Siamo tutti complottisti?

Le teorie complottiste non hanno mai avuto tanta visibilità come adesso, tra diffusione sui social e spazio crescente nei media tradizionali. Eppure, chi le segue continua a denunciare insabbiamenti e coperture. Come funziona la psicologia del complottismo? Che bisogni si nascondono dietro certe idee? E siamo davvero sicuri di esserne immuni?
La zona di atterraggio sulla Luna con il modello 3D Moonscape presso il Centro Apolo/Saturn V durante l'evento Flashback di lancio dell'Apollo 11 presso l'area di visualizzazione del lancio di Banana Creek a Cape Canaveral, Florida, Stati Uniti, 16 luglio 2019. Il 16 luglio 1969 alle 9:32, gli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins si lanciarono a bordo di un razzo Saturn V verso la Luna. EPA/CRISTOBAL HERRERA Ansa

Nei suoi ultimi anni di vita, Hemingway si sfogò con un amico confidandogli i suoi sospetti circa alcune persone che, a suo dire, da un po’ di tempo lo stavano pedinando. Probabilmente era la CIA, gli disse, o l’FBI. Immaginiamo l’amico scuotere la testa bonariamente e provare a rassicurarlo. Peccato che – come emerse anni dopo – Hemingway avesse ragione.

Non necessariamente ogni retropensiero contro la cosiddetta narrazione dominante è frutto di complottismo. A volte, e basti pensare in Italia a fenomeni come la P2, dietro al potere pubblico si nascondono gruppi privati con proprie agende politiche. Tuttavia, se dovessimo dare adito alla totalità dei complotti denunciati online, dovremmo credere che l’ex premier italiano Draghi sia in realtà un rettiliano mutaforma, che la terra sia piatta o che gli uccelli in realtà non esistano, sostituiti dall’esercito USA con droni-spia (quest’ultima è in realtà una parodia, ma ha avuto comunque un suo bel successo[1])

Cos’è dunque il complottismo? Lo psicologo statunitense Rob Brotherton, autore di Suspicious minds (“Menti sospettose”, Bollati Boringhieri), traccia 6 caratteristiche che generalmente accomunano le varie teorie complottiste:

  1. Una domanda a cui non sia stata data risposta certa – o, in alternativa, la cui risposta lasci insoddisfatto un determinato gruppo. L’omicidio Kennedy, lo sbarco sulla luna, la diffusione di una pandemia globale in pochi mesi.
  2. Nulla accade per caso, le coincidenze non esistono, il tradizionale buonsenso è semplicistico. L’assasino di Kennedy non poteva agire da solo, gli astronauti americani non avevano la tecnologia per sbarcare sulla luna, l’origine animale del Covid-19 è una spiegazione troppo banale.
  3. Chi crede a tali teorie, infatti, vede se stesso come una persona più aperta, più colta e intelligente della media, e dunque meno manipolabile dal potere. Rifiuta le spiegazioni semplici, anche se suffragate da fatti, quando ha di fronte una strada più affascinante.
  4. La realtà è caratterizzata da una lotta archetipica tra Bene e Male assoluti, il primo rappresentato da chi smaschera i complotti, il secondo dai cospiratori – persone a loro volta estremamente capaci, astute e determinate a perseguire piani malvagi per il potere.
  5. “Tutto è segno”, come insegnava lo psicoanalista Lacan sulla paranoia. Ogni reale o presunta anomalia è scandagliata, esaminata e interpretata come prova del piano. In psicologia si parla di bias di conferma, ovvero la tendenza psicologica a cercare, interpretare o ricordare informazioni in modo da confermare le proprie convinzioni o ipotesi preesistenti, ignorando o minimizzando dati contrari. L’inclinazione del capo di Kennedy colpito dal proiettile contraddice la balistica ufficiale, i gesti con le dita dei capi di governo indicano evidentemente appartenenze massoniche[2].
  6. Convinzioni incrollabili. Mettere un sostenitore di qualche teoria cospirazionista di fronte a prove che confutino le sue tesi non farà che rafforzarle. È il cosiddetto effetto “backfire”, traducibile più o meno come “ritorno di fuoco”. Se vengono compiuti studi che smentiscono legami tra vaccini e autismo è perché gli studi vengono compiuti male o perché c’è corruzione e malafede tra la “classe” medica (a tal proposito, secondo un indagine del 2021, quasi il 13% degli Italiani ritiene che gli scienziati provochino più danni che altro[3]).

A questo elenco si può infatti aggiungere un determinato gruppo sociale che funga da capro espiatorio. I “preferiti”, da sempre, sono gli ebrei – vittime soprattutto di complotti di matrice neofascista e neonazista. D’altro canto, le grandi multinazionali, i governi e gli enti sovranazionali sono bersagli di teorie anarchiche o progressiste. In generale si può dire che il Grande Nemico ha sempre connotati culturali, sociali e politici opposti a quelli del proprio gruppo di appartenenza.

Abbiamo visto come si struttura una teorica, ma esiste un “profilo” del complottista? Semplicemente: no. Il fenomeno-complottismo, oltre a non essere correlato all’intelligenza, è stratificato tra tutte le fasce di reddito, è multiculturale, ed è trasversale tra le parti politiche, interessando in egual misura destra e sinistra[4]. Di fatto, ognuno di noi può essere, è in parte, o è stato per un po’, complottista. La maggior parte si trova in una zona intermedia tra rifiuto totale e accettazione assoluta delle teorie del complotto. Alcuni hanno sospetti leggeri, altri sono sicuri del contrario, mentre altri ancora rimangono indecisi. Le credenze non sono semplicemente binarie, ma esistono in diverse sfumature e gradazioni.

Ma a quali bisogni rispondono le teorie complottiste? In momenti di incertezza, con la loro presunta capacità di fornire una spiegazione logica a situazioni complesse, illudono di offrire il controllo e la comprensione degli eventi, soddisfacendo così un bisogno di chiarezza e di sicurezza. In generale, tali teorie offrono una sorta di narrativa che sembra confermare le convinzioni personali e soddisfare il bisogno di coerenza nell’interpretazione del mondo.

Pensare che siano bizzarrie opera di qualche stramboide è sbagliato ed è anche pericoloso. La diffusione di teorie del complotto è anche strumento di potere. Far credere a milioni di persone che gli ebrei cospirassero contro il resto del mondo ha portato a secoli di persecuzioni e ai campi di sterminio. Ma più recentemente, la pericolosità di teorie assurde ma ben radicate si è potuta vedere con l’assalto a Capitol Hill il 6 gennaio 2021, al Congresso di Brasilia l’8 gennaio del 2023, o ancora con l’enorme divisione sociale provocata dalla campagna vaccinale da noi, in Italia.

Come uscirne? Mi verrebbe da dire che è impossibile, ma credo ci sia una speranza, o una possibilità, che curiosamente è sempre la stessa: analizzare con più attenzione il nostro modo di pensare, riflettere in modo critico su noi stessi, sulle nostre convinzioni, sui pregiudizi e, forse, gli errori che ci abitano.

E poi, non prenderci troppo sul serio. Se serve, inizio io: a oggi, non sono ancora del tutto convinto della spiegazione ufficiale sull’omicidio di JF Kennedy. E poi, quella bandiera americana che sventola sulla luna nei video dell’allunaggio continua a non tornarmi. E a voi?

[1] https://birdsarentreal.com/pages/about

[2] https://www.open.online/2020/05/01/la-bufala-complottista-del-gesto-massonico-di-giuseppe-conte-ed-emmanuel-macron/

[3] https://www.censis.it/rapporto-annuale/la-societ%C3%A0-irrazionale

[4] Uscinski, J. E., & Parent, J. M. (2014). American conspiracy theories. Oxford University Press.

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