Anziani non autosufficienti: finalmente si cambia!

La legge delega n.33 del 23 marzo 2023 costituisce una vera riforma culturale contro la marginalizzazione degli anziani non autosufficienti, considerati come una risorsa non solo economica ma anche umana. La terza età diventa così "L'età da inventare", titolo del libro scritto da mons. Paglia, forte sostenitore del provvedimento
Anziani
(Foto: Pixabay)

La legge approvata il 23 marzo contiene deleghe al Governo per politiche sociali a favore degli anziani. Sono previsti 3 decreti legislativi per la promozione dell’inclusione sociale e per la prevenzione della fragilità, assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria per anziani non autosufficienti, politiche per la sostenibilità economica, per la flessibilità dei servizi a lungo termine.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha tempo fino al 31 gennaio 2024 per attuare le deleghe. Si tratta di concretizzare poi il Pnrr con innovazioni necessarie dopo i problemi emersi nelle Rsa durante la pandemia. Ha dichiarato Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali: «All’interno della cornice della legge delega vogliamo costruire un diverso approccio alla terza età, promuovendo autonomia e dignità delle persone anziane attraverso una nuova governance dei servizi e degli strumenti a disposizione. In un Paese che invecchia è necessario delineare modi per un tempo di vita di qualità, anche in condizioni di non autosufficienza.

Non solo per gli anziani. Ne beneficeranno anche le famiglie ed il personale chiamato ad assistere. Ha affermato il viceministro del Lavoro Maria Teresa Bellucci: «Il Ddl Anziani è l’esito di un costante e serrato lavoro interministeriale e di un ampio e approfondito confronto con le realtà del Terzo Settore e le categorie professionali coinvolte. Il merito di questo esecutivo è stato quello di essere riuscito a scrivere, in tempi brevi, un testo largamente condiviso… Si tratta di una riforma strutturale contro la marginalizzazione delle persone anziane che affronta la grave carenza di assistenza territoriale, sia sanitaria sia sociale, che si ripercuote sulle strutture ospedaliere e sulle famiglie. In buona sostanza una riforma che sta vicino agli anziani e garantisce loro qualità di vita, sostiene il benessere e offre assistenza all’interno della propria casa come luogo di cura e conforto».

La legge è frutto di un lungo iter avviato dai Governi precedenti e da una Commissione presieduta da mons. Paglia. Infatti la legge delega è stata approvata senza alcun voto contrario. Ora deve essere disegnato un nuovo welfare per gli anziani entro il prossimo 31 gennaio. Vanno ridefiniti gli ambiti territoriali, i Leps, livelli essenziali di prestazione, trasferimenti monetari e servizi alla persona. Si tratta di un cambiamento epocale per 14 milioni di anziani over 65: un popolo. Occorre raggiungere una integrazione effettiva tra prestazioni sociali, assistenziali e sanitarie. Al centro il riconoscimento del principio di continuità di vita e di cure presso il proprio domicilio.

Per mons. Paglia, presidente della Commissione per la Riforma dell’Assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, l’assistenza agli anziani è centrale per la tenuta economica e sociale del Paese. Si tratta di un’età da «inventare», che riguarda 23 italiani su 100, da trasformare in una risorsa. «In Italia ci sono circa 3 milioni di anziani non autosufficienti, oltre un milione sono assistiti dalle famiglie, 1,3 milioni di anziani non autosufficienti vivono invece soli e solamente 280 mila sono assistiti in Rsa pesando per oltre 12 miliardi sulle casse dello Stato. È evidente che il sistema attuale non funzioni: non sarebbe possibile né eticamente né economicamente affrontare il tema della non autosufficienza basandosi sul modello delle Rsa. Bisogna ripensare il modello dell’assistenza domiciliare: oggi assistenza domiciliare significa 17 ore di assistenza infermieristica annue» (mons. Paglia, quotidianosanita.it).

Bisogna garantire pertanto un’assistenza domiciliare integrata e continuativa senza disperdere le risorse in «ospedali di comunità». È una rivoluzione culturale. Occorre superare le distanze tra sanitario e sociale, pubblico e privato, superare i regionalismi. La rivoluzione consiste nel considerare gli anziani come una risorsa. L’aiuto dei nonni ai figli, a loro volta genitori, equivale ad una finanziaria. Poi in una società anaffettiva, lacerata da ritmi frenetici di vita per i genitori, i nonni sono una risorsa culturale.

«Dobbiamo ricreare le relazioni: la società è come un edificio di quattro piani, bambini, giovani, adulti e anziani sono interdipendenti, bisogna creare scale e ascensori che mettano in relazione queste fasce di popolazione e osservare che la società esiste per difendere i bambini e gli anziani, che entrambi hanno bisogno di aiuto… L’età da inventare (titolo del libro) è proprio questo: integrare fantasia, volontà politica e impegno da parte di tutti per trasformare l’assistenza agli anziani… Infine – conclude mons. Paglia – tornando alla metafora dell’edificio: non bisogna dimenticare le fondamenta, ossia i 9 mesi di gestazione prima della nascita, le politiche per aiutare la vita, e la terrazza, ossia l’Oltre: noi stessi sacerdoti non ne parliamo più ma tutte le culture hanno avuto la prospettiva di una vita dopo la morte e aver perso questa visione è un problema cruciale».

Ad esempio, sarebbe possibile creare un consorzio di Comuni per mettere in relazione anziani non autosufficienti con centinaia di Neet, i quali attraverso brevi corsi di Oss, Operatori sociosanitari, di 8 mesi, potrebbero trovare una occupazione importante. È possibile poi attivare corsi per la riscoperta di attività artigianali, per un passaggio generazionale di competenze.

In conclusione, si sta realizzando la riforma prevista dal Pnrr per gli anziani non autosufficienti. Viene valorizzata la continuità di cure domiciliari degli anziani e la promozione di misure a favore dell’inclusione sociale sulla base di un Progetto assistenziale individualizzato (Pai). Sono previsti interventi per la prevenzione delle fragilità delle persone anziane. È considerato un “budget di cura e assistenza” per una Assistenza domiciliare integrata sociosanitaria e sociale (Adi). Finalmente si cambia per un popolo di 14 milioni di anziani.

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