Erano (e sono ancora) i tempi di guerra….

Il 14 marzo 2008 si spegneva, a Rocca di Papa, Chiara Lubich, fondatrice e prima presidente dei Focolari.
Rafah, sud della Striscia di Gaza Foto Ansa EPA/HAITHAM IMAD
Rafah, sud della Striscia di Gaza Foto Ansa EPA/HAITHAM IMAD

Erano i tempi di guerra e lo sono ancora oggi. Quando Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, decise di consacrarsi e iniziò a vivere e a mettere in pratica il Vangelo insieme alle sue prime compagne si trovava a Trento, durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutto crollava, tranne Dio. Tutto sembrava falso, tranne l’Amore. Sotto le bombe, tra le macerie, nasceva l’ideale dell’unità.

Nell’attuale Terza guerra mondiale a pezzi, come l’ha più volte definita papa Francesco, le parole di Chiara Lubich risuonano con grande attualità e continuano a parlare ai nostri cuori. Continuano ad invitarci a concentrarci sull’essenziale. In Ucraina, in Terra Santa, ad Haiti e in tanti altri Paesi del mondo si combatte, si soffre e si muore. Le parole di Chiara ci aiutano a sperare e a credere sempre che, anche quando c’è l’orrore, l’amore continua a vivere, a costruire, a sbocciare, in silenzio, tra le lacrime. Anche attraverso le mani, i cuori e le menti di coloro che quelle tragedie le vivono sulla propria carne viva.

Per questo motivo riproponiamo, in occasione dell’annivesario della sua morte, avvenuta il 14 marzo 2008, qualche stralcio tratto dal libro Erano i tempi di guerra scritto insieme al politico Igino Giordani ed edito da Città Nuova.

 

 

Chiara Lubich

Erano i tempi di guerra

Tutto crollava di fronte a noi, giovanette, attaccate ai nostri sogni per l’avvenire: case, scuole, persone care, carriere.
Il Signore pronunciava coi fatti una delle sue eterne parole: «Tutto è vanità, nient’altro che vanità…».
Fu da quella devastazione completa e molteplice di tutto ciò che formava l’oggetto del nostro povero cuore, che nacque il nostro ideale.
Vedevamo altre giovinezze gettarsi nell’entusiasmo sincero per la salvezza e l’avvenire migliore della Patria.
Era facile parlar d’Ideale in quella vita morta a tutto ciò che umanamente potrebbe attrarre.
Noi sentivamo che un solo ideale era vero, immortale: Dio.

Di fronte al crollo provocato dall’odio, vivissimo apparve alla nostra mente giovanetta Colui che non muore.
E lo vedemmo e lo amammo nella sua essenza: «Deus caritas est».

Ci suggellò i nostri pensieri e le nostre aspirazioni un’altra figliola che in altri tempi, non molto dissimili dai nostri, seppe illuminare della sua luce divina le tenebre del peccato e riscaldare i cuori gelidi d’egoismo, d’odio, di rancori: Chiara d’Assisi.

Anch’ella vide come noi la vanità del mondo, perché il Poverello d’Assisi, vivo esempio di povertà, l’aveva educata a «perder tutto per guadagnare Gesù Cristo».
Anch’ella, scappata dal castello degli Scifi, a mezzanotte, alla Porziuncola, prima di deporre i ricchi broccati, aveva risposto al santo che le chiedeva: «Figliola che cosa desideri?»: «Dio».
Ci impressionò il fatto che una giovinetta diciottenne, bellissima, piena di speranze, sapesse racchiudere tutti i desideri del suo cuore nel solo Essere degno del nostro amore.
E noi pure al par di lei sentimmo l’identico desiderio.
E dicemmo: «Dio è il nostro ideale. Come donarci tutte a lui?».
Egli disse: «Amami con tutto il cuore…».

Come amarlo?
«Chi mi ama osserva i miei comandi. Amerai il prossimo tuo come te stesso».
Ci guardammo l’un l’altra e decidemmo senz’altro «di amarci per amarlo».
Più si “vive” il Vangelo, più si comprende.
Prima che ci buttassimo alla vita, come i bimbi si buttano al gioco, la parola di Dio, se non era perfettamente oscura, non era però viva alla nostra intelligenza, né sacra al cuore.
Ora ogni giorno erano nuove scoperte nel Vangelo, diventato ormai unico nostro libro, unica luce di vita.

Comprendevamo chiaro che nell’amore è tutto, che l’amore vicendevole “doveva” formare l’ultimo richiamo di Gesù a quelli che l’avevano seguito, che “il consumarsi in uno” non poteva non essere l’ultima preghiera di Gesù verso il Padre, sintesi suprema della Buona Novella.

Gesù sapeva che la Santissima Trinità era beatitudine eterna, ed egli, Uomo Dio sceso a redimere l’umanità, voleva trascinare tutti quelli che amava nella com-Unità dei Tre.
Quella la Patria sua, quella la patria dei fratelli che aveva amato fino al sangue.
«Consumarci in uno»: fu il programma della nostra vita per poterlo amare.
Ma dove due o più sono uniti nel suo nome, Egli è in mezzo ad essi.
La sentivamo, la sua divina presenza, ogni volta che l’unità trionfava sulle nature nostre ribelli a morire: presenza della sua luce, del suo amore, della sua forza.
Gesù fra noi…”.

Erano i tempi di guerra, di Chiara Lubich e Igino Giordani, edizioni Città Nuova.

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