Una “notte bianca” di gioia e preghiera

A Roma lunghe e chiassose ore di preghiera e adorazione in attesa della beatificazione. Pellegrini in fila sulla via della Conciliazione nella speranza di poter entrare in piazza San Pietro
giovanni paolo II veglia
Sì, Roma ha di nuovo sentito il “chiasso” dei pellegrini in festa. È stata notte indimenticabile quella vissuta prima al Circo Massimo e poi nelle otto chiese romane rimaste aperte per una “notte bianca” di preghiera e adorazione continua. «Giovanni Paolo II dal cielo vi guarda ed è felice», ha detto la suora francese Marie Simon-Pierre rivolgendosi alle migliaia di persone che la stavano ascoltando. È la suora guarita dal Parkinson, miracolata da papa Wojtyla. La suora che ha permesso alla Chiesa di aprire il processo di beatificazione.

In 200 mila ieri sera erano sulla spianata romana del Circo Massimo, di solito usata per i concerti e le vittorie degli scudetti. Questa volta si è riempita di candele, di preghiere, dei canti di mons. Frisina, delle bandiere in festa provenienti da tutta Europa, ma soprattutto quelle bianche e rosse dell’amata Polonia di Karol.

 

A riscaldare la folla non c’erano né cantanti né star. Ma gli amici più stretti di Giovanni Paolo II: Joaquin Navarro Valls, il portavoce di Giovanni Paolo II, l’uomo che gli è stato vicino fino all’ultimo e l’amico di sempre, il cardinale Stanislaw Dziwisz che per 40 anni è stato il segretario di Karol Wojtyla. Nelle loro parole, forse molta commozione ma nessuna nostalgia. Ieri sera – come fu in quell’ultima notte che accompagnò Giovanni Paolo II al suo ritorno dal Padre – è stato cantato il Te Deum, un canto di ringraziamento e di gratitudine per un Papa che sì, ha fatto la storia, ma ha saputo anche entrare nei cuori delle persone, dando per primo l’esempio di un cristianesimo radicale vissuto fino all’ultimo sì alla volontà del Padre.  

 

Ad un certo punto, i microfoni del maestoso palco romano si sono spenti per dare il collegamento in diretta video ai cinque santuari mariani per un rosario planetario, pronunciato in tutte le lingue e con tutte le facce del mondo: Lagniwniki a Cracovia; Kawekamo di Bugando, in Tanzania; Nostra Signora del Libano, ad Harissa; Santa Maria di Guadalupe a Città del Messico, Fatima, in Portogallo.

È sul palco del Circo Massimo don Maurizio Mirilli, direttore dell’ufficio di pastorale giovanile della diocesi di Roma, l’ufficio che coordina la “notte bianca” di preghiera e adorazione.  «Abbiamo ascoltato da Giovanni Paolo II – ci dice – parole di verità. Le ha dette con amore, toccando le persone nel cuore e nella mente, per questo tanti giovani lo hanno seguito e tanti giovani oggi sono qui».

 

Terminata la veglia al Circo Massimo, a partire dalle 23, è stato possibile continuare a pregare fino all’alba in otto chiese del centro città che si trovano lungo il percorso che dal circo Massimo conduce alla Basilica di San Pietro. È la prima volta che la capitale vive una “notte bianca” di preghiera e adorazione. «Torneremo a far sentire la nostra voce – dicono i giovani della pastorale giovanile di Roma –, ricordando le parole di Giovanni Paolo II nel 2000 a Tor Vergata: “Vedo in voi le sentinelle del mattino, questo chiasso ha sentito Roma e non lo dimenticherà mai”». «Le animazioni delle veglie – spiega don Mirilli – sono state affidate ai movimenti e alle associazioni giovanili presenti in diocesi. Ci saranno nelle otto chiese 100 sacerdoti per le confessioni in tutte le lingue».

 

A San Bartolomeo ci sono stati i giovani della Comunità di Sant’Egidio; alla parrocchia di S. Giovanni dei Fiorentini la comunità “Nuovi Orizzonti” fondata da Chiara Almirante; a Sant’Anastasia i Neo Catecumenali; a Sant’Agnese in Agone il Rinnovamento nello Spirito; alla parrocchia di San Marco, a due passi dal Campidoglio, i focolarini.

 

«Questa notte – dice il parroco della Chiesa di San Marco, don Angelo De Donatis – si ricollega ad altre tre notti vissute con il Papa. La prima è la notte della Gmg del 2000 a Tor Vergata. La seconda è la notte di Pentecoste vissuta con Giovanni Paolo II dalla diocesi di Roma a compimento della missione cittadina. E poi l’ultima, la notte in cui i pellegrini giunti da tutto il mondo hanno accompagnato Giovani Paolo II nell’ultimo tratto del suo pellegrinaggio sulla terra. Un padre per tanti. Ricordo che quando il papa morì, un tassista mi disse: “Sono triste, perché è come se fosse morto mio padre”. Ecco, Giovanni Paolo II faceva vivere questa partenità».

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