Un thriller casalingo

Esce su Prime Video e Chili l’opera seconda del regista Giuseppe Lo Conti ,“Haunted Identity”, fra suspence, thriller e crisi di identità.

Un bel thriller che narra la storia di Erika, una ragazza sola, abbandonata in un orfanatrofio a cinque anni e ora, cresciuta, diventata una tranquilla proprietaria di un negozio di abiti insieme all’amica Federica? La sua vita scorre lieta insieme al fidanzato Max che la ama e la vorrebbe sposare nella città siciliana dove vive. L’imprevisto però arriva: l’eredità inattesa di un magnifica villa disabitata, un regalo della nonna che non ha conosciuto.  Erika ci va con gli amici a visitarla: è lussuosa, una tela di Caravaggio alla parete, un giardino ed un vicino di casa, ex giardiniere, che però appare sfuggente, inquieto, addirittura le consiglia di andarsene.

Erika non capisce, un dono così bello della vita, perché dovrebbe lasciarlo? Solo che gli amici notano rumori strani, quasi dei passi nascosti, come se ci abitasse qualcuno. C’è paura. Non sarà la villa abitata da fantasmi, da quelli di una infanzia solitaria e turbata? L’inquietudine cresce, Erika si trova a convivere con il suo “doppio”: sorella gemella o la proiezione dell’altra parte di sé stessa? La sua parte migliore è quella della ragazza gentile o magari nasconde quella di un’assassina frustrata che uccide perché non è stata amata? Il giardiniere, poi, chi è veramente?

Il film, di cui non riveliamo ovviamente il finale, è una analisi di situazioni esistenziali in cui ciascuno si trova a fare i conti, ossia la scoperta di sé  stessi, del lato oscuro e di quello solare. La discriminante fra la zona positiva e quella nera è fragile, e la lotta fra vita e morte, amore ed odio, compassione e vendetta,  incessante. Il passato ritorna per Erika e lo deve assorbire e superare. Ci riuscirà? Il thriller, nei suoi dialoghi letterari, nel suo andamento  calmo e sospeso al contempo, nel gioco psicologico ad incastri, nella fotografa colorata, indaga. E punta ad una possibile risposta ai traumi vissuti in famiglia.

Il regista, che ama il genere horror, qui non vi si compiace, ma racconta un thriller in cui la villa è la seconda protagonista, oltre alla Erika di Alessia Tramutola. La casa è infatti quasi un essere vivo che vede, scopre, nasconde, e fa sciogliere l’intreccio di rapporti veri/falsi/ambigui nel dolore che ciascuno si porta dietro, nell’insicurezza di sé stessi che pervade i personaggi. Il film finalmente è una sorta di tentativo di esorcizzare il dolore del passato che è riapparso e che rende inquiete le persone, indecise sul futuro. Erika troverà la pace con sé stessa? Un buon lavoro.

 

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