Alessandro D’Alatri: il cinema per amore

È scomparso prematuramente il grande regista di Casomai, I giardini dell’Eden, Il Commissario Ricciardi.
Alessandro D'Alatri con il commissario Ricciardi (Lino Guanciale)

«Vivere il cinema con amore e per amore». Sentii queste parole del regista D’Alatri al Centro sperimentale di Cinematografia a Roma, alcuni anni fa, e ne rimasi molto impressionato per la semplicità e la forza con le quali le pronunciava.

Quel pomeriggio veniva presentato il film del regista polacco Krzysztof Zanussi Persona non grata, presente all’incontro con Alessandro D’Alatri e Roberto Faenza.

D’Alatri, che apprezzava molto l’arte del collega polacco, volle dare la sua personale chiave di lettura, aprendo con quell’affermazione un dibattito che appassionò non solo i tre registi, ma anche il pubblico presente e in primo luogo gli studenti del Centro e gli amici artisti del Movimento dei Focolari, promotore dell’incontro.

Una grande emozione: tre affermati registi in quella fucina di arte cinematografica accolti con calorosa gratitudine dall’operatrice culturale Mary Cass che aveva curato nei particolari l’evento e che volle sottolineare l’afflato amicale esistente fra loro, nonché la necessita di valorizzare il dialogo come strada maestra per costruire fraternita nel mondo del cinema, segnato molto spesso da rivalità e sopraffazione.

Erano con me quel pomeriggio l’attore Massimiliano Varrese e lo scrittore Gino Montesanto e fummo coinvolti emotivamente sia dal film di Zanussi ma ancor più dal dibattito che si svolse dopo la proiezione e dal rispettoso confronto fra i tre registi. Un evento davvero unico nel suo genere.

Dopo l’incontro avemmo modo di salutarli e ringraziarli e volli anche esprimere la mia gratitudine a D’Alatri per il suo lavoro, partecipandogli la mia viva partecipazione alla sua produzione e di come avessi amato alcuni suoi film, tra i quali Casomai e I giardini dell’Eden.

La notizia della sua scomparsa a soli 68 anni, avvenuta il 3 maggio 2023, rappresenta una grande perdita per il mondo del cinema e della televisione italiana, che potranno, però, far tesoro di quanto egli ci ha lasciato in questi anni.

La sua semplicità disarmante, il suo sguardo luminoso e accogliente, che ti metteva a tuo agio come se ti avesse conosciuto da sempre, resta nella mia memoria incancellabile, segno evidente di un’attitudine all’apertura del cuore, che diventava poi di volta in volta, nel suo lavoro di regista, cifra stilistica delle sue opere, l’habitat che sempre sapeva creare nei rapporti e sul set dei suoi film.

Infatti, la relazione e il rispetto profondo per ogni componente della troupe costituiva per D’Alatri l’obiettivo primario nella lavorazione di un film. Lo ha ripetuto più volte negli interventi pubblici.

Ultimamente lo avevo seguito con entusiasmo nei suoi lavori in televisione: Il professore e Il Commissario Ricciardi.

Letteralmente preso da queste due serie, riconoscevo ed apprezzavo quel tocco magico, tipico dei suoi film, espresso nella capacità originalissima di dare spessore ai sentimenti e ai valori esistenziali che sottendono ogni esperienza, anche la più cruda e dura, valorizzando pienamente il talento di ogni attore e attrice, e facendo splendere anche personaggi in apparenza marginali.

Ce lo conferma Maurizio de Giovanni, autore dei romanzi da cui è stata tratta la serie Il Commissario Ricciardi: «Era un uomo di una sensibilità, intelligenza, attenzione, gentilezza rare, faceva migliori i personaggi che gli affidavi»[1].

Personaggi spesso fragili guardati e visti con lo sguardo incantato del riscatto, nella sottolineatura attenta e mai sdolcinata delle emozioni e dei bisogni vitali, conditi sempre con quel pizzico di avventurosa speranza anche nelle situazioni più ardue e sconvolgenti.

In una sua intervista (si era nell’imminenza della trasmissione della serie Il professore), volle puntare i riflettori sull’emergenza scuola, aggiungendo qualche proposta, e presentando la figura originale e scanzonata del docente protagonista, interpretato da Alessandro Gassman, capace di essere accanto agli studenti, per aiutare tutti gli studenti a sviluppare l’intelligenza e il pensiero, senza mai imporre, ed avendo un’attenzione speciale per i ragazzi più demotivati e a rischio.

Soffermandosi poi sulle problematiche interne all’Istituzione scolastica, assenze ed abbandoni, fenomeno nuovo e inatteso della scuola italiana, non ha esitato a proporre la necessità di un restauro, un vero e profondo restauro, perché non va dimenticato che la scuola, oggi a differenza del passato, resta la prima grande esperienza sociale per i giovani, per cui essa va curata con amore infinito, non come un distributore di conoscenze ma come un grande laboratorio di crescita in umanità.

E qui la sua proposta dirompente, che emerge anche dalla serie, di inserire in ogni ordine di scuola superiore la filosofia e la poesia. La filosofia per lo sviluppo del pensiero e per rispondere alle domande fondamentali che i giovani si pongono. La poesia come apertura ai sentimenti alle suggestioni e alle vibrazioni dell’anima nell’essenzialità della parola, senza sprechi.

Una costante in tutte le sue opere: vivere con passione e amore la vita, come lui viveva per il cinema, ricordando sempre di essere accanto alle nuove generazioni non per plagiarle ma per sostenerle negli inevitabili momenti di tentennamento, (ricordiamo su questo tema proprio il bellissimo film La febbre).

Continuo è infatti questo richiamo a fare le cose con amore e passione, come affermò in quell’incontro con Zanussi, che volle ringraziare pubblicamente per l’onestà intellettuale dei suoi film, per la loro grande forza espressiva capace di aprire gli occhi degli uomini e delle donne sul valore infinito di ogni piccola o grande esperienza umana.

Convinto inoltre che anche il progetto più alto e ideale non può sfuggire alle inevitabili difficoltà della vita e ai possibili errori, che sempre producono sofferenza, ci ha ricordato spesso che solo il vivere con amore e passione ogni giorno avrebbe reso quelle difficoltà combustibile positivo per una continua rinascita.

Profondamente laico, nutriva un grande amore per la figura di Gesù alla quale ha voluto dedicare il film I giardini dell’Eden. Amore, che gli ha permesso di affermare: «L’uomo vive alla ricerca del massimo godimento, un premio che ci viene riconosciuto solo dopo la morte. Gesù ci ha dato la possibilità di respirare un po’ di quel giardino che potrà darci. Siamo tutti persi, ma trovare intorno a noi piccole manifestazioni di quel giardino ci mette su un buon cammino»[2].

Di qui la sua visione di una Chiesa come luogo di incontro e di esperienza viva di dialogo fra tutti.

L’avventura professionale

Inizia a recitare fin da ragazzo sia in teatro che sul grande e piccolo schermo, esordendo in Il Giardino dei Ciliegi di Luchino Visconti e apparendo poi in molti sceneggiati televisivi e film diretti da alcuni dei più grandi registi italiani. È il protagonista adolescente nel film di De Sica Il giardino dei Finzi Contini.

Inizia a lavorare come regista pubblicitario nel 1984. Nel 1991 esordisce come regista cinematografico con il film Americano rosso con cui ottiene il David di Donatello come miglior regista esordiente e nel 1994 è a Cannes, nella categoria Uncertain regard, con il suo Senza pelle – Nastro d’argento e David di Donatello per la miglior sceneggiatura – interpretato da Kim Rossi Stuart, che il regista chiamerà per recitare anche in I giardini dell’Eden (1998), presentato alla Mostra del cinema di Venezia e vincitore del premio ‘Sergio Trasatti’.

Nel 2000 vince il Leone d’Argento al Festival della Pubblicità di Cannes per lo spot della Posta Prioritaria. Nel 2002 realizza il film Casomai scritto con la sceneggiatrice Anna Pavignano e interpretato da Fabio Volo.

Nel 2004 firma La febbre, in cui torna a lavorare con lo showman Fabio Volo. Nel 2006 l’originale Commediasexi, nel 2019 Sul mare e nel 2017 The Startup. Molti i lavori per la televisione. Ricordiamo solo: In punta di piedi 2018, I bastardi di Pizzofalcone 2018, il Commissario Ricciardi 2020, e Il Professore 2021 con il quale si è congedato.

[1] www.ilmattino.it

[2] Da La Repubblica 4 maggio 2023, Il Tocco di Alessandro D’Alatri di Arianna Finos

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