Viva Internet! Sì, ma…

30 anni fa la Rete italiana si collegava alla Rete mondiale. Aspettando i 30 mega di connessione promessi dal governo entro il 2020 a tutti gli italiani, qualche considerazione controcorrente
Internet

Oggi si festeggia Internet in Italia. 30 anni fa avveniva il primo collegamento: utilizzando un apparecchio regalato dal Dipartimento della Difesa Usa, il Cnuce di Pisa inviò un segnale alle antenne di Telespazio in Abruzzo, che lo trasmisero al satellite Intelsat IV in orbita, e da qui al ricevitore in Pennsylvania negli Stati Uniti. Il 30 aprile 1986 l’Italia diventava ufficialmente la quarta nazione del mondo ad entrare nella rete Internet.

 

Ora invece siamo agli ultimi posti in Europa come sviluppo della Rete, per cui, come sottolinea il presidente del Consiglio Renzi, sul tema della banda larga «ci giochiamo una parte fondamentale dello sviluppo economico del Paese». E allora ecco la promessa del capo del governo: entro il 2020 tutti gli italiani avranno almeno 30 mega di connessione.

 

Come cittadino italiano sono contento dell'accelerazione nello sviluppo della banda larga italiana. Nessun Paese può ormai fare a meno del sistema nervoso mondiale che si chiama Internet. Contemporaneamente, però, proprio in questa giornata di festeggiamenti, non posso non notare, tra la valanga di articoli pubblicati, una scarsa riflessione critica. Lo strumento è troppo bello e decisivo per non usarlo con intelligenza e senso critico.

 

Qualche settimana fa, il giornalista Ferruccio De Bortoli, in un’intervista a Città Nuova (n. 4/2016), notava che «abbiamo intere autostrade digitali vuote di contenuti» e che «l’infinito chiacchiericcio dei social network finirà nel cestino della storia». Parole dure, che fanno il paio con le conclusioni sconfortanti del documento di valutazione del progetto ministeriale Cl@ssi 2.0, relativo all’introduzione delle nuove tecnologie a scuola (vedi Città Nuova n. 5/2016). O con le preoccupazioni di tanti genitori che vedono i loro figli adolescenti chiudersi dopo cena nelle loro camerette per fare le ore piccole nelle chat o nei videogiochi o nei mondi fantastici in Rete.

 

Nessuno sa come evolverà il cervello dell’uomo, ora che c’è la Rete. Ogni cambiamento tecnologico ha ripercussioni che nessuno riesce a valutare in anticipo. Speriamo quindi che aumentino la riflessione e i dibattiti sull’uso intelligente di questo strumento potentissimo, evitando sia il tecno-entusiasmo acritico, sia il lavaggio del cervello di quanti hanno il solo interesse di farci consumare (senza freni) la merce digitale. Nel nostro piccolo, un contributo di riflessione su questo tema lo proporremo anche sul numero di giugno di Città Nuova.

 

Eppure rimango ottimista, sia per la capacità dell’uomo di cavarsela in tutte le situazioni, sia perché le nuove generazioni non stanno a guardare. Stamattina in metropolitana leggevo il quotidiano Metro: per festeggiare i 30 anni di Internet, proponeva le riflessioni di alcuni liceali su questo strumento tecnologico: competenti, critiche, appassionate, lucide, propositive. Il futuro è assicurato.

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