Anno della Famiglia Amoris Laetitia, scoprire di essere dono

Venerdì 19 marzo, festa di san Giuseppe, si apre l’anno della famiglia Amoris Laetitia.  Un tempo favorevole per approfondire i contenuti dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia. Intervista a Gabriella Gambino, sottosegretaria del Dicastero vaticano per i Laici, la Famiglia e la Vita.«Nessuno può pensare che indebolire la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio sia qualcosa che giova alla società». Sul mumero di marzo di Città Nuova una lunga inchiesta dedicata alla famiglia: L'amore dopo la pandemia
Famiglia Foto Vatican Media/LaPresse

Il 19 marzo inizia l’anno che papa Francesco ha voluto dedicare alla famiglia. Un tempo per approfondire i contenuti dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia e riscoprire la bellezza dell’amore familiare. Abbiamo intervistato  Gabriella Gambino, sottosegretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Dott.ssa Gambino, quali sono le iniziative che il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita sta preparando e quali gli obiettivi di questo anno speciale?
A cinque anni dalla pubblicazione di Amoris Laetitia e di fronte alle sfide che le famiglie affrontano ogni giorno, la Chiesa considera ormai urgente rinnovare l’azione pastorale in tutto il mondo. Le Chiese locali hanno bisogno di aiuto e incoraggiamento per camminare accanto alle famiglie nelle difficoltà che, soprattutto adesso, con la pandemia, in alcuni contesti si stanno facendo insostenibili. Il nostro Dicastero sta lavorando per mettere a disposizione delle diocesi e delle famiglie alcuni semplici strumenti pastorali che potranno aiutarle. Più o meno ogni mese ci saranno video su vari temi e sussidi che potranno essere utilizzati dalle parrocchie e dalle comunità, ma anche simposi internazionali, per tradurre la riflessione accademica nella pratica pastorale. L’Anno della Famiglia Amoris Laetitia resta comunque un invito rivolto direttamente alle comunità ecclesiali perché siano loro a prendere iniziative concrete per attuare l’esortazione apostolica. Per esempio, a giugno di quest’anno ci sarà a Roma un Forum Internazionale per riflettere con i responsabili delle conferenze episcopali su come ampliare l’azione della pastorale familiare e renderla più efficace, lavorando insieme agli sposi e alle famiglie. Sono le famiglie le protagoniste di questo cammino ecclesiale.

Bisogna aiutarle a scoprire di avere un dono e di essere dono per la Chiesa e per la società, ciascuna con le proprie fatiche, le proprie ferite, i propri tesori e quella bellezza che nasce dal desiderio di rimanere in Cristo e di camminare con Lui.

Per questo, destinatari dell’invito del Santo Padre siamo tutti: conferenze episcopali, diocesi, associazioni familiari, movimenti ecclesiali e, soprattutto, ogni famiglia del mondo. Che ciascuno si senta chiamato ad un dialogo forte tra famiglie, con i propri sacerdoti, con il proprio vescovo, con la propria comunità ecclesiale per lavorare e testimoniare insieme la forza dell’amore familiare.

L’anno della famiglia inizia nel giorno dedicato alla festa di san Giuseppe, custode della Sacra Famiglia. Oggi la figura paterna si rivela sempre più importante nella famiglia e nella società. Come aiutare i padri nella scoperta della loro vocazione?
La vocazione paterna di cura e accompagnamento nasce all’interno di una vocazione sponsale; non nasce da una scelta autoreferenziale e volontaristica del singolo. Il ruolo paterno, così come il ruolo materno, prendono forma all’interno di una vocazione che ci apre all’altro e in cui si genera la vita. In cui l’uomo e la donna si riconoscono nella loro reciproca mascolinità e femminilità. Da questa consapevolezza che nasce nella relazione, l’uomo può maturare come padre: è la donna, infatti, a rendere l’uomo padre, non solo biologicamente ma anche spiritualmente, e viceversa. Per questo oggi è urgente far sì che nelle famiglie il ruolo educativo dei coniugi prenda forma non a prescindere dalla relazione coniugale, ma all’interno di questa e in virtù di questa. I coniugi devono sapere di essere due pilastri entrambi necessari e insostituibili nell’educazione dei figli. È indispensabile per questo non tralasciare di insegnare alle giovani donne a vivere in pienezza la loro femminilità e maternità per rendere gli uomini padri fino in fondo e far sì che si assumano questo ruolo.

Curare la preparazione al matrimonio è un compito delicato. Ogni coppia di fidanzati ha una sua storia, diversa dalle altre, in alcuni casi già si convive o si hanno figli. Come pensare una pastorale che accompagni tutti e ciascuno, alla luce dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia?
Come ci ricorda Amoris Laetitia (n. 294) la scelta del matrimonio civile o della semplice convivenza, molto spesso oggi non è motivata da pregiudizi o resistenze nei confronti dell’unione sacramentale, ma da situazioni culturali o contingenti. Per questo è necessaria una pastorale impostata su discernimento, accompagnamento e cura di ogni coppia che desidera fare un cammino di fede verso il sacramento del matrimonio, a partire anche da una attenta riflessione delle proprie condizioni di vita e delle circostanze che le caratterizzano. In questi casi, più che mai sarà necessario ripartire dalla fede, con percorsi catecumenali che conducano le persone al sacramento nuziale a partire dalla propria identità battesimale. Ogni situazione va accompagnata in maniera costruttiva, con pazienza e delicatezza, cercando di trasformarla in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo. La testimonianza concreta degli sposi cristiani nella pastorale della preparazione al matrimonio è per questo essenziale. Oggi, più che mai, bisogna poter vedere il sacramento del matrimonio in azione per poterci credere.

In che modo le Chiese locali possono interagire con i governi e fare proposte per promuovere e sostenere il ruolo e la centralità della famiglia come nucleo fondante della società?
Amoris Laetitia, al numero 52, ci ricorda che “nessuno può pensare che indebolire la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio sia qualcosa che giova alla società”. Oggi, la fragilità dei legami ha conseguenze pesanti non solo sulla felicità delle singole persone, ma anche sulla società e sull’economia. La rottura delle famiglie genera povertà, isolamento sociale, solitudine. Ogni uomo ha bisogno di legami duraturi e affidabili per poter maturare e contribuire a sua volta al bene comune. Il matrimonio, non solo come sacramento, ma anche come istituto giuridico, genera valori fondamentali per ogni uomo: stabilità, fiducia, fecondità. I legami costruiti sull’impegno reciproco rendono le persone generative, generose, e donano speranza nel futuro. È fondamentale che su questi punti si crei sinergia tra la Chiesa e le istituzioni civili. Bisogna rimettere la famiglia fondata sul matrimonio al centro dell’interesse politico per restituirle quella forza pubblica e quel riconoscimento che sono indispensabili al bene comune. In quest’epoca di pandemia, tutti ci siamo resi conto di questa necessità, perché sulle famiglie le istituzioni si sono dovute appoggiare per far fronte a gran parte delle difficoltà personali create dall’emergenza sanitaria.

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