Settimana Mondo Unito

Migranti e ricchezza dei popoli

Mercoledì 5 maggio (ore 18,00), durante la Settimana Mondo Unito, si terrà un incontro sul tema delle migrazioni con un gruppo di giuristi africani, appartenenti al Movimento dei Focolari. Intervista a Raphaël Takougang, avvocato camerunese membro della rete internazionale di giuristi Comunione e Diritto.

Raphaël Takougang è un avvocato focolarino, camerunese, residente in Kenya. Fino al 2018 ha vissuto in Italia e ha presenziato l’arrivo dei migranti nel nostro Paese e il modo in cui erano accolti. Ora in Kenya la situazione è per certi versi simile: a differenza di altri Paesi africani, il Kenya è un Paese di accoglienza più che di partenza. Situato vicino alla Somalia e al Sud Sudan, Paese che è continuamente in guerra, conta su due grandi campi di rifugiati.

«È un Paese abbastanza in pace che fa quello che può con i mezzi che ha, che non sono tantissimi. La gente non pensa ad andare in Europa, piuttosto si accolgono persone che hanno una situazione difficile a casa loro», spiega Takougang, uno degli organizzatori del webinar La storia dei giovani migranti. Yaguine Koita e Fodé Toukara, i nostri amici, che avrà luogo mercoledì 5 maggio nell’ambito della Settimana Mondo Unito. L’incontro, che inizierà alle ore 18, è organizzato dal gruppo di giuristi dei focolari dell’Africa in collaborazione con United World Project (diretta in italiano, inglese, francese e portoghese).

Come nasce l’incontro proposto?
Guardando la società di oggi, con tutte le problematiche che ci sono, ci è sembrato bello organizzare un momento per parlare della migrazione. Pensiamo di poter dare un altro sguardo su cos’è l’emigrazione, vista anche dal punto di vista dell’Africa.

Vogliamo far passare il messaggio che quando i popoli decidono di spostarsi, la cosa migliore non è quella di fermarli o rimandarli a casa sua. Sono movimenti dei popoli, abbiamo visto il popolo europeo migrare verso le Americhe nel secolo scorso; questa volta sono l’Africa e il Medio Oriente che migrano verso l’Europa.

Crediamo che bisogna accompagnare questi processi da due lati: facendo capire che non è sempre migrando che si trova la vita migliore, perché anche da qui si potrebbero migliorare le condizioni di vita; ma anche dicendo ai popoli di là che siamo una ricchezza gli uni per gli altri. A mio avviso, i governi dei Paesi dovrebbero preparare il loro popoli ad accogliere questa gente che arriva, dicendo: «guardate che non sono mostri che arrivano, guardate che sono gente come noi». In questa settimana del mondo unito pensiamo che il mondo unito si farà quando i popoli scopriranno di essere una ricchezza gli uni per gli altri.

Di cosa si parlerà durante il webinar?
Abbiamo pensato di raccontare la storia di due giovani africani della Guinea Conakry che sono migrati in Europa nel 99. Hanno presso un aereo all’epoca, sono entrati nel posto dove c’è il reattore non sapendo che sarebbero morti dal freddo. Sono arrivati già morti in Belgio, avevano 14 e 15 anni. È stata scoperta su di loro una lettera che avevano scritto ai leader di Europa, che diceva: «Noi partiamo dal nostro Paese perché qui non solo c’è la fame e la guerra, ma anche il Paese non è organizzato. Voi potete organizzare il nostro Paese come avete organizzato casa vostra?». Poi vogliamo parlare del patto di Marrakesh del 2018, dove alcuni Paesi hanno cercato di fare delle proposte su come risolvere la questione delle migrazioni: sarebbe un processo da accompagnare, dal Paese di partenza a quello di accoglienza. Come? Preparando la gente ad accettare le nuove persone che arrivano, aiutandole ad integrarsi, facilitando le possibilità di ottenere i documenti per essere in regola… Vogliamo parlare di tutte queste cose guardando al nostro obiettivo del mondo unito, che diventerà una realtà quando cercheremo di accoglierci l’uno all’altro, scoprendo le ricchezze che uno ha da dare all’altro e viceversa.

Come sta funzionato il sistema di accoglienza e come dovrebbe ristrutturarsi?
Ci sono già piccole comunità che cercano di accogliere le persone che arrivano. Si tratta di creare prima una base, cioè, un gruppo che si dedichi ad integrare queste persone insegnando loro la lingua del Paese dove sono arrivati, i costumi e le tradizioni, le leggi. La gente che arriva ha bisogno di informazione, di conoscere il posto dove abitano adesso. E poi una ricerca di conoscere questi popoli. Sogno con uno scambio culturale tra quelli che arrivano e quelli che accolgono, e per questo ci vuole un’organizzazione, per dare a chi arriva uno sguardo più obiettivo della realtà del Paese a cui arriva, ma chi accoglie anche deve sapere chi sta accogliendo. Quindi, cercare di conoscere un background culturale, storico, perché meglio conosci una persona meglio sai come convivere con lei.

(AP Photo/Julio Cortez, File)

Come dovrebbe ripensarsi il diritto in Europa perché risponda all’integrità di tutta l’umanità?
Dipende di cosa vogliamo offrire, il diritto deve facilitare i rapporti tra le persone, vuole essere uno strumento che accompagna i processi, che regola perché ognuno trovi il suo spazio in questo mondo, deve facilitare l’integrazione delle persone che hanno, come dice la carta dell’Onu sui diritti umani, la libertà di potersi spostare ovunque vogliono. I Paesi dovrebbero facilitare questo movimento delle persone, creando regole che permettano creare un quadro per vivere in sicurezza dovunque vadano. Cosa possiamo fare perché la gente si senta al sicuro e possa integrarsi? Le risposte potrebbero aiutare a rimodellare e riconfigurare le regole giuridiche perché le migrazioni siano accompagnate dal diritto.

Quale potrebbe essere una risposta duratura e condivisa alle sfide migratorie?
Come risolvere la situazione? Il male si risolve dalla radice. La gente pensa che altrove ci sarà un futuro migliore. Se si potessero creare  condizioni migliori perché quello che uno va a cercare altrove lo trovi casa sua, questo ridurrebbe il numero di persone che vogliono emigrare, scappare dai luoghi naturali dove sono nati e cresciuti, dove si sentono a casa. Perché devono andare a cercare la felicità altrove? Se nelle relazioni tra i Paesi si potessero dire le cose come stanno e aiutarsi perché ognuno possa creare le condizioni perché i suoi cittadini si sentano bene a casa loro, questo sarebbe un passo immenso per tutta l’umanità. Altrimenti quando io migro divento un peso per chi mi accoglie. Invece, se rimango a casa mia a sfruttare i beni che Dio mi ha dato per la mia sopravvivenza forse sarò una ricchezza, non solo per i miei ma anche per gli altri. Quindi cercare una equa distribuzioni dei beni, che diventi sempre di più una realtà; è lì il problema di fondo.

Perché pensano che il meglio sia in Europa?
Per chi non è mai stato in Europa c’è tanta ignoranza, si pensa che tutto lì sia facile. C’è qualche Paese che mostra che “non gli manca niente”, c’è un po’ di inganno nelle relazioni. Anche qui una correttezza nel campo politico, nella relazione tra i Paesi, aiuterebbe a far capire che quello che vai a cercare lì lo puoi avere qua, basta che la società sia organizzata in modo da sfruttare bene le risorse che abbiamo.

Un commento per quanto accaduto giorni fa in mare con la morte di 130 migranti, una tragedia che purtroppo accade spesso, anche se noi non ce ne vogliamo rendere conto?
C’è una responsabilità condivisa, persone che hanno mancato alla loro responsabilità. Comincerei dai Paesi di partenza. Non dico che i Paesi africani siano sani, anche lì c’è un primo livello di responsabilità, il dare la vita per la propria gente non è una realtà che si può toccare con le mani, perché alcuni che sono al potere pensano più a loro stessi. Poi c’è tutta la fila di trafficanti, quando scappano e devono pagare in Libia per poter attraversare, e il Governo del posto sa che c’è questa cosa e non fa niente, anche lì c’è un’altra responsabilità. E quando uno è già in mare, i Paesi confinanti bisogna che corrano a salvare le vite umane, prima di tutto, anche se dopo bisogna metterli in prigione perché sono fuori legge. Le vite umane sono più importanti di tutto e bisogna salvarle.

 

Per seguire la diretta bisogna andare su www.unitedworldproject.org.
Per accedere al webinar con Zoom le coordinate sono:

ID: 99809215668
PASSWORD: SMU2021

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