Un’altra faccia del Festival

È quella "cattolica" di Signis ed Ente dello Spettacolo. Che premia film e autori in ricerca di valori. Come il film "Lourdes" e il regista brasiliano Walter Salles.
Un'altra faccia del Festival
Se per Bresson il cinema «è movimento», allora, nella decima edizione del Premio a lui intitolato da parte dell’Ente dello Spettacolo-Rivista del cinematografo – diretta da Dario E. Viganò –, è giusto conferirlo al cinquantenne regista brasiliano Walter Salles. I cui film, in particolare Central do Brasil e Diario di una motocicletta, rappresentano – secondo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, per la prima volta in Mostra – «una ricerca che è appunto dinamismo». Smentendo, afferma Ravasi, le boutades di filosofi come Adorno («Tutte le volte che vedo un film, esco un poco più stupido») o di Artaud («Il cinema rappresenta solo l’epidermide della realtà»): non sempre gli uomini di pensiero, pensano in modo giusto, a quanto pare… Ama il cinema, evidentemente, lo studioso vaticano. Tanto da affermare che, dopo tanta «melassa religiosa» prodotta (chi vuol capire, capisca), c’è il progetto di un film su Cristo diretto nientemeno che da Ermanno Olmi… Si farà? Speriamo.

Comunque, in laguna, i premi “cattolici” al cinema non sono pochi. Il Signis (l’ex Ocic) e il Premio Trasatti-La Navicella incoronano Lourdes della regista austriaca – nata cattolica e ora atea – Jessica Hausner. Singolare che laici e cattolici si siano trovati concordi nel premiare la storia di Christine che, più per evasione che per fede, va a Lourdes, dove, inspiegabilmente, guarisce. Fede o mistero o suggestione? Intorno brulica il mondo piccolo del santuario con i vari tipi di umanità non sempre all’altezza. Ma la regista non condanna. Osserva e lascia a ciascuno la sua voglia di ricerca.

Ecco, è questa possibilità di osservare, di cercare, il filo rosso che ha mosso il mondo cattolico molto presente, anche se con discrezione, alla rassegna veneziana. Facendo conoscere pure piccoli film giovanili come il delicato Per Sofia di Ilaria Paganelli (in prossima uscita) o ripresentando la figura del gesuita Matteo Ricci con un docufilm alla presenza di Angelo Scola, patriarca di Venezia. Un personaggio, Ricci, di grande attualità, un cercatore di dialogo. Ma non è questa la spinta che il mondo cattolico dovrebbe sempre più dare al cinema?

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