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Cultura > Serie Tv

Wonder Man

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

Wonder Man racconta la storia di Simon Williams, un uomo con superpoteri che sogna di fare l’attore e vive la propria diversità come un peso. Attraverso un’amicizia inaspettata e un percorso fatto di fragilità, arte e riscatto, la serie riflette sull’umanità dietro il super eroismo, tra sogni infranti, legami autentici e bisogno di essere visti

Simon Williams/Wonder Man (Yahya Adbul-Mateen II) in Marvel Television’s WONDER MAN, in esclusiva su Disney+. Foto per gentile concessione di Marvel Television. © 2025 MARVEL

Certo, i supereroi, ma anche e soprattutto un uomo: Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II), che vorrebbe solo far l’attore. Lo desidera con tutto se stesso, ben oltre il superpotere della sua forza enorme, sprigionata nei momenti di rabbia. Ben oltre la straordinaria diversità di cui farebbe volentieri a meno. Simon la tiene nascosta, ingabbiata come un triste segreto, perché non la capisce e perché una legge degli Studios − nell’interessante serie Marvel Wonder Man, coi suoi sei godibili episodi su Disney+ − dice che chi ha superpoteri non può lavorare come attore al cinema.

Incubo latente, ribollente, causa di continuo conflitto interiore per il ragazzo che incontriamo in un momento di difficoltà: ha perso la parte che recitava in American Horror Story (perchè voleva approfondire il suo personaggio) e la sua ragazza lo ha lasciato. Con sfumature da loser americano, Simon si reca in un piccolo cinema dove danno Un uomo da Marciapiede di John Schlesinger: il capolavoro che di ultimi racconta, che di sogno americano in controluce, sbiadito e fragile, saltato in aria ci parla. Dell’amicizia germogliata tra due solitudini più o meno emarginate: quelle dei personaggi memorabilmente interpretati da Dustin Hoffman e Jon Woight.

Simon Williams/Wonder Man (Yahya Adbul-Mateen II) in Marvel Television’s WONDER MAN, in esclusiva su Disney+. Foto di Suzanne Tenner. © 2025 MARVEL.

Non è un caso che proprio dentro questa piccola sala, Simon incontri Travor Slattery (interpretato da Ben Kingsley). Attore anche lui, però ingaggiato − sotto ricatto − da forze speciali della polizia per trovare prove sui superpoteri di Simon. Il rapporto tra i due nasce da una profonda menzogna, dunque, ma alla lunga il doppio gioco del secondo scema, muta in sentimento ed empatia, in sostegno rischioso e − proprio come nel film di Schlesinger − sorge una relazione autentica tra Simon e Trevor.

Un’amicizia che li porterà addirittura a recitare insieme in un grande film sui supereroi: il remake di Wonder Man, quando un regista importante scorgerà il legame intenso formatosi tra i due. La strada di Simon, che nel frattempo abbiamo conosciuto meglio, sembra illuminarsi verso la realizzazione personale, soprattutto attraverso quell’appassionate e stralunato provino che dura un episodio intero.

Simon Williams/Wonder Man (Yahya Adbul-Mateen II) in Marvel Television’s WONDER MAN, in esclusiva su Disney+. Foto per gentile concessione di Marvel Television. © 2025 MARVEL

Scopriamo la sensibilità di Simon, la solitudine giovanile per la diversità vissuta, i difficili rapporti col fratello, la passione per l’arte recitativa nata da un lontano e tenero momento con suo padre, mentre il talento si palesa a nostri occhi, al pari delle sospirate, meritate chances professionali offerte dalla vita. Ma gli imprevisti, gli inciampi, le cadute, i conflitti, nei racconti (cinematografici e non solo) sono sempre − inevitabilmente − dietro l’angolo, e Simon impatta clamorosamente contro le sue fragilità, scatenate da quel superpotere ingestibile, oltre che da un’ingiustizia di fondo che pare “fatualmente” corrergli dietro.

Quando però tutto sembra perduto, sarà proprio Trevor, il finto amico divenuto vero, a dargli la più grande delle mani. L’ex traditore arriverà a sacrificarsi per l’uomo che stava manipolando. Trevor compirà la sua scelta non indolore, dopo aver sentito da vicino il respiro interiore di Simon, il sibilo sottile e costante delle sue ferite, l’ansia per quel superpotere vissuto come pericolo incombente, dentro la normalità pulsante, fatta di insicurezze, sogni e paure, di un ragazzone come tanti.

Ecco che dunque, oltre il super eroismo che esplode nettamente nel finale, quando Simon ricambia il favore all’amico, Wonder Man ci parla di esseri umani profondamente comuni, in cerca di riscatto e capaci di tenere fede a ricordi lontani, a certi momenti dolci, salvificamente affettivi e resistenti al tempo: quello di Simon con l’amato padre dopo la visione al cinema del primo Wonder Man. Sequenza che chiude il cerchio, o meglio lo apre. Attimo di tenerezza e di un’America (oggi) lontana: quella che il cinema ci ha insegnato ad amare nel ‘900; che certo cinema ha − in qualche modo − inventato. Certamente comunicato, narrato.

Simon Williams/Wonder Man (Yahya Adbul-Mateen II) e Trevor Slattery (Sir Ben Kingsley) in Marvel Television’s WONDER MAN, in esclusiva su Disney+. Foto per gentile concessione di Marvel Television. © 2026 MARVEL.

L’America co-creata da Hollywood: la fabbrica su cui, morbidamente in controluce, Wonder Man riflette. Luogo sfondo − non passivo − di una serie piuttosto singolare sui supereroi, variazione originale sul tema, decisamente attenta a parlare di diversità e amicizia. Entrambi toccati in modo intelligente, con qualità visiva buona e senza particolare violenza esibita. Con capacità di coinvolgere ed emozionare.

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