A Pune il G20 delle religioni

Accanto al G20 che si occupa di politica e di economia, dal 2014 si svolgono anche i G20 dei leader religiosi con l’intenzione di dar voce alle varie fedi su temi di attualità. L’iniziativa era stata presa già nei primi anni 2000, quando i G erano solo sette. Da qualche anno i due congressi avvengono in contemporanea o quasi. Anche il G20 dei leader religiosi è diventato un grande avvenimento, a partire da quello di Bali del 2022.
G20 delle religioni
Un uomo della sicurezza fa la guardia vicino alla sede principale del vertice del G20 a Nuova Delhi, sabato 9 settembre 2023. (AP Photo/Dar Yasin)

Quest’anno il G20 delle religioni ha avuto luogo a Pune, città a circa 150 Km da Mumbai, un centro in piena evoluzione e crescita all’interno dello stato industriale del Maharashtra. Si tratta di un luogo significativo, sia per la cultura locale come per quella indiana in generale. A fronte di uno spettacolare progresso avvenuto negli ultimi trent’anni, soprattutto nel campo dell’IT (information technology), la città di Pune rappresenta da sempre una delle capitali della cultura dell’India, in particolare dell’induismo e della sua rinascita del secolo XIX. È sede di una prestigiosa università e di molti centri educativi e culturali di eccellenza. È anche una delle capitali della religiosità indù tipica del Maharashtra e, dunque, ha rappresentato una scelta significativa in un ambiente, come l’India, dove certo non mancano centri di spiritualità.

L’appuntamento ha avuto luogo fra il 5 e il 7 settembre presso il World Peace Dome, uno straordinario monumento dedicato al centro della saggezza, della diffusione della conoscenza e della trasformazione sociale, realizzato negli ultimi decenni, e la cui ideazione, progettazione e realizzazione si sono svolte sotto la guida e la supervisione del prof. dr. Vishwanath Karad, stimato educatore e sostenitore della pace. Si tratta di un progetto che vuole incarnare i profondi ideali di pace e spiritualità ispirati dal santo filosofo indiano Shree Dnyaneshwara.

Il World Peace Dome è una realizzazione impressionante a livello architettonico e ha come suo scopo quello di promuovere una società globale olistica, amante della pace e armoniosa, trasmettendo un messaggio di serenità, armonia e anche di profonda partecipazione al divino. Attorno a questo monumento si è costituita un’alleanza interreligiosa per permettere ai leader/rappresentanti delle varie fedi di lavorare per la sicurezza delle comunità umane, affrontando problemi come l’abuso sessuale sui minori, l’estremismo, la radicalizzazione e il traffico di esseri umani, mirando a facilitare la creazione di ponti tra le principali parti interessate, non solo le comunità religiose, ma anche le Ong e gli esperti in vari settori.

In questo contesto, si sono radunati circa duemila rappresentanti delle diverse religioni, provenienti da diverse parti del mondo, che hanno riflettuto sul tema “Dare forma alla pace nel mondo e allo sviluppo sostenibile attraverso l’armonia interreligiosa”. Si è trattato di giorni intensi di lavoro e riflessioni con circa un centinaio di interventi che si sono focalizzati su diverse problematiche da affrontare in modo particolarmente urgente oggi. Fra queste: la pesante eredità lasciata dalla pandemia, i conflitti, il cambiamento climatico e la condizione dei minori. Inoltre, sono stati approfonditi i temi dell’emancipazione femminile, della nuova politica indiana in materia di istruzione, dell’assistenza sanitaria e della ricerca dell’armonia globale. Tutte queste discussioni, realizzate in circoli minori sono poi confluite nel tema generale del vertice.

Fra gli altri, il dr. Deepak Mhaisekar, consigliere del presidente del Consiglio dei Ministri ed ex commissario di Divisione di Pune, ha espresso profonda preoccupazione per la manipolazione dei geni nel campo della sanità. Ha sottolineato la gravità delle nostre attuali tecniche di clonazione e ricombinazione, avvertendo che «nel nostro tentativo di manipolare i geni, ci muoviamo sulla sottile linea di confine tra il progresso scientifico e i rischi di pretendere di essere Dio, manipolando gli elementi costitutivi della vita, un rischio che dobbiamo percorrere con la massima attenzione». Un altro aspetto che è stato sottolineato è il fatto che 60 milioni di minori non hanno accesso alla scuola primaria, 24 milioni non hanno mai avuto alcuna forma di istruzione, 50 milioni sono stati sradicati a causa di eventi legati al clima e quasi 45 milioni sono stati sfollati a causa di conflitti. Queste cifre sottolineano l’urgente necessità di un impegno a livello mondiale per salvaguardare il futuro dei nostri bambini.

Dalbir Singh, presidente del One Globe Forum e segretario nazionale del Congresso, ha sottolineato come il ricco panorama religioso dell’India sia un formidabile punto di forza che può favorire l’armonia globale. Intervenendo come ospite d’onore all’inaugurazione dell’evento, Singh ha sottolineato l’importanza di comprendere e rispettare la diversità per garantire che le differenze non portino a divisioni. Per conto dei cattolici indiani, è intervenuto mons. Felix Machado, arcivescovo di Vasai e segretario generale della Conferenza episcopale indiana (Cbci), esperto di dialogo interreligioso, avendo prestato servizio presso l’allora Pontificio Consiglio (oggi Dicastero) per il dialogo interreligioso: «Mi attendo con gioia e speranza che la pace sia al primo posto nell’agenda. A cosa servono le buone prospettive economiche, se non c’è pace nei nostri cuori, se non c’è pace nelle nostre famiglie, se non c’è pace nella nostra società e nel mondo che ci circonda?  In un mondo basato sull’economia di mercato, dovrebbe regnare uno spirito di gratitudine, dialogo e solidarietà».

Anche la Conferenza episcopale indiana ha voluto rendersi presente con un messaggio del suo presidente, mons. Andrews Thazhath, arcivescovo di Trichur, nel quali si legge: «Mentre il nostro Paese ospita il vertice del G20, ci viene in mente l’antica saggezza indiana di Vasudhaiva Kutumbakam: una terra, una famiglia, un futuro, che sottolinea l’interconnessione di tutti gli esseri viventi. Questo vertice è un’opportunità per manifestare questa verità universale attraverso il dialogo, la collaborazione e la responsabilità condivisa. Ci ricorda che, nonostante la nostra diversità, siamo legati da un’unica famiglia umana, che condivide sfide e responsabilità comuni».

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