Adolescenti e nuove tecnologie nel periodo post-pandemico

L’adolescenza è un periodo “naturalmente” critico per tutti gli esseri umani, ma il periodo pandemico sembrerebbe aver influito sul rapporto tra i giovani e i social media.
Foto Pexels

La letteratura nazionale e internazionale ci indica che la pandemia da COVID-19 ha avuto un notevole impatto sulla salute degli adolescenti. L’adolescenza è un periodo in cui sono presenti dei rischi relativi allo sviluppo di disturbi dell’adattamento e, in presenza di stressor ambientali, tali disturbi si potrebbero intensificare.

In particolare, la letteratura evidenzia come gli adolescenti, durante la pandemia, siano stati esposti al rischio di sviluppare sintomi depressivi e ansiogeni con conseguenti problemi relazionali, del comportamento ed emotivi, incrementando il rischio di dipendenza tecnologica.

È importante sottolineare che l’emergenza Covid ha reso sempre più invasiva la presenza delle nuove tecnologie nella vita degli adolescenti, abbassando ulteriormente l’età in cui i ragazzi entrano in possesso di uno smartphone.

Da un’indagine ANSA, emerge uno studio sugli stili di vita degli adolescenti italiani, realizzato dal Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD su un campione di oltre 10.500 studenti tra i 13 e i 19 anni. È emerso che, nell’anno della pandemia l’80% degli adolescenti ha utilizzato i social, “più che in passato” e tra questi il 45% ha precisato “molto più che in passato”; infine, il 76,5% ha affermato di non spegnere il cellulare neanche durante la notte.

Sicuramente, utilizzare piattaforme digitali, durante il periodo pandemico, in generale, ha svolto un’azione molto importante, sia per la continuità degli studi, grazie alla DAD (didattica a distanza), sia per sentirsi “a contatto” con amici e parenti.

In quel periodo l’utilizzo della rete rappresentava l’unico strumento comunicativo, ma oggi, in cui la pandemia sembra diventata un fenomeno gestibile, quanto e in che modo influisce sulla vita dei ragazzi? La tecnologia e l’utilizzo massivo dei videogiochi, sono funzionali allo sviluppo delle life skills (competenze di vita) di cui parla l’Organizzazione Mondiale della Sanità?

Da un lato, i giovani desiderano riprendere in mano la propria vita e la libertà di vivere una quotidianità che non sia “a distanza” ma “in presenza”, da un altro lato però si trovano quasi “intrappolati” in una modalità “acquisita” di comunicazione e di vivere la dimensione del gioco online. Uno studio condotto dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha evidenziato un potenziale rischio di assuefazione dalle tecnologie, in particolare per quanto riguarda i videogiochi. L’incertezza “per il futuro” si è rivelata la maggior fonte di stress.

Tuttavia sembrerebbe emerso un mantenimento delle relazioni con i genitori e il miglioramento delle relazioni amicali, oltre la presenza di una forte “resilienza” (capacità di far fronte allo stress).

In conclusione, risulta di rilevante importanza la promozione del dialogo tra giovani e adulti per favorire un uso più consapevole delle nuove tecnologie e contribuire in modo concreto allo sviluppo delle potenzialità degli adolescenti, in questo periodo così tanto critico della loro vita.

Come disse Bruner nel 1976, l’adulto dovrebbe essere capace di creare una sorta di “scaffold”, (impalcatura) per aiutare il giovane nel suo processo di apprendimento.

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