Un luogo di speranza per i poveri?

Il meeting di Dakar a ridosso delle rivolte del mondo arabo ha aperto collaborazioni inedite. Il nostro corrispondente
Social forum Dakar 2011
Sono partito da Vienna con negli occhi le immagini della Piazza Tahrir al Cairo. Arrivando a Dakar un giornale riportava in prima pagina l’appello di un imam a pregare perché si dimettesse il presidente Abdoulaye Wade di ben ottantacinque anni. Speriamo che si fermi alla preghiera, pensavo. Il giorno dopo, per i cristiani una messa d’apertura del forum sociale mondiale si è celebrata nella chiesa dei martiri d’Uganda. La predica del cardinale Théodore-Adrien Sarr aveva un forte profilo spirituale e sociale. Flagellava senza mezzi termini la corruzione – e questo in presenza di un ministro e di altre personalità della vita pubblica. Questo è stato anche l’undicesimo social forum a Dakar che dal 6 febbraio ha accolto 70mila partecipanti. L’università Cheikh Anta Diop li ha ospitati in quattrocento tra conferenze e meeting, in un clima solidale, fraterno e ordinato nonostante le difficoltà organizzative che non sono mai mancate.

 

Tra la maratona di incontri vorrei prenderne in rilievo uno, frutto di una collaborazione inedita: cristiani e marxisti. Transform!europe il nome di battesimo di questa originale rete di cultura che ha coinvolto la Sinistra europea e il movimento dei focolari. “Crisi della civiltà: interpretazioni e alternative dal punto di vista cristiano, interreligioso e marxista” è stato invece il titolo della seduta di lavoro, quasi a specificare che l’elemento religioso non è solamente tollerato all’interno di queste adunate, ma fortemente voluto. Anzi direi privilegiato perché quest’esperienza di lavoro è frutto di convergenze geografiche che di prospettive e visioni sul mondo. Cattolici e musulmani, francesi e ivoriani, austriaci e senegalesi: il podio su cui sedevano parlava già di un mondo dove non possono esistere solo divergenze o diversità.

 

Marga Ferré, spagnola e soprattutto Walter Baier, austriaco ha voluto ribadire che grazie ai progetti sostenuti dal movimento dei focolari ha capito che la «solidarietà parte sempre dal basso. Quindi nessun comunismo, nessun marxismo senza questo senso di empatia! L’opzione dei poveri è più del semplice amore del prossimo, perché vuol dire vedere il mondo con gli occhi dei più bisognosi».

L’esperienza di collaborazione ha messo in luce «che il dialogo da origine ad un’etica e ad una morale nuova, dove nessuno ha da imporre un’autorità o può dettare la direzione, ma nel dialogo si trovano spunti e idee di cambiamento» da trasferirsi poi nei luoghi politici ed economici dove sul serio si cambiano le leggi e le prospettive.

 

Una soprendente novità il ruolo riservato alla politica come "amore degli amori". «Per essere capaci di fare politica non soltanto in maniera professionale, sapendo manovrare i meccanismi interni, ci vuole l’amore, la dedizione – ha concluso Baier.- Senza l’amore non funziona nessun cambiamento di strutture. Chiamiamolo come vogliamo: fratellanza, amore, solidarietà, ma senza non si va da nessuna parte».

 

Questa grande apertura che si respirava anche negli altri meeting, con livelli più o meno partecipati, ha dato la possibilità alle Ong presenti di conoscersi e di provare ad intraprendere una via comune di collaborazione e di lavoro. Gli organizzatori desideravano, che “Dakar si espandesse” sull’Africa e su tutto il mondo: un filo di speranza per i poveri e una grande opportunità di condivisione per tutti.

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