Ancora un giornalista aggredito

Oleg Kashin, redattore del Kommersant è gravissimo. In Russia le violenze verso i rappresentanti della stampa stanno diventando una triste prassi. Quest'anno sono morti in otto e 40 sono stati aggrediti
Giornali russi
Oleg Kashin lavora per uno dei principali quotidiani di Mosca, il “Kommersant”. Non è uno dei più grandi giornali russi, ma è uno dei più affidabili, non schierato politicamente e che cerca di andare a fondo sui temi che pubblica. Occupandosi di temi socio-politici  Kashin, ha dovuto spesso esprimere le sue posizioni, sulle pagine del suo giornale e non solo. Ha difeso la libertà di stampa, ha criticato i movimenti giovanili creati dal Cremlino e dal partito Russia Unita, ha dato voce agli ecologisti manifestando contro lo “status quo”.

 

Quale sia stato il suo grave errore non si sa, ma nella notte tra venerdì e sabato, davanti a casa sua, nel centro di Mosca, Oleg è stato aggredito brutalmente da due banditi, certamente al soldo di qualcuno. Si trova in stato gravissimo, con fratture alle mascelle, alle gambe, alle mani e con una falange strappata. Ha dovuto subire un intervento al cervello e dovrà rimanere alcuni giorni in coma farmacologico. L’aggressione è stata ripresa dalla videocamera di vigilanza dell’ingresso. Secondo fonti della polizia, gli aggressori hanno picchiato con un bastone di ferro mentre il giornalista era steso a terra, un crimine che la Procura russa ha valutato come tentato omicidio. I colleghi di Kashin non hanno dubbi: la motivazione è la sua attività professionale.

 

Memoria corta Le autorità russe si sono dette scioccate. Il presidente Dmitri Medvedev ha dato istruzioni a procuratori e ministri, perché gli aggressori non rimangano impuniti. Purtroppo, si sa che non bastono le buone dichiarazioni per fare funzionare la giustizia. Basta ricordare gli omicidi di Anna Politkovskaia e di Natalia Estemirova, i cui colpevoli non sono stati ancora puniti. Sembra particolarmente difficile risolvere i crimini contro i rappresentanti della stampa, che trovano solidarietà ufficiale solo dopo aggressioni violente. Ad Oleg Kashin era stato persino rifiutato l’accredito a Kashin per la copertura di un incontro di Medvedev con dei musicisti di rock. Il giornalista era nella “lista nera” del servizio di sicurezza del Cremlino, perché era stato fermato nel 2007, in occasione della “marcia dei dissidenti”. Il mancato accredito è  un segnale di esclusione, interpretabile in vario modo.

 

Le versioni E’ certamente presto sapere chi può essere dietro all’aggressione di Kashin. Secondo la moglie lui non aveva mai ricevuto minacce. In realtà il giornalista era considerato uno “punire” dalla “Giovane Guardia”, la parte giovanile del partito Russia Unita, dopo le critiche a certe iniziative delle organizzazioni vicine al Cremlino.  Alcuni difensori dei diritti umani, come Ludmila Alexeeva e Lev Ponomariov, puntano il dito in un’altra direzione: un conflitto su una nuova strada in costruzione che dovrebbe smaltire il traffico di un arteria che lega Mosca a S. Pietroburgo. Il percorso dovrebbe attraversare il bosco di Khimki, sollevando l’ira di ecologisti e abitanti della regione. Manifestazioni e aggressioni si sono succedute e alcune hanno preso di mira i giornalisti. Tra questi Mikhail Beketov, caporedattore della “Pravda di Khimki”, acerrimo difensore del bosco, anche lui aggredito nel novembre del 2008, e ancora in ospedale in condizioni gravi. Un trauma cranico è toccato all’ecologista Konstantin Fetisov, colpito con un bastone di baseball. I difensori dei diritti umani chiedono che sia sospeso il capo dell’amministrazione di Khimki.

 

Professione a rischio In una lettera aperta al presidente Dmitri Medvedev, un gruppo di giornalisti esige che siano garantite le condizioni per esercitare la professione, e sottolineano la necessità di trovare e punire i colpevoli dell’aggressione a Kashin. Ricordano che, solo quest’anno, sono stati ammazzati in Russia 8 giornalisti e sono stati vittime di aggressioni 40. Intanto si sono già aggiunti altri casi, ultimo quello del giornalista Anatoly Adamciuk, aggredito di notte, nella cittadina di Zhukovski, vicino a Mosca, all’uscita della redazione delle “Notizie di Zhukovski”. Anche lì è chiamato in causa il bosco e la strada. Adamciuk è “colpevole” di aver dato una risonanza nazionale alla vicenda.

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