Via libera alla nuova Commissione europea

La nuova presidente, Ursula von der Leyen, ha tenuto un discorso alla seduta plenaria del Parlamento europeo dove ha delineato la sua idea di Europa del futuro.

Il Parlamento europeo ha dato la propria fiducia alla nuova Commissione europea, l’esecutivo dell’Unione europea (Ue), guidata da Ursula Von der Leyen, con 461 voti a favore, 157 contrari e 89 astensioni. Nel mese di luglio, invece, Ursula Von der Leyen fu eletta con appena 9 voti di scarto, mettendo in dubbio la solidità della maggioranza a sostegno della stessa Commissione europea nel lungo periodo, mentre la votazione di questa settimana ha aggregato una maggioranza  superiore persino alla somma dei voti dei tre partiti che sostengono Ursula Von der Leyen (Popolari, Socialisti e Liberali). Fra i partiti italiani, la Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro, il Partito Democratico e Forza Italia hanno votato a favore, mentre tra gli eurodeputati 5 Stelle 10 hanno votato a favore, due contro e due si sono astenuti.

La Commissione europea di Ursula Von der Leyen ha fin da subito riscontrato delle difficoltà, poiché essa avrebbe dovuto insediarsi il 1° novembre ma, con le bocciature di tre commissari designati (la francese Sylvie Goulard, l’ungherese László Trócsányi, e la romena Rovana Plumb) e poi sostituiti nelle ultime settimane, sì è arrivati al 1° dicembre per l’insediamento.

Nel discorso che ha preceduto il voto nella plenaria di Strasburgo, Ursula von der Leyen ha ribadito le priorità della nuova Commissione europea: clima, parità di genere, digitalizzazione, flessibilità e migrazioni. Quasi uno slogan le sue parole: «Noi siamo pronti, l’Europa è pronta. Il mio messaggio è semplice: mettiamoci a lavorare».

Ursula Von der Leyen ha innanzitutto voluto rassicurare «i nostri partner delle Nazioni Unite che possono contare su di noi come paladini del multilateralismo» e sull’impegno dell’Ue nel «dare forma a un ordine mondiale migliore», promuovendo e tutelando «gli interessi dell’Europa mediante scambi commerciali aperti ed equi». Il Green Deal europeo rappresenta la nuova strategia di crescita dell’Ue ed è «imprescindibile per la salute del nostro pianeta e della nostra popolazione, ma anche per la nostra economia; […] contribuirà a ridurre le emissioni e al tempo stesso creerà occupazione». Il Green New Deal, che prevede di ridurre a zero le emissioni inquinanti nette all’interno dell’Ue entro il 2050, sarà presentato in dettaglio nelle prossime settimane.

Per raggiungere la neutralità climatica, entro il 2050, la Commissione europea si impegnerà a sostenere una transizione «giusta e inclusiva», favorendo «investimenti massicci nell’innovazione, nella ricerca, nelle infrastrutture, nell’edilizia abitativa e nella formazione», attraverso «investimenti pubblici e privati, a livello europeo e nazionale». Per questo, l’Ue «integrerà la dimensione dei finanziamenti per il clima in tutto il suo bilancio, ma anche nei mercati dei capitali e nell’intera catena d’investimento», mentre «nelle regioni che dovranno introdurre i cambiamenti maggiori, sosterremo persone e imprese con un meccanismo mirato di transizione equa, che attingerà a diversi fondi, utilizzerà diversi strumenti e attirerà gli investimenti privati di cui abbiamo bisogno».

Ursula Von der Leyen ha riconosciuto che «la digitalizzazione cambierà radicalmente la nostra società, la nostra economia, la nostra amministrazione», ma consentirà anche «un uso più efficace ed efficiente delle risorse perché riusciremo a gestire tutto con grande precisione: il nostro consumo di acqua, l’energia e tutte le preziose risorse del nostro pianeta». Pertanto, sono necessarie «infrastrutture sostenibili, con standard comuni», a partire dalla gestione dell’immenso patrimonio rappresentato dai dati digitali, favorendo altresì la cybersicurezza. Dunque, l’Ue potrebbe e dovrebbe «sfruttare il potere di trasformazione connesso alla duplice transizione, digitale e climatica, per rafforzare la nostra base industriale e il nostro potenziale di innovazione».

Per quanto riguarda le questioni economiche, per Ursula Von der Leyen «è giunto il momento di completare l’Unione economica e monetaria per creare crescita e occupazione aumentando la resilienza macroeconomica», anche attraverso «la flessibilità consentita dal patto di stabilità e crescita per dare alle nostre economie il tempo e lo spazio necessari per crescere».

Per quanto riguarda la questione delle migrazioni, «l’Europa offrirà sempre rifugio a coloro che necessitano di protezione internazionale. Ed è nel nostro interesse che chi rimane sia integrato nella nostra società. Tuttavia dobbiamo anche garantire che chi non ha il diritto di restare torni nel proprio Paese di origine. Dobbiamo sconfiggere i trafficanti e smantellare il loro crudele modello economico. Dobbiamo riformare il sistema di asilo, senza mai dimenticare i valori della solidarietà e della responsabilità. Dobbiamo rafforzare le frontiere esterne per poter tornare a uno spazio Schengen di libera circolazione pienamente funzionante. Dobbiamo investire nei partenariati con i Paesi d’origine per migliorare le condizioni e creare opportunità».

Ancora, l’Ue «assumerà un ruolo guida nella lotta contro il cancro» e, all’inizio del 2020, verrà avviato «un ambizioso piano di lotta contro il cancro» che «contribuisca a ridurre le sofferenze causate da questa malattia». Inoltre, «la cultura e l’istruzione sono l’anello di collegamento tra la nostra storia e il nostro futuro. E sono ciò che ci rende unici. La nostra anima, la nostra cultura, la nostra diversità, il nostro patrimonio».

Resta aperta la questione del commissario europeo che spetta alla Gran Bretagna. In una lettera del 13 novembre le autorità britanniche affermano di non essere nella posizione di proporre un candidato alla carica di Commissario in considerazione delle elezioni politiche imminenti. Invece la Commissione europea ricorda che, conformemente alla giurisprudenza consolidata dell’Ue, uno Stato membro non può invocare le disposizioni vigenti nel proprio ordinamento giuridico nazionale per giustificare l’inosservanza degli obblighi derivanti dal diritto europeo. Il 14 novembre, infatti, la Commissione europea, in qualità di custode dei trattati Ue, ha inviato una lettera di costituzione in mora al Regno Unito per violazione degli obblighi sanciti nei trattati Ue, in quanto esso non ha ancora indicato un candidato alla carica di Commissario. Bruxelles ha invitato, invano, Londra a presentare delle osservazioni entro venerdì 22 novembre, alle quali la Commissione europea potrebbe, se lo ritiene opportuno, formulare un parere motivato.

 

 

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