Un grido muto

Un badante colombiano, Luis, salva una famiglia romana rimasta coinvolta nel crollo della struttura religiosa per villeggiatura Ancelle del Signore don Minozzi. La scena più straziante l’urlo di una bambina  
terremoto Amatrice

Ho cercato ad Amatrice il mio amico Andrea Paglino per tutto il giorno, ma non sono riuscito a trovarlo. Sapevo che stava bene, ma che la cognata era rimasta ferita. Nella palestra accanto al campo sportivo dove medicavano i primi feriti non c’era più. Un operatore sanitario mi ha detto di andare al bivio per Sommati dove era stato allestito un ospedale da campo perché quello di Amatrice era stato dichiarato inagibile, quando mi è arrivato un sms, subito dopo pranzo, che era già sulla via di ritorno per Roma.

 

Raggiunto telefonicamente mi ha raccontato che, alle 3 e 36, come tutti, è stato sorpreso da un forte boato e da una terribile scossa di 140 secondi. Si trovava con la moglie Gabriella e la cognata Giuliana nella struttura religiosa Ancelle del Signore don Minozzi per un periodo di villeggiatura, come era solito fare negli ultimi 4 anni. «La struttura per vacanze ‒ ci ha spiegato ‒ è costituita da una parte più antica e una più moderna. La prima è crollata, la seconda è stata danneggiata e ha resistito. Noi eravamo in quest’ultima. È saltata la luce, una nuvola di polvere impediva di vedere. Non trovavo gli occhiali e non riuscivo, da solo, ad aiutare mia moglie Gabriella, che ha difficoltà a camminare e ha bisogno della carrozzina. Mia cognata Giuliana era rimasta bloccata sotto un armadio che era impossibile rimuovere». Nel frattempo, nel lato crollato dell’edificio, non proveniva nessuna voce di aiuto. «Un badante colombiano, Luis, ci ha salvato. Io ho poche forze, ma l’ho aiutato a rimuovere le macerie e a tirare fuori una giovane suora albanese, Mariana, che è rimasta ferita alla testa, ma si è salvata. Insieme con lui ho trasportato mia moglie in carrozzina giù per le rampe delle scale facendoci luce con la torcia del cellulare che poco dopo si è scaricato. Si avvertiva odore di gas, ma l’aria lo ha disperso».

 

«Mia cognata Giuliana ha dovuto attendere i soccorsi. Non riuscivamo in nessun modo a tirarla fuori. Dopo un’ora è arrivato un uomo robusto della forestale che con un batacchio di una campana è riuscito a sfondare l’armadio e a portarla fuori su una specie di porta di latta. È stata medicata, gli hanno messo una flebo e non aveva nulla di grave. Siamo dei miracolati e ci siamo salvati grazie alla generosità di Luis che ha rischiato la sua vita, rientrando nell’edificio pericolante e ci ha salvato».

 

«Purtroppo ‒ ha continuato a raccontare Andrea Paglino ‒ non c’è stato nulla da fare per alcune persone che conosciamo da anni. Tre suore e 4 anziani ospiti sono morti sotto il cedimento del secondo piano che è crollato sul primo. Le tre suore: Cecilia, Agata, Anna le ricordo come dei veri angeli, delle piccole sante, sempre sorridenti e disponibili».

 

Proseguendo dal campo sportivo non si possono non notare le salme dentro le bare, alcune ancora non riconosciute, e la scuola pubblica in gran parte crollata nella parte destra dell’edificio.

 

È un via vai continuo di persone che attendono l’esito degli scavi nelle macerie, alcuni seduti in una piazza alberata. Una donna con i capelli rossi piange, ma la scena più straziante è una bambina, nemmeno di 10 anni che saltella sul posto, rimanendo ferma, urla un grido muto più volte, sillabando: «Mamma, mamma». Il suo sguardo è fisso verso un punto, come se volesse raggiungerla. Mi chiedo se anche il grido di Gesù in croce fosse stato muto quando urlava: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

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