Una svolta dopo lo scandalo rifiuti a Roma

La perenne emergenza della gestione dei rifiuti nella Capitale ha finito per esplodere con l'arresto di diversi funzionari. Mancano le risorse per individuare nuovi siti alternativi a Malagrotta, la discarica più grande d'Europa. Intanto le associazioni ambientaliste fanno le loro proposte
malagrotta

Dalla mattina del 9 gennaio l’ultraottantenne Manlio Cerroni, gestore per decenni dei rifiuti a Roma, si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti.

L’esito dell’indagine condotta dai pm Galanti e Palaia, assieme al Noe (Nucleo operativo ecologico) dei Carabinieri, arriva in un momento di particolare criticità per la città, dove l’amministrazione comunale è alle prese con la sostituzione dei vertici dell’Ama, l’azienda di raccolta della spazzatura, e la nomina del nuovo commissario governativo per l’emergenza rifiuti. Il provvedimento restrittivo coinvolge altri indagati, tra imprenditori e funzionari regionali, legati a quello che era conosciuto, da tempo, come un ordigno ad orologeria pronto a deflagrare con conseguenze ancora da valutare.

Al centro la più grande discarica d’Europa (il sito di Malagrotta di proprietà del gruppo di Cerroni) e tutto il ciclo della raccolta e trattamento dei rifiuti affidati tuttora a procedure d’urgenza, come la ricerca affannosa di discariche “provvisorie” e attivazione di nuovi termovalorizzatori, misure entrambe contestate da una fetta crescente di popolazione regolarmente accusata di cedere alla sindrome Nimby ("mettete la spazzatura dappertutto ma non sotto casa mia").

I termini della vicenda sono noti all’opinione pubblica, come si può riscontrare dal servizio televisivo di Report del 2008 (L’oro di Roma). Resta aperto ora il capitolo della svolta richiesta per un problema destinato a crescere, come i rifiuti indifferenziati che continuano ad essere gettati nei cassonetti della Capitale. I primi comunicati di associazioni e movimenti auspicano che sia ormai deciso «il progressivo smantellamento di inceneritori e discariche con la bonifica dei territori inquinati e la subitanea raccolta differenziata spinta, con annesse strutture di compostaggio, isole ecologiche e distretti del riciclo». 

Anche Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica a Roma, ha dichiarato di sperare che l’indagine «sia un contributo alla soluzione del problema rifiuti a Roma». Ma per poter nutrire tali attese, resta il nodo delle risorse disponibili per un’amministrazione comunale minacciata di collassare davanti a un buco di bilancio di miliardi di euro (da 8 a12 secondo le diverse fonti). Ad agosto del 2013 lo stesso Cerroni aveva scritto direttamente al presidente del consiglio Enrico Letta per chiedere un intervento diretto del governo per evitare «a Roma la gogna mondiale che è toccata a Napoli» dopo la chiusura, avvenuta comunque il successivo primo ottobre, della gigantesca struttura di Malagrotta. Un problema aperto che le indagini in corso, oltre a far valere le colpe, possono aiutare a risolvere individuando gli ostacoli strutturali da rimuovere per una gestione trasparente e sana dei rifiuti in Italia.

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