Vaccino: l’Africa verrà dopo

L'Africa dovrà attendere fino a giugno 2021 per iniziare le vaccinazioni anti Covid-19, secondo alcuni virologi africani. Ma l’alleanza Covax sta raccogliendo i fondi necessari per assicurare il vaccino anche ai Paesi a basso reddito. Sul tipo di vaccinazione più adatta al Continente africano è in corso uno studio in Sudafrica.
(Siphiwe Sibeko/Pool via AP)

Di fronte alle devastazioni della seconda ondata della pandemia, il mondo ha capito l’ovvio: il coronavirus è più complicato di quanto sembrava. La corsa al vaccino è stata lanciata da molti paesi occidentali e grandi gruppi farmaceutici iniziano a fregarsi le mani. Cina, Gran Bretagna e Russia hanno iniziato a vaccinare. Presto seguiranno gli Stati Uniti. Ma che dire dell’Africa? Due pesi e due misure?

Il dottor John Nkengasong, direttore di Africa Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) dell’Unione africana, si interroga sulle possibilità di accesso del continente africano ai vaccini anti-Covid-19. Visto il costo annunciato dei vaccini, il medico è convinto che dovremo ancora aspettare. Secondo lui, l’Africa dovrà attendere almeno il 2° trimestre 2021 per iniziare ad essere vaccinata. «Non sono sicuro che avremo i vaccini prima del secondo trimestre del prossimo anno. Comunque i metodi messi finora in atto per testare il Covid-19, restano validi».

Il continente mira a vaccinare «il 3% degli africani entro marzo 2021 –, ha affermato la direttrice regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Matshidiso Moeti –. Ammettiamolo, non ci saranno dosi sufficienti per tutti, quindi l’obiettivo dell’Oms è vaccinare almeno il 20% della popolazione nei paesi a basso reddito entro la fine del 2021».

Nel continente, il costo di distribuzione delle dosi necessarie per le “popolazioni prioritarie” è stimato in 5,7 miliardi di dollari, con «costi aggiuntivi che vanno dal 15% al 20% per le attrezzature ambulatoriali e la consegna del vaccino», secondo l’Oms. Per il finanziamento, i paesi africani a reddito medio o basso devono ricorrere al sostegno di Covax, l’alleanza internazionale (alla quale aderiscono oltre 170 Paesi) guidata dall’Oms che negozia con i produttori un accesso equo ai vaccini. Si tratta di circa due miliardi di dosi da acquistare e distribuire per vaccinare in via prioritaria agli operatori sanitari, le persone a rischio e, possibilmente, chi opera in settori essenziali per l’economia come i trasporti o il turismo.

A questo scopo, l’alleanza Covax ha già raccolto 5,1 miliardi di dollari per acquistare i vaccini e organizzare le campagne di vaccinazione, ma secondo la dottoressa Moeti occorrono altri 4,2 miliardi per raggiungere l’obiettivo.

Attualmente sono in corso tre sperimentazioni in Sudafrica, compresa quella di AstraZeneca/Università di Oxford. AstraZeneca annuncia che fornirà le sue dosi a prezzo di costo (2,50 euro, circa tre dollari), più economiche quindi rispetto a quelle dei concorrenti Pfizer/BioNtech e Moderna. Il vaccino AstraZeneca/Oxford è forse un po’ meno efficace (tra 70-90%) contro l’oltre 95% degli altri due produttori, ma secondo i test comunicati dai tre laboratori sudafricani la facilità di conservazione del primo è decisiva per la distribuzione nel Continente africano.

Secondo il professor Shabir Madhi, che lavora in Sudafrica, è meglio un vaccino efficace al 60 o 70% ma accessibile a gran parte della popolazione, piuttosto che un vaccino efficace più del 90% ma fuori portata per il 50% della popolazione, non solo per il costo ma soprattutto per la complessa conservazione a bassissime temperature.

Come si sa stanno arrivando altri vaccini. Il vaccino russo (Sputnik) sembra fuori portata, salvo accordi che per adesso non ci sono, perché Russia e Usa non hanno finora aderito all’alleanza Covax. Vi ha aderito invece la Cina, ma la sua partecipazione è in via di definizione.

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