Dal costo del figlio al valore sociale ed economico della natalità

Questo il significativo titolo del convegno promosso alla Camera dal Forum delle Associazioni Familiari. Tra i temi trattati ci sono stati l'importanza degli investimenti a sostegno della famiglia e le misure prioritarie in vista della Legge di Bilancio per incentivare la natalità e contrastare il fenomeno del cosiddetto inverno demografico.
Convegno alla Camera del Forum delle Associazioni Familiari (foto Forum Associazioni Familiari)

Quanto costa nascere e crescere un figlio? E quanto però questo è, sotto ogni profilo, un investimento per tutta la società e tutta la società deve quindi sostenerlo? Se ne è parlato alla Camera dei deputati nel convegno “Dal costo del figlio al valore sociale ed economico della natalità”, promosso dal Forum delle Associazioni Familiari.

Il ragionamento è partito dai dati Istat rielaborati dall’Università di Verona basati sui Consumi delle Famiglie Italiane, che indicano che il costo di mantenimento di un figlio, (ossia le spese per beni necessari quali gli alimenti, la casa e i vestiti) di età compresa tra 0 e 5 anni è di circa 530 euro al mese, pari a circa la metà del costo della vita di un adulto. Per un figlio di età dai 6 ai 18 anni, il costo è di circa 390 euro, pari al 40% del costo di un adulto. A questo vanno aggiunti, almeno per chi se li può permettere o trova il modo di permetterseli, i beni non essenziali come l’istruzione, lo sport, le attività culturali e ricreative: si ottiene così il “costo di accrescimento” stimato in un costo medio di 1.100 euro mensili, che aumenta a 1.600 euro quando si tiene conto anche del “lavoro non pagato” impiegato nella cura dei figli e della casa. Fino alla maggiore età si arrivano così a cumulare per ogni figlio costi che superano i 300.000 euro.

Altro caposaldo del ragionamento è stato quello sul calo della natalità: come fotografato recentemente dall’Istat nel rapporto sulla “Natalità e fecondità della popolazione residente”, nel 2022 le nascite sono scese a 393mila, registrando una riduzione dell’1,7% sull’anno precedente. Tale calo prosegue ininterrottamente da 15 anni. Rispetto al 2008, oggi si rilevano oltre 183mila nascite in meno (-31,8%). La situazione appare particolarmente critica anche nel 2023: secondo i primi dati provvisori a gennaio-giugno le nascite sono circa 3.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2022, con una fecondità pari a 1,22 figli per donna. «Quello della denatalità è un tema delicato – ha confermato al convegno Gian Carlo Blangiardo, Docente presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, già Presidente Istat -. Stiamo andando avanti in una situazione complicata che rappresenta un problema e lo sarà da tanti punti di vista. Bisogna intervenire in fretta con misure a sostegno di chi vuole fare figli, in particolare, sul costo, sulla compatibilità rispetto al lavoro, sulla cura e sul tempo, che in una società come la nostra diventa un elemento importante».

Per questo, ha affermato il Forum nella nota emessa a fine convegno, «per tentare di arrestare il fenomeno dell’”inverno demografico” che sta investendo il nostro Paese assumono un’importanza centrale le politiche a sostegno della natalità. In tale prospettiva si collocano misure come l’Assegno Unico, l’incremento dei servizi per la prima infanzia, le politiche per il lavoro femminile e giovanile e per la conciliazione tra vita e lavoro, le risorse per finanziare il potenziamento dei servizi territoriali per la prima infanzia ed il caregiving, oltre che il sostegno alle spese di cura e di crescita dei figli».

«È necessario passare dalla cultura del figlio come costo individuale a carico delle famiglie – ha affermato Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni Familiari – alla pratica del figlio come bene ed investimento per la società. Mettere al mondo un figlio, educarlo e aiutarlo a diventare un buon cittadino è una esperienza umana straordinaria. Questo lungo ed intenso percorso ha costi economici elevati che meritano di essere supportati. Per ridare dignità al prezioso lavoro dei genitori e provare a rilanciare la natalità è necessaria una riforma fiscale che tenga conto della composizione del nucleo familiare e dei costi di accrescimento dei figli, cui affiancare un assegno unico molto più generoso e servizi per la prima infanzia più estesi. Le misure in legge di Bilancio sono di per sé positive ma insufficienti ad invertire il trend demografico e dare vero sollievo al compito dei genitori».

Tra gli intervenuti c’era anche Eugenia Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità: «Il governo intende rimettere al centro la natalità e le pari opportunità – ha assicurato -. In tal senso, abbiamo aumentato l’Assegno Unico per le famiglie numerose, sebbene sia una misura sotto procedura di infrazione da parte dell’Ue. La scelta che abbiamo fatto in questa Manovra è stata quella di investire su genitorialità, maternità e famiglia. In questa direzione vanno misure come la decontribuzione per le donne dal secondo figlio e con l’asilo nido gratuito per le famiglie dopo il primo figlio. L’obiettivo è quello di tornare a dare valore sociale alla maternità».

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