Natale 2023, dalla parte delle vittime

La tragedia della guerra in Terra Santa ci invita a fare scelte concrete di pace. Da Città Nuova n. 12/2023
murales in Israele (foto AP)

È impossibile restare indifferenti davanti agli incessanti bombardamenti a tappeto dell’aviazione israeliana sulla popolazione palestinese di Gaza, una delle aree più densamente abitate al mondo, e al feroce massacro dei civili israeliani scatenato il 7 ottobre dai miliziani di Hamas che riapre le ferite delle persecuzioni contro gli ebrei e lo spettro dell’Olocausto.

Come sanno bene le cancellerie internazionali, ciò che chiamiamo Terra Santa, un’area piccola come una nostra media regione, è un vulcano sempre pronto ad esplodere. «Il mondo ora può andare a pezzi», afferma Marco Minniti, presidente della Fondazione di Leonardo, maggiore industria italiana del settore della difesa, che studia il Medio Oriente allargato. Per l’ex ministro degli Interni ci troviamo in una condizione «simile a quella che nel ‘900 portò ai due conflitti mondiali», tenendo conto anche del conflitto tra Russia e Ucraina che si avvia al secondo inverno senza una soluzione possibile e una tregua.

Ad inizio 2023 su questa rivista Patrizia Giunti, presidente della Fondazione La Pira, ha indicato la visione del sindaco di pace di Firenze sulle «correnti profonde della storia che si muovono, come negli oceani, sotto delle increspature superficiali del mare», evocando «il sentiero di Isaia, esito inevitabile dell’armonia tra i popoli, vista la “impossibilità” logica della guerra atomica». Si comprende, perciò, perché il 23 ottobre il rabbino capo e l’iman di Firenze, assieme a 10 mila persone, abbiano accolto l’invito dell’abate Bernardo di San Minato al Monte a raccogliersi in silenzio a partire dalla «responsabilità di custodire e promuovere la vita nell’armonia della pace, la scelta sistematica di ripudiare il terrorismo e la guerra».

Sempre in silenzio, su invito del vescovo Trevisi, migliaia di cittadini e i rappresentanti delle tre religioni monoteiste si sono ritrovati il 5 novembre, davanti al mare di Trieste. In particolare su quel molo dove nel 1918 attraccò il cacciatorpediniere italiano “Audace” a segnare la vittoria di una guerra che ne scatenò, invece, un’altra peggiore, passando prima dalle leggi razziali proclamate dal “duce” nel 1938 proprio in quella città di frontiera. Sono questi nodi irrisolti, e spesso rimossi, della cattiva coscienza europea, che hanno inciso, tra la dissoluzione dei grandi imperi, sull’origine della questione israelopalestinese che è così complessa da far dire agli esperti di usare le parole con pudore e rigore.

Tanto è il carico di sofferenza da far ammutolire. «Non ci sono parole ‒ ha detto Margaret Karram ‒ per esprimere l’infinito dolore che ho in cuore per le popolazioni di Israele e Palestina; per i morti, le persone ferite, quelle tenute in ostaggio, i dispersi e le loro famiglie che l’ultimo, gravissimo scoppio di violenza ha provocato nella mia terra». La presidente attuale del Movimento dei Focolari in quanto araba, cattolica, di nazionalità israeliana e di origine palestinese, non poteva che finire sotto i riflettori dei media, anche perché l’inizio di questa nuova fase della tragedia che insanguina la “sua terra” è avvenuta mentre era impegnata, in Vaticano, nei lavori del Sinodo mondiale, a fianco del successore di Pietro, davanti ad uno scenario incognito.

Non sembra, infatti, scorgersi alcuna strategia ad opera dei fautori della guerra se non il caos, anche se poi, automaticamente, a tutti noi viene imposto, comunque, di prendere parte. Che fare? «Soffro profondamente per il mio Paese, per entrambi i popoli, ma – ha detto la Karram ‒ non sento di schierarmi, anzi mi chiedo in continuazione: cosa posso fare di più? Cosa posso fare per fermare le armi?», specificando poi che «occorre sostenere il disarmo nel nostro cuore prima di tutto» citando l’esperienza mondiale educativa di Living peace, «ma anche cessando la produzione di armi».

Paradossalmente si contano proprio tra i civili israeliani uccisi o rapiti dai kibbutz gli attivisti del dialogo e della solidarietà tra i due popoli. In questo tempo oscuro, Rete italiana pace e disarmo promuove incontri, accessibili sul web, per dare spazio a storie di rifiuto della violenza, come ad esempio le esponenti di Women Wage Peace (WWP), rete che raduna 45 mila donne, il più grande movimento di base per la pace in Israele e Palestina.

Bambini a Gaza (foto AP)

È in questo impegno a non tagliare i ponti nella burrasca che va inteso il valore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite costituita dai “popoli della Terra” nel 1945 per «salvare le future generazioni dal flagello della guerra». Nonostante gli attacchi e i continui tentativi di delegittimazione, le parole del segretario generale Antonio Guterres sono quelle della coscienza dell’umanità quando implora il cessate il fuoco su Gaza, diventata «un cimitero di bambini», ribadendo «la condanna per gli abominevoli atti di terrore» di Hamas e «l’appello per il rilascio immediato, incondizionato e sicuro degli ostaggi». Guterres cita Rachele, la madre di Hersch, uno degli ostaggi di Hamas, che ha detto: «In una gara di dolore, non c’è mai un vincitore». Parole che rendono effimeri i tentativi di nascondersi dietro un’inutile equilibrismo che si tramuta, di fatto, in indifferenza di fronte all’orrore.

Occorre, invece, il coraggio di stare dalle parti delle vittime per porsi delle domande di fronte al fatto, ad esempio, che l’Italia, come riporta l’Iriad, sia il quarto Paese esportatore di armi in quell’area bollente del Pianeta. Non possiamo laicamente mettere in discussione questo “primato” per deviare le risorse a favore di iniziative di pace e dialogo? A cosa serve, infatti, la coscienza se non incide sulle scelte concrete politiche ed economiche in grado di dirottare il corso della storia dalla logica della guerra?

Come afferma Rachele, «quando ci si indigna solo se vengono uccisi i bambini di una delle due parti, la bussola morale si è rotta e la nostra umanità si è rotta». Parole di benedizione di una madre da tenere in cuore in questo Natale 2023.

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