Una donna alla guida dell’Unione Africana

DOpo un confronto lungo sei mesi, alla fine Nkosazana Clarice Dlamini-Zuma è stata scelta per rappresentare e guidare il continente nero. Dalla nostra corrispondente
Nkosazana Clarice Dlamini-Zuma

Per quanto l'accesso a posti di alta responsabilità rimanga un'eccezione per le donne in Africa, il panorama politico del continente sta mettendo sempre più in discussione questo stato dei fatti: nel 2006 è infatti stato eletto il primo capo di Stato donna, la liberiana Ellen Johnson Sirleaf;  Joyce Banda è presidente del Malawi dal 7 aprile 2012. Non si tratta di episodi isolati: alle elezioni parlamentari del 2008 in Ruanda, ben 45 seggi su 80 sono stati conquistati da donne. Attualmente le candidate ad alti incarichi sono in crescita, e le future tornate elettorali offriranno sicuramente nuove prospettive a tutti coloro che si sono impegnati a dare una spinta al continente.
 
Lo scorso 15 luglio un'altra donna è entrata nella cerchia dei leader africani: Nkosazana Clarice Dlamini-Zuma è stata presidente dell'Unione africana, diventando la prima donna a guidare l'organizzazione. Nata il 27 gennaio 1949, Nkosazana Dlamini-Zuma è una politica sudafricana che si è battuta contro l'apartheid. Ministro della Salute dal 1994 al 1999 durante la presidenza Mandela, e ministro degli Esteri durante la presidenza Mbeki e Motanthe, è diventata ministro degli Interni con il presidente Zuma il 10 maggio 2009. Ai giornalisti ha dichiarato di impegnarsi a lavorare «in una maniera che porti a decisioni condivise», e di considerare la sua elezione come parte di «un cambiamento significativo nella politica africana» che ha visto molte donne elette o nominate ad incarichi di alto rango. Oltre a Joyce Banda, ha menzionato Zainab Hawa Bangura della Sierra Leone, rappresentante speciale dell'Onu contro la violenza sessuale nei conflitti; Fatou Bensouda del Gambia, procuratore generale della Corte penale internazionale; e la nigeriana Mariam Aloma Mukhtar, prima donna  a presiedere la Corte suprema.
 
Dopo sei mesi di stallo senza apparente soluzione, i 51 leader africani riuniti per eleggere il presidente della Commissione hanno accolto con grande favore il nome della Dlamini-Zuma. La sudafricana si era posta come favorita già alla prima tornata, in cui ha ottenuto 27 voti contro i 24 di Jean Ping, e ancor di più nella seconda, con 29 contro 22; tuttavia alla terza ha mancato di un solo voto i 34 richiesti per l'elezione. Dopo il voto, Ping ha dichiarato di aver accettato i risultati, e di augurare alla Dlamini-Zuma «ogni bene». Ha inoltre aggiunto di essere «pronto a cooperare con lei e lavorare insieme per l'unità del continente». Altri messaggi di congratulazioni sono arrivati dal presidente del Benin Thomas Boni Yayi e dall'ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, che le ha riconosciuto la capacità di «aiutare a mobilitare il continente per affrontare le sfide dello sviluppo, dell'unità, della pace e della sicurezza». Sono in molti a sentire che la sua elezione ha un grande significato per l'Africa, per l'unità del continente e per l'emancipazione femminile.

(Traduzione di Chiara Andreola)

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