Abbandono “legalizzato”?

«Da quindici anni sono insegnante di scuola materna. La mia convinzione è che i bambini di oggi abbiano bisogno di riappropriarsi di relazioni affettive profonde che solo la famiglia ed in particolar modo la madre può dare, per quel rapporto simbiotico che fin dal concepimento la vede autrice di una comunicazione/relazione insostituibile. Invece, in aumento è la tendenza ad affidare bambini piccoli agli asili nido, alle baby sitter, e con tempi sempre più lunghi. Ma gli asili nido e le scuole dell’infanzia non possono e non devono svolgere funzioni che spettano solo alla famiglia. Qui nel ricco nord-est c’è addirittura la proposta, fatta da un assessore all’istruzione, di aprire il sabato e la domenica un micronido finanziato dai commercianti, per permettere ai genitori di fare shopping. Stanno inoltre nascendo servizi educativi per bambini da nove mesi a 5 anni… Questo lo chiamo “abbandono legalizzato”. Le istituzioni devono rispondere ai reali bisogni del bambino e non alle necessità dell’adulto e della società». Lettore indignato Questa lettera potrebbe già costituire un mio articolo, tale è l’identità di vedute con quanto ho manifestato altrove. Per dare anche una spiegazione al fenomeno, vorrei premettere un concetto psicologico ben espresso da Erich Fromm. La nostra è una società “mercantile”, basata prevalentemente sul profitto e sul denaro. Alle società industriali, alle multinazionali, poco o nulla interessa dei bambini: per loro è bene che i genitori lavorino… A volte essi sono costretti perché con un solo stipendio non si possono soddisfare tutte le necessità che la pubblicità insinua. Quindi i bambini devono rassegnarsi a quanto gli adulti impongono loro, privandoli del calore famigliare, degli spazi all’aperto, del contatto con la natura, così difficile nelle grandi città. Ma il danno prevalente è quello della mancanza d’affetto e di sicurezza che solo i genitori ed in particolar modo la madre, come giustamente ricorda il lettore, possono dare. Si creano in tal modo personalità carenti, con pericolosi, vuoti affettivi. La vicinanza della mamma sarebbe invece un diritto fondamentale dei neonati deboli e indifesi. Senza questo fondamentale rapporto, essi e i bambini piccoli vengono privati dell’unico alimento psicoaffettivo: sarebbe come se, sul piano fisico, negassimo loro il latte… Non debbono stupire quindi i sempre più numerosi esempi di devianza minorile. Quando gli adulti impareranno a rispettare i diritti del fanciullo: da quello africano che muore di fame, a quello asiatico costretto a turni di pesante lavoro, a quello europeo con le stanze piene di giocattoli e il frigo di merendine, ma “solo”, alla mercè di una tv violenta e immorale?

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