L'esperto risponde / migranti

Ezio Aceti

Laureato in psicologia, consigliere dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, esperto in psicologia evolutiva e scolastica, ha pubblicato per Città Nuova: I linguaggi del corpo (2007); Comunicare fuori e dentro la famiglia (nuova ed. 2012), Crescer(ci) (2010); Mio figlio disabile (2011); con Giuseppe Milan, L’epoca delle speranze possibili. Adolescenti oggi (2010); Educare al sacro (2011); Mio figlio disabile (2011); Nonni oggi (2013); Crescere è una straordinaria avventura (2016); con Stefania Cagliani, Ad amare ci si educa (2017).

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società

Clarisse e carmelitane in azione

Una settimana fa circa clarisse e carmelitano hanno inviato al presidente della Repubblica Mattarella e al premier Conte una lettera aperta per «dare voce ai nostri fratelli e sorelle migranti che scappano da guerre, persecuzioni e carestie». Pensate sia opportuno che delle religiose prendano posizione su questo tema?

Antonio – Salerno

È stupefacente constatare come donne che hanno scelto di vivere appartate dal mondo, in solitudine, comunione e preghiera, siano così avanti nel progresso sociale e umano. Mi riferisco alla lettera inviata l’11 luglio al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio, circa l’accoglienza degli immigrati e la loro disponibilità a mettere al servizio tempi e spazi.

La bellezza sta poi nel constatare come decine di adesioni alla proposta siano arrivate subito. Quanto le clarisse e le carmelitane hanno operato con questa loro iniziativa ha il sapore della primavera, della nuova umanità anticipata. Saremmo troppo superficiali nel considerarla una semplice iniziatica caritatevole e generosa. No! È un modo di intendere il futuro che mette alla base l’altro come co-essenziale, come parte di noi.

Ancora una volta queste donne aprono il loro grembo d’amore e il loro cuore e la mente agli altri, testimoniando sin da quaggiù il vero vivere. In questo modo, con questo loro gesto si abbattono le categorie di stranieri, immigranti, diversi, per introdurre un’unica categoria che è la più aperta possibile: il prossimo.

In questo modo il prossimo non è chi mi sta accanto, anche, non è chi mi è parente, anche, ma colui che io faccio esistere con il mio interessamento. Il prossimo apre le mie difese psicologiche, mi co-stringe a vincere la paura e mi aiuta a trarre energie psichiche per la nuova terra del futuro.

Quante volte le paure, le depressioni, le disarmonie psicologiche sono determinate dalla carenza di amore che, per vari motivi, ci è capitata, e spesso la cura consiste nell’aiutarci a comprendere che nonostante tutto ciascuno è amato perché è stato fatto nascere, e che, se facciamo nascere gli altri con il nostro amore, ritroviamo non solo la nostra dignità e serenità psicologica, ma anche la gioia di essere parte dell’umanità.

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Psicologia

Degrado tv

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Il talk show “L’isola dei famosi” mi sembra un grande imbroglio, cosa ne pensa? Uno spettatore tv


Sì. Ci risiamo con l’ennesimo spettacolo illusionista e falso: è degradante se proprio “i famosi” ci presentano banalità e frivolezze di ogni genere. Il pensiero egocentrico si esalta, presenta il peggio di sé in una allegoria narcisista che buca gli schermi e comprime i cuori. Alla fine di ogni puntata il risultato è sempre lo stesso: nausea, tristezza e sfiducia verso l’essere umano. Tanto che alla fine si salva chi è riuscito a eliminare tutti. Insomma è più bravo chi riesce a eliminare tutti gli altri. D’altronde è proprio la filosofia di fondo che è menzognera, e costringe le persone a esprimere il peggio di sé. Forse sono eccessivamente critico, ma è ora di finirla di lamentarci del degrado espressivo e comunicativo del giovani e della loro superficialità quando noi adulti presentiamo loro spettacoli così degradanti. Quanto sono vere le parole del grande filosofo Paul Ricoeur quando, prevedendo quello che sarebbe successo, nel futuro diceva: temo che arriverà il tempo in cui non ci sarà più il bene e il male, dove lo stesso tempo dedicato al Grande Fratello sarà uguale a quello dedicato al problema della fame nel mondo. Per fortuna papa Francesco ci ricorda sempre l’essenziale, cosa è veramente importante per la vita. I giovani lo stanno ad ascoltare perché, nonostante i tentativi di addormentare le loro coscienze, l’anelito di verità e di luce alberga sempre nel loro cuore
Psicologia

Il mondo a rotoli?

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La depressione è la prima malattia d’Europa. Lo scoraggiamento per come va il mondo sembra essere sempre alle porte. Come se ne esce? Cosa possiamo fare? Laura    


Luciano Manicardi, priore della comunità di Bose, dice una cosa bellissima: «La crisi che stiamo vivendo è paragonabile alle doglie di un parto. Ci sono le donne, c’è la sofferenza, ma c’è anche il bambino che può nascere». Bisogna dare un senso diverso alla crisi. Di fronte a questa fatica, a queste ferite, bisogna saper intravedere il nuovo, il bello che avanza. E non si tratta di essere utopisti, si tratta semplicemente di essere intelligenti. Infatti, se guardiamo bene le statistiche, non è vero che tutto va storto, che tutto è depressione. In qualsiasi Paese o città d’Italia succedono metà cose belle e metà brutte. Se fossimo un po’ oggettivi, dovremmo fare un telegiornale con metà notizie positive e metà negative. E poi chi ha detto che la realtà è quella che vediamo? La realtà vera è quella che noi facciamo esistere, che noi possiamo far risorgere. Se io appena conosco una persona nuova cerco di intravedere i suoi lati positivi, spiegandole tutto quello che ha di positivo, creo un circolo virtuoso: la persona darà il meglio di sé e si creerà il circolo dell’amore. Se invece io rilevo il negativo si crea il circolo vizioso, si va in depressione, si continua a parlare di quello che va male. Insomma il modo migliore per uscire dalla depressione, è quello di affrontare la realtà con un atteggiamento diverso, l’atteggiamento che aveva il più grande santo dell’educazione, san Giovanni Bosco. Lavorando con i carcerati, lui non vedeva il negativo che avevano, vedeva il positivo, e da questo positivo ha fatto nascere le scuole professionali, ha fatto nascere un’opportunità per tutti. Così anche noi, di fronte a questo mondo, possiamo dare il nostro contributo lavorando per il positivo e per la pace.
Giovani

I nostri ragazzi, nati per amare

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Il mio bambino sta cambiando (crescendo?). È diventato più taciturno e sgarbato. Quando si guarda allo specchio non “si piace”. Sono un po’ preoccupata… sentendo quello che combinano gli altri adolescenti! Una mamma


Teniamo conto che questa è l’età in cui si modificano il corpo, le idee e anche i sentimenti dei ragazzi. I maschi in particolare non sanno ben interpretare ciò che sta avvenendo e provano interiormente tensioni molto forti. Si struttura così una piccola ansia del crescere che si traduce spesso in comportamenti eccessivamente vivaci nel gruppo di coetanei, con gesti, spinte, linguaggi e modi di fare smodati e talvolta volgari. I comportamenti di gruppo aggressivi e smodati dei preadolescenti sono il sintomo che qualcosa sta avvenendo in loro; ma sono anche lo specchio di una fragilità che è tipica della figura maschile, non in grado di dar voce alle emozioni e ai sentimenti dovuti ai cambiamenti. Nell’adolescenza assisteremo poi ai classici comportamenti di molti maschi che da una parte sono aggressivi e prepotenti, dall’altra incapaci di esprimere quello che provano, con il conseguente disorientamento dei genitori (spesso le madri) che non sanno più cosa fare. E gli adulti cosa fanno? Cosa propongono? Basta guardare il mondo televisivo che tende ad esasperare l’aspetto fisico delle persone, presentando corpi appariscenti e perfetti, quasi sempre in totale disarmonia con il significato vero del corpo. Sono persone in mostra: corpi che testimoniano non la coerenza della vita, ove le idee corrispondono ai gesti e alle azioni, ma corpi “spezzati” di persone dissociate. Per non parlare dei filmini porno che girano sui cellulari, dove tutto è falso: dalle prestazioni sessuali dei maschi, all’apprezzamento femminile di certi modi di fare violenti maschili. Occorre anche constatare come il mondo degli adulti oggi sembri troppo concentrato su di sé per potersi occupare con calma delle problematiche che si affacciano per la prima volta nei fanciulli che crescono. Da parte dei genitori bisogna evitare sia un’eccessiva drammatizzazione, con conseguente aumento dell’ansia e della insicurezza, sia un’eccessiva banalizzazione, considerando infantili i problemi che i ragazzi e le ragazze pongono. Occorre invece presentare il cambiamento (fisico e psicologico) come una splendida opportunità di crescita e maturazione che può aiutare il fanciullo a raggiungere maggior autonomia e indipendenza dai genitori. E siccome il rapporto con l’aspetto fisico è parte integrante della personalità, ogni qualvolta vi rivolgete al ragazzo, ricordatevi che è fondamentale l’idea che avete di lui, idea che deve essere positiva e incoraggiante. Per il ragazzo in crescita le impressioni e i commenti delle altre persone su di lui sono di fondamentale importanza per la costruzione della sua identità. Quindi i genitori devono gratificare con pertinenza gli aspetti positivi e ammonire, senza drammatizzare, per quelli negativi. Soprattutto occorre avere la pazienza di seminare senza fermarsi al negativo dei nostri ragazzi, per vederli invece nel loro dover essere, come li vedeva e li vede Gesù: persone in grado di amare perché nate per amare. Ricordiamoci: i nostri ragazzi sono nati per amare. Per amare sempre.
Salute

Bambini e test genetici

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Si parla dell’importanza di fare i test genetici pre-gravidanza o durante la gravidanza, per accorgersi di eventuali malattie genetiche rare del bambino prima che nasca. Questo è giusto. Ma così non si aumentano le paure dei genitori e la facilità con cui si ricorre all’aborto in caso di problemi del nascituro (vedi bambini down)? Una (futura spero) mamma


Il test genetico rappresenta una metodica scientifica particolare che offre la possibilità di conoscere il mistero della vita sin dal suo concepimento. Tutto ciò è una cosa in sé buona e potrebbe essere utile, come potrebbero essere utili tutte le conoscenze scientifiche in possesso dell’uomo. La scienza quando è al servizio dell’uomo può fare “miracoli”, nel senso che può alleviare sofferenze, migliorare la vita e dare gioia e serenità al vivere. È l’uomo al vertice della conoscenza e solo lui può disporre di tutto quanto conosce e dare un senso all’utilizzo delle metodiche scientifiche. Se il test genetico è al servizio della vita e permette di conoscere in anticipo come sarà il figlio, potrebbe servire per amarlo meglio, per accudirlo meglio o per gestire nel migliore dei modi la gravidanza. Qualora il test riveli qualche eventuale problemi per il figlio, la gravidanza potrebbe essere gestita al meglio in modo da accudire nel migliore dei modi il futuro nascituro. È sempre nel cuore e nelle intenzioni dell’uomo che alberga il senso della vita e dell’umano. Anche la paura e i timori eventuali nel sapere di una possibile malattia del figlio potrebbero essere gestiti al meglio se attorno ai genitori si snoda una solidarietà e una vicinanza che permetta al figlio di essere accolto perché è una creatura che merita di essere accolta nel migliore dei modi. Quindi tutto sta nella responsabilità e nella tensione alla vita presente nei genitori che sono liberi di volere o no il test genetico. Indipendentemente dalla scelta è importante che tutto venga fatto per la vita, per una miglior accoglienza. Perché qui c’è in gioco molto: la vita. E forse è bene sapere che essa proviene non dalle tecniche o dalle metodiche scientifiche, ma dall’amore dei coniugi che possono generarla perché a loro volta sono stati generati da Qualcuno che ha creato tutto e che è felice di avere negli uomini e nelle donne delle con creatrici, rispettosi di qualsiasi bambino, perché qualsiasi bambino è immagine di Dio. Un Dio che è ostinatamente amore.
Psicologia

Mio figlio mi tratta come una serva…

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Mio marito se ne è andato. Mio figlio ventenne è ribelle e mi tratta come una serva. Non ce la faccio più. Lo devo buttare fuori di casa?


Ad una domanda così sintetica è difficile rispondere… perché le circostanze sono sicuramente più complesse e occorrerebbe conoscere meglio tutta la situazione. Dalla domanda si comprende la sofferenza della madre e le difficoltà relazionali presenti. Tutto ciò merita la considerazione e la vicinanza. Qualche piccolo suggerimento si può dare:
  • È importante fare in modo che le difficoltà e le sofferenze non abbiano il sopravvento e per questo motivo è necessario abbassare la soglia d’ansia.
  • È importante non spezzare la relazione, ma anche evitare che questa diventi patologica fino a far compiere gesti irrazionali.
  • Occorre considerare che nessuno vorrebbe fallire nella vita e che spesso le difficoltà sono un grido di aiuto, mascherano il desiderio di dare un senso a quello che si vive.
  • I protagonisti della relazione sono persone adulte e come tali potrebbero rapportarsi, salvaguardando ciascuno il proprio modo di vedere le cose.
Per questo mi sembra importante una distanza pedagogica essenziale. Fino a quando madre e figlio vivono insieme, il rischio di farsi del male è molto alto, come molto alta è la manipolazione reciproca fra i due. Per evitare di “sbattere fuori di casa” il figlio, potrebbe essere utile una separazione condivisa. Sarebbe bene trovare un monolocale, magari in affitto, ove il figlio possa andare a vivere, aiutato dalla madre all’inizio… questo andrebbe fatto come costatazione della adultità del figlio e del bisogno di autonomia. Sono sicuro che in questo modo non solo la tensione potrebbe allentarsi, ma anche il rapporto potrebbe migliorare significativamente. Insomma occorre evitare che madre e figlio siano troppo vicini (col rischio di farsi del male), ma anche troppo distanti, per salvaguardare la relazione… Comunque, sentitemi entrambi vicini e… sono sicuro che con l’intelligenza illuminata dalla disponibilità possiate farcela.
Psicologia

Baby gang che fare?

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Le baby gang sono un incubo. Dobbiamo inasprire le pene e diminuire l’età di carcerabilità? Sergio  


Alla televisione ormai ci stiamo abituando ad osservare atti vandalici e violenti da parte di ragazzi di 12, 13, 14, 15, 16 anni. Questo è agghiacciante. Cos’è una baby gang? È costituita per lo più da ragazzi, per lo più maschi, che manifestano la volontà di rompere, aggredire, violentare persone e cose. Anzi possiamo ridefinirla così: ragazzi che aggrediscono la realtà, perché fanno fatica a stare nella loro realtà. Aggrediscono perché non sanno stare nella propria interiorità. Provano disagio e noia perché non conoscono se stessi, non sono capaci di introspezione e interiorità. Si affermano rompendo e aggredendo. Tutto ciò è desolante e preoccupante, perché rischiano di vivere fuori di sé pensando di essere superiori a tutto, mentre invece sono incapaci di relazionarsi alla vita, alle persone, alle cose. Insomma sono ragazzi superficiali che compiono atti vandalici, con gravi conseguenze per le persone e le cose. Perché tutto questo? Di solito le cause sono educative ed evolutive. Ma non voglio addentrarmi sulle cause, sarebbe molto lunga. Lei mi chiede cosa possiamo fare. Sarebbe semplice punirli e castigarli, ma senza un parallelo lavoro di recupero della loro personalità “danneggiata”, la conseguenza sarebbe solo di farli diventare ancora più aggressivi di prima. Due, secondo me, sono gli interventi urgenti:
  • fargli riparare il danno: è importante che riparino i danni che loro stessi hanno provocato. Dovrebbero quindi fare attività obbligatorie di risarcimento, come lavori utili, magari con disabili e anziani, cioè a contatto con i bisogni degli altri. Questa attività fa comprendere loro come si possono recuperare atti vandalici mediante atti altruistici.
  • rieducarli alla dimensione sociale: occorre che questi ragazzi si rendano conto della propria dimensione interiore, delle capacità presenti in loro, dell’inutilità della violenza. Occorre che partecipino a momenti educativi e formativi, che li aiutino a comprendere il danno e allo stesso tempo li aiutino a relazionarsi con la propria interiorità e identità, onde scoprire di essere persone relazionali.
Certo, tutto questo è faticoso, ma urgente. Infatti, se da una parte occorre punirli e fargli risarcire i danni commessi, dall’altra occorre recuperare ed educare la loro persona. Ricordiamoci che l’atto va risarcito, ma la persona va educata, sempre. Sempre.
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