Un festival dedicato alle relazioni

Cosa ci ha insegnato la pandemia

La pandemia del Covid-19 ci ha insegnato molte cose, «ci ha insegnato che la nostra vita è appesa al filo delle relazioni. Ci ha mostrato che le relazioni decidono la nostra identità personale e sociale. Ha ridefinito lo spazio e il tempo della vita umana. Ha chiesto di ripensare al modus vivendi di ognuno di noi». Così hanno scritto Pierpaolo Donati e Giulio Maspero in Dopo la pandemia. Rigenerare la società con le relazioni, mettendo in luce come la situazione che stiamo vivendo abbia gravemente compromesso il rapporto con l’Altro, che si è progressivamente trasformato in potenziale “untore”, ma ci abbia anche costretto a fare i conti con nostro Io più profondo, il quale ha dovuto ridefinirsi all’interno di uno spazio relazionale ridotto al minimo.

 

Star bene con noi stessi

In questo spazio dobbiamo, necessariamente, cercare di star bene con noi stessi, accettarci per quello che siamo e anche per quello che vorremmo essere ma non possiamo, o non riusciamo ad essere. «Per potersi accettare è necessario conoscersi bene (…), è necessario sanare le ferite affettive, smontare i pensieri inconsci esagerati, o completamente falsi». Questa è l’analisi che Inaki Guerrero Ostolaza propone in Due o più. Le relazioni interpersonali come fonte di felicità, in cui è di nuovo la relazione, osservata in questo caso da una prospettiva psicologica, ad essere osservata a partire dall’idea che non esiste relazione senza conflitto.

 

Stare in armonia con la natura

Ma un rapporto sereno con noi stessi non può prescindere da un rapporto equilibrato con l’ambiente, naturale e antropizzato, che abbiamo intorno. Nonostante questa consapevolezza, la crisi ambientale è spesso «avvertita come una questione prettamente tecnica, nel senso che la so­luzione andrebbe cercata nella messa a punto di nuovi dispo­sitivi tecnologici» – come scrivono Andrea Conte e Rosalba Poli nel volume Vita salute e ambiente tra speranza e responsabilità (in libreria dal 18 marzo) –, evidenziando come il largo consenso che accordiamo alla tecnica non possa indebolire il nostro impegno personale a rispettare l’ambiente.

 

Il festival delle relazioni

A queste e ad altre accezioni della parola “relazione” è dedicato un Festival, giunto alla terza edizione, che quest’anno propone come titolo «Oltre la paura» e fissa come obiettivo quello di «mettere a fuoco il nostro sguardo sulla difficile e complessa realtà consegnataci dalla pandemia, per ritrovare, insieme, tracce di speranza rigenerante».

 

Lo spirito dell’iniziativa

Il festival delle relazioni, ideato da un gruppo di persone della bergamasca Valle Seriana, legate tra loro da una tensione verso l’umanità e il bene comune e animate dalla spiritualità dei Focolari, è promosso dal Gruppo editoriale Città Nuova e da Alessia Libreria e quest’anno propone quattro eventi, trasmessi in diretta streaming sul sito Flest.it.

 

Gli appuntamenti

Le dirette saranno visibili i primi quattro mercoledì di marzo, a partire dalle 20.45. Si comincerà il 3, con un incontro dal titolo «Guardare la paura e insieme trovare speranza» in cui Aurora Nicosia e Carlo Cefaloni di Città Nuova dialogheranno col pedagogista Ivo Lizzola. L’incontro del 10 marzo sarà dedicato al volume di Pierpaolo Donati e Giulio Maspero, Oltre la pandemia, quello del 17 al rapporto tra salute e ambiente e l’ultimo incontro, il 24, al delicato tema della solitudine e dello star bene con se stessi. Il programma dettagliato del Festival è disponibile sul sito di Flest.

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