Un sostegno interconfessionale

Sempre più pastori evangelici, politicamente sul fronte opposto rispetto al presidente Obama, prendono posizione in favore della riforma delle leggi sull'immigrazione.
passaporto usa

Il sostegno dei cattolici era già arrivato, e questa probabilmente non è una notizia: se si tiene conto che la grande maggioranza degli immigrati negli Usa è latinoamericano, e che il 70 per cento di questi sono cattolici, sarebbe stato sorprendente il contrario. Meno ovvio è, invece, che Obama, sulla riforma delle leggi sull’immigrazione, abbia dalla propria parte gli evangelici: la crème de la crème del partito repubblicano, dei conservatori, dei bianchi, di chi si oppone all’aborto e ai matrimoni omosessuali. E, per l’appunto, alla regolarizzazione dei clandestini. Almeno fino a poco tempo fa.

 

Già il 2 luglio, il giorno dopo il discorso del presidente sul tema, la National Evangelical Association aveva rilasciato un comunicato stampa in cui esprimeva il proprio sostegno ad una riforma del sistema esistente, pur senza entrare nel merito di questo specifico disegno di legge. Ora il sostegno sta crescendo: secondo quanto riporta il New York Times, sempre più pastori, e soprattutto sempre più pastori influenti, stanno sposando questa causa. Il fatto che la Scrittura inviti ad accogliere lo straniero non è l’unica ragione: sebbene solo il 15 per cento degli ispanici sia evangelico, il loro peso si fa sempre più sentire sia a livello religioso che politico. Oltretutto il latinoamericano è per definizione molto legato ai valori della famiglia e della difesa della vita. Non a caso già da tempo i pastori ispanici lavorano fianco a fianco con quelli bianchi: e proprio da qui è nata la collaborazione anche su questo fronte. A fare la parte del leone è la difesa della famiglia: una legge che ostacoli i ricongiungimenti o divida i membri del nucleo familiare, dicono, è contraria ai dettami evangelici.

 

Sebbene la riforma abbia già raccolto il sostegno di diversi leader religiosi e associazioni interconfessionali – dai cattolici, ai luterani, agli ebrei, ai musulmani – quello degli evangelici è cruciale, perché radicato proprio in quella base elettorale su cui un presidente come Obama difficilmente fa presa. Oltretutto, gli evangelici sembrano essere particolarmente ben organizzati per incidere sull’opinione pubblica. Certo i pastori avranno un bel daffare a convincere i propri fedeli, tuttora molto divisi sulla questione così come l’intero Paese. E anche se ci riuscissero, difficilmente i risultati si vedrebbero a breve: le elezioni di midterm del prossimo novembre pendono come una spada di Damocle sulla testa dei candidati in corsa, che quindi si guardano bene dall’agire o anche solo sbilanciarsi su temi scottanti. Ciò nondimeno, è una dimostrazione che, almeno a volte, quando è in gioco il bene comune è possibile andare oltre le divisioni politiche e religiose.

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