Vecchiato, serve il medico o la cura?

Intervista a Tiziano Vecchiato, esperto di Welfare, sulla situazione dell’attuale situazione delle Politiche Sociali e Sanitarie. La lezione del professor Carlo Vergani
Alfredo Falcone/LaPresse

L’intellettuale socialdemocratico svedese Daniel Suhonen ha sintetizzato le conseguenze del corona virus con un colorito “La caduta dello Stato anoressico”.

Abbiamo chiesto a Tiziano Vecchiato – presidente della Fondazione Zancan di Padova – tra gli estensori di varie leggi sul welfare nostrano e tra le voci più autorevoli delle Politiche Sociali in Italia, se condivide questa visione. «Al di là di trovare definizioni, certamente il welfare sociale e sanitario è affaticato, inadeguato, a rischio di collasso, ma non tanto dalla carenza delle risorse (che non bastano mai), ma dalla carenza di visione, di capacità di vedere i problemi e tentare di affrontarli. Andrebbe seriamente riformato».

Dottor Vecchiato, recentemente un noto collaboratore della Fondazione Zancan e uno dei più illustri e qualificati Geriatri italiani di respiro internazionale, il professor Carlo Vergani, è deceduto nel suo ambiente di “elezione”, l’ospedale, proprio di Covid all’età di 82 anni. Uno tra i tantissimi anziani spezzati da questa pandemia, cosa pensa di questa “evidenza”?
Oggi i pronto soccorso sono affollati di anziani che in troppi casi non hanno trovato i servizi sul territorio o non sanno come accedervi. Non dobbiamo dimenticare che Carlo Vergani ha dedicato la sua vita alla longevità, cioè alla fiducia nella vita, interpretando la vecchiaia come soglia di una nuova avventura. Invece nei pronto soccorso o nei corridoi dei servizi sociali comunali si scaricano le inefficienze del sistema…, come in un collo di bottiglia pensato per gestire l’emergenza e non i problemi che hanno bisogno di ben altre soluzioni. È il delirio delle cattive organizzazioni che confondono la parte con il tutto, la funzione temporanea con le risposte strutturate e necessarie. Un pronto intervento “sanitario o sociale” non può diventare un pronto per tutto».

Non solo in Lombardia, il caso più evidente, sono venute in luce le contraddizioni della riforma del titolo V° della Costituzione…Certamente, quello che è avvenuto e sta avvenendo è il segnale di una malattia del welfare, in particolare dei suoi sistemi regionali, nel cronico squilibrio tra risposte centralizzate e risposte mal distribuite nei territori. Quelle realtà che dovevano facilitare il passaggio dalla cura al prendersi cura, hanno accettato il rischio di diventare discariche della sofferenza cioè concentrazione di problemi con poca speranza di soluzioni.

Oggi i problemi sono affrontati con il materialismo tecnico e metodologico, fatto di prestazioni e trasferimenti. È il paradosso di chi ha interpretato la missione costituzionale come movimentazione di erogazioni assistenziali, senza gestire l’incontro con le capacità necessarie per fare la differenza in termini clinici ed economici. Carlo Vergani prima di morire aveva descritto il futuro così: “alla fine il problema più urgente sarà quello di trovare un medico, non solo la cura”, cioè un sistema di capacità per curare e prendersi cura, per aiutare ad aiutarsi e non tanto un flusso irrazionale di risposte remunerative ma non in termini di salute.

Sappiamo bene, per averlo detto in altri interventi sul nostro sito, che lei non guarda con simpatia il cosiddetto prestazionismo
Con la solidarietà fiscale tutti erano convinti di finanziare un sistema di protezione e promozione della salute e non un prestazionificio. Il nostro welfare, in particolare quello finalizzato all’assistenza sociale e sanitaria, sta mostrando un volto sfiduciato e povero di futuro. Le riforme sanitaria (con legge 833 del 78) e del Sistema dei Servizi Sociali (con la legge 328 del 2000) avevano previsto e chiesto ben altro.

Come rilanciare oggi quelle riforme?
L’unica nota positiva che posso sottolineare è che le tasse che abbiamo pagato stanno salvando la vita anche a chi non le ha pagate. Anche per questo oggi la realtà ci chiede di non confondere i mezzi con i fini, il materialismo con le strategie umane efficaci» cioè, come diceva il professor Vergani, «insieme e solidalmente non c’è comunità se non c’è solidarietà fra generazioni Si deve andare avanti cercando di trovare un senso, contrastando solitudini e abbandoni».

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