Mi cambierebbe 25 minuti?

Come gestire al meglio, un bene più prezioso dell’oro. Intervista all'autore Massimo Cardaci

Massimo, perché un libro sulla gestione del tempo?

Ricchezza, successo, denaro, potere: per secoli e per la maggior parte delle persone questi sono stati i miti da raggiungere. Beni materiali che, una volta ottenuti, avrebbero appagato l’esistenza. Oggi, nel XXI secolo, questi miti sono ancora lì, ma qualcosa sta cambiando. Sembra infatti che non bastino più. Sembra che le persone stiano maturando la coscienza che vi sia un bene che vale più di tutti questi messi insieme. Un qualcosa che in realtà già possediamo, ma che allo stesso tempo è sfuggevole e difficile da controllare. Un qualcosa di più prezioso di qualunque altro bene materiale, che però tendiamo a sprecare rovinosamente: il nostro tempo. Ecco allora che sorge la necessità di capire meglio perché ciò accade e come si possa correre ai ripari.

L’argomento è molto vasto e può essere trattato da tante angolazioni. Tu che obiettivo ti poni?

Il libro si pone due obiettivi. Innanzitutto, aiutare ciascuno di noi a capire i perché, ponendo alcune domande e invitandoci a ragionare insieme sulle risposte. Non si tratta di un manuale con ricetta pronta all’uso, ma di un percorso di introspezione soggettiva che ci porti a comprendere, non semplicemente ad imparare. Quindi (e questo è il secondo obiettivo), vedere sul campo una metodologia pratica e condividere esperienze (sinonimo di errori) su come affrontare i problemi identificati precedentemente. Proprio perché si tratta di problematiche diffuse, il condividere gli errori più comuni può infatti evitare a ciascuno di ripeterli in proprio. Il tutto viene affrontato sullo sfondo di un’ambientazione lavorativa, dal momento che la maggior parte delle persone trascorre a lavoro una parte significativa della propria giornata, ma senza perdere di vista una gestione unitaria del proprio tempo, che abbracci tutti i momenti della giornata.

Sono passati quasi 20 anni dalla prima edizione (del 2004) e 9 dalla terza (del 2014). Nelle tre edizioni passate hai avuto modo di sviscerare ampiamente il tema della gestione del tempo. Cosa c’è di nuovo che ti ha spinto a una quarta edizione?

Dalla pubblicazione della terza edizione sono successe molte cose che hanno una attinenza con il tema. Ho continuato ad accumularle, ma mi ripetevo che per invitare le persone a dedicarmi ulteriore tempo (con la lettura) e ulteriori risparmi (acquistando il libro) servisse un motivo valido. Poi ci sono stati tre sviluppi importanti: lo smart working, la possibilità di pubblicare una intervista esclusiva con Vito Giacalone (esperto in materia) e ulteriori spunti di ricerca, quali la possibilità di tornare indietro nel tempo (in un certo modo).

Lo smart working è un tema di grande attualità. Alcuni impatti sulla gestione del tempo appaiono scontati.

La pandemia Covid-19 ha portato una rivoluzione culturale: chi ha posizioni di responsabilità si è convinto che le persone possono lavorare anche da luoghi che non sono direttamente controllabili. Anzi: che le persone che lavorano sodo rendono ancora di più, e che le persone che prima trovavano modi per scantonare il lavoro, quando sono a casa magari si fanno prendere da un po’ di senso di responsabilità (o lo fanno per il timore di apparire non necessari) e rendono un pochino meglio di prima. Tutto questo lavorare in modo logisticamente e temporalmente flessibile lo hanno chiamato “Smart Working”. È presto per valutare nella loro interezza tutti gli impatti sulla gestione del tempo lavorativo e personale, a livello di singolo e di squadra. Ma elementi importanti sono già emersi: alcuni sono positivi, altri rappresentano dei rischi da gestire. Era un tema importante da trattare.

Hai menzionato Vito Giacalone. Puoi dirci di più e perché ha avuto un impatto sulla generazione di questa nuova edizione?

Una ulteriore spallata alla mia inerzia editoriale è arrivata da colui che considero, oltre che un amico, un mio mentore per quanto riguarda le riflessioni sull’utilizzo del tempo (e non solo). Ho avuto il piacere di conoscere Vito anni fa, per un programma di crescita del personale che ha portato avanti in collaborazione con l’azienda per cui lavoro. Al di là del rapporto lavorativo, che continua tuttora, si è stabilito con Vito uno stimolante confronto sui temi più vari e di frontiera, e sulle sfaccettature meno ovvie del mondo in cui viviamo. Nella primavera 2023 Vito mi ha proposto di integrare nel libro un suo studio a tema utilizzo del tempo: oltre che un piacere, era un impegno da onorare.

Il tema che mi solletica maggiormente è l’accenno alla possibilità di tornare indietro nel tempo… Penso siamo tutti curiosi di capire meglio.

Devo fare una piccola premessa a quanto è successo. La goccia che mi fece abbandonare qualunque remora di pubblicazione arrivò in una afosa giornata del luglio 2023, una di quelle giornate in cui la sera si esce con la famiglia intera a cercare il refrigerio della brezza marina. Decidiamo di entrare in una libreria per fare un giro senza uno scopo particolare. Ovviamente (come immaginate) eravamo tutti attratti solo dal fascino della cultura, e il fatto che ci fosse una gradevole aria condizionata non ha di certo avuto un ruolo nella decisione di entrare. Per farla breve, mi cade l’occhio su un libricino: Buchi bianchi – dentro l’orizzonte. Un libricino piccolo, con una copertina di colore opaco e uniforme. Tutto il contrario degli altri, con copertine lucide e con fantasmagoriche immagini volte a catturare l’attenzione di lettori sbadati e non affini alla materia. Quel libricino ha qualcosa di magnetico. Sembra mi voglia parlare e mi voglia raccontare una storia affascinante. Lo compro. Il libricino parla di buchi neri e buchi bianchi: vi chiederete cosa c’entrano la cosmologia e la meccanica quantistica con un libro che parla del tempo. C’entrano, c’entrano: il libricino parla di passato e futuro e di come il tempo, che da Einstein in poi è parte del tessuto spaziale, abbia un verso, ma mica sempre, e può anche andare all’indietro. E tanto altro. Non si poteva trascurare la cosa perché alcune delle considerazioni avanzate fatte nelle precedenti edizioni hanno ora una chiave di lettura ancora più profonda.

A scanso di equivoci, e per evitare richieste di risarcimento, nel mio libro non si parla di come viaggiare nel tempo, ma piuttosto di come si può tornare indietro (in un certo senso) nel tempo. La differenza è sottile ma sostanziale, e per quanto riguarda la gestione del tempo ha una sua logica e una sua fattibilità, almeno in alcuni casi ben delineati (e non infrequenti).  Ma non voglio anticipare troppo.

Il tuo libro raccoglie anche delle accattivanti storielle. C’è qualcosa di nuovo anche su questo fronte?

A novembre ho avuto il privilegio di poter partecipare alla prima edizione della Maratona di Assisi, organizzata dai frati francescani. Nel momento della benedizione degli atleti prima della partenza, ci è stato distribuito un foglietto con la Preghiera del Maratoneta. Un bellissimo parallelo tra lo scorrere dei 42 km della corsa e il progredire sulla via della propria vita. Ho voluto condividerla con tutti.

Tutti i proventi delle vendite dei libri di Massimo Cardaci sono utilizzati per il progetto di sostegno a distanza che porta avanti dal 2008 e che si appoggia su AFN-SAD (Campioni del Mondo – www.edc-consulting.org).

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