Quando un teatro torna a vivere a Sud

Il mese di dicembre fa rivivere i teatri a Bari. Come nel 2009 con il Petruzzelli e il 2018 con il Margherita, Santa Claus, che nel capoluogo pugliese altro non è che il suo patrono San Nicola, per il 2019 ha regalato il rinnovato teatro Piccinni

Dopo nove anni ha riaperto i battenti il primo teatro cittadino, il Piccinni,  quarto per grandezza della Puglia. È stata un’attesa più lunga del previsto, ma tirato a nuovo, il teatro è tornato ad essere il gioiello nel pieno centro murattiano, il quartiere cittadino che risale al XIX secolo. Il Piccinni, infatti, è stato inaugurato il 1854, con la presenza di Gaetano Donizetti che portò in scena il Poliuto.

Inizialmente il teatro avrebbe dovuto intitolarsi a Maria Teresa d’Asburgo, moglie di Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, che rifiutò di dare il suo nome. Si decise, allora di dedicarlo a Niccolò Piccinni, compositore barese, soprattutto di opere buffe. Egli, come capitava per numerosi artisti dell’800, riscosse successo a Parigi. In Puglia, nel campo dell’arte, anche l’impressionista De Nittis fu molto apprezzato in Francia.

Quando ritornano i luoghi della cultura è sempre una festa una città. L’attesa ha rispettato tutte le aspettative, confermando ancora una volta la vivacità del popolo barese, desideroso di fare comunità, comprendendo quanto ci sia bisogno di cultura (e delle risorse per sostenerla) a diversi livelli.

Era tanta l’attesa per il teatro di fronte a piazza Libertà nel pieno centro murattiano: sono stati organizzati spettacoli e concerti per due giorni consecutivi, dando la possibilità a tantissimi cittadini di poter tornare a respirare l’atmosfera di quel teatro, che a lungo, è stato anche l’unico teatro di Bari, a causa dell’incendio del Petruzzelli nel 1991. Il restauro ha messo disposizione 775 posti a sedere, di cui 290 per la platea, 485 sui tre palchi e il loggione. Sono stati rinnovati il foyer, il palco, i palchi e il sipario.

L’amministrazione comunale ha promosso una lunga rassegna con orgoglio e grande cura. La programmazione, interamente gratuita per tutti, è andata sold out. Nei giorni precedenti l’inaugurazione si sono create lunghe file al botteghino (ogni cittadino aveva diritto ad un massimo di 2 biglietti).  Inoltre è stata avviata un’estrazione per aggiudicarsi uno spettacolo dal palco reale (si stimano oltre 3000 iscrizioni per 96 posti disponibili sul palco).

Insomma è stata organizzata una vera e propria festa, proprio nel giorno in cui Bari, in concomitanza con la festività del suo santo Patrono, avvia ufficialmente le attività natalizie, creando tra luminarie e tradizione un’atmosfera positiva, armoniosa.  Un po’ come succede nelle grandi città, come Milano con la Scala, la città e i cittadini hanno indossato il vestito più bello.

Il Piccinni è il contributo al miglioramento del capoluogo pugliese: per l’occasione la città si è tirata a festa ed è positivo che la gente si sia mostrata sensibile e numerosa alle due giornate di arte, in cui anche le scolaresche hanno avuto la possibilità di partecipare.

Sulla piazza antistante, 30 attori hanno messo in scena diversi monologhi in un flashmob che salutava l’apertura del teatro, che come ha detto il sindaco Decaro “è di tutti baresi, è stato riaperto con i baresi, per i baresi”. Inoltre nei giorni precedenti l’apertura è stato realizzato un laboratorio simbolico, nato dall’idea dello stilista Marras: i cittadini potevano portare un indumento personale, un pantalone o una maglietta per cucire sopra un pezzo di stoffa della tappezzeria utilizzata durante il restauro.

Come una grande nuova vetrina, all’interno del teatro, in cui si è esibita l’Orchestra del teatro Petruzzelli, quella del Conservatorio Niccolò Piccinni e cui si è dato spazio alla commedia di Eduardo De Filippo (unica nota negativa: la mancanza di uno spettacolo di danza), non sono mancati gli scatti delle istituzioni e delle celebrità della città. Immortalando un momento importante, simile ad una serata degli oscar. Tra gli ospiti era presente anche il critico d’arte Philippe D’Averio.

Se il valore di una città si misura anche dalla presenza e dalla vita dei teatri, Bari, con i suoi due grandi teatri (e altri di piccole dimensioni, ma molto vivaci), d’ora in avanti ha una grande responsabilità culturale da valorizzare.

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