prezzo del gas aumenta di dieci volte, in una Italia in cui buona parte dell’energia prodotta col rinnovabile, tramite l’idroelettrico, l’eolico ed il fotovoltaico che non sono soggetti ad aumenti di prezzo.

I prezzi del mercato tutelato sono fissati ogni tre mesi da ARERA: si dovrebbe decidere di modificarne la formulazione nei periodi come l’attuale in cui il prezzo del gas diventa penalizzante, al limite sussidiando le produzioni marginali realizzate con gas naturale, invece di spendere molti miliardi pubblici per contenere il prezzo impazzito delle bollette.

Ultimamente la Russia sta bruciando in torcia presso i confini con la Finlandia grandi volumi di gas naturale; forse perché ha riempito tutti i suoi depositi sotterranei e disguidi burocratici o limiti tecnici non le permettono ancora di ridurre le estrazioni in Siberia: così si irride l’Europa bruciando in torcia il gas che servirebbe a produrre l’energia per l’Europa, mentre il poco gas che ancora viene fornito continua a finanziare la guerra, l’esercito, i missili e le bombe di Putin.

A fine anno Putin non potrà più vendere petrolio ai Paesi che applicano le sanzioni, lo venderà sottocosto al resto del mondo: il gas non venduto all’Europa non ha però altri possibili compratori: la vera arma europea contro la guerra in Ucraina è rinunciare completamente al gas russo.

Dobbiamo fare la nostra parte, impegnarci davvero per la pace anche pagando di persona: i depositi sotterranei europei di gas sono pieni oltre l’80%, ormai potemmo rinunciare al gas russo.

I cittadini accettando nel prossimo inverno limiti al riscaldamento, il governo e la burocrazia statale mettendo il massimo impegno nel rendere senza alcun ostacolo, anche se meno agevolato, il risparmio energetico nel settore residenziale, semplificando la attivazione delle Comunità Energetiche per la rapida installazione di tanti pannelli fotovoltaici; infine ponendo un impegno particolare ad aumentare la capacità di ricezione di gas liquefatto via nave e se necessario deliberando per qualche tempo la riattivazione delle centrali a carbone.

 

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