Un fiume di luce nel mondo: le “inondazioni” del Movimento dei Focolari

Una breve presentazione del "quinto dialogo" che il Movimento, su ispirazione di Chiara, ha intavolato con i diversi ambiti del sapere e del vivere umano. Cenni di storia e alcuni esempi significativi: NetOne e Social-One.
Le “inondazioni” sono precedute in ordine di tempo da altri quattro dialoghi che riguardano varie realtà istituzionali e sociali del Movimento. Il “quinto” è il dialogo con la cultura contemporanea; dove cultura ha il significato ampio di tutto quanto è riflessione sul fare e sul pensare umano, sulla sua storia e sulle prospettive del suo futuro. Un dialogo non fine a se stesso, ma che vuole condividere con uomini e istituzioni del nostro tempo i valori in cui crediamo e che viviamo. 
 

La realtà culturale di oggi

 

Perché ciò sia possibile, bisogna riuscire a cogliere e interpretare le attese e le sfide della società di oggi. Questa è evidentemente la condizione preliminare per realizzare il “dialogo con la cultura contemporanea”.

 

Lo scenario in cui siamo immersi è complesso. Insieme all’affermarsi di valori positivi quali la solidarietà, la non-violenza, la difesa dei diritti umani, la protezione della natura, una ricerca scientifica a servizio dell’uomo, persistono spinte contraddittorie che nascono dal tramonto delle ideologie, con approdi al pensiero debole e al nichilismo.

 

L’ingigantirsi del soggetto come fondamento autoreferenziale dell’agire, il consumismo vissuto come valore, una tecnologia fine a se stessa, la cultura dell’immagine, l’invadenza delle tecniche di comunicazione, il relativismo etico… sono tutti aspetti di una globalizzazione che da fenomeno finanziario-tecnologico va divenendo sempre più orizzonte culturale che condiziona il significato stesso della vita.

 

Una risposta culturale

 

Fin dagli inizi della sua esperienza, Chiara intuì che il carisma ricevuto era una risposta anche per questo periodo storico: nella sua universalità e profezia, avrebbe potuto influenzare e risanare le varie realtà umane, compresa la cultura nelle sue diverse espressioni e discipline.

 

In una conversazione del 1980 Chiara infatti ricordava:

 

“Da quando è nato il Movimento, spesso si è pensato ad una dottrina che un giorno sarebbe stata sprigionata dall’Opera che andava formandosi, quasi un atto d’amore, così come il Padre genera il Verbo per amore. Se infatti una spiritualità genera una vita, una vita contiene in sé una dottrina… Oggi avvertiamo con maggior evidenza e sicurezza che la spiritualità del Movimento e le realtà dell’Opera che ne è nata, contengono una dottrina”.

 

Fin dal 1950 aveva poi affermato che l’Opera che da lei stava sorgendo, avrebbe avuto tre fasi di sviluppo, che con fantasia contraddistinse col nome di tre località: Assisi, Parigi, Hollywood. Assisi, la città del carisma, dell’illuminazione; Parigi, la città dello studio, della ricerca e dell’elaborazione culturale; Hollywood, il simbolo della manifestazione e dell’annuncio.

 

Ma è solo negli anni ’90, con la nascita della Scuola Abbà (un ristretto gruppo di esperti nelle varie discipline che riflette sulle prime intuizioni del carisma di Chiara), che questa potenzialità dialogica sboccia, si articola e comincia ad enucleare un pensiero.

 

Sono i lineamenti di una futura dottrina, che va nascendo dalla spiritualità, non a caso detta “dell’unità”, punto prospettico nuovo da cui guardare e comprendere l’uomo e le realtà temporali alla luce di Dio-Amore. L’unità, come espressione del Dio uno e trino, che imprime il suo sigillo su tutta la creazione. Trovarla, farla emergere, significa trovare la verità su e di ogni cosa.

 

Accendere il dialogo

 

Il primo passo è accendere una possibilità di dialogo con tutti: con chi crede come noi o diversamente da noi; e anche con chi dice di non credere, ma vive e lavora per valori che sono comunque codici di riferimento per gli uomini d’oggi.

 

Possiamo parlare di un nuovo paradigma di comprensione e di interpretazione spirituale e culturale, dove collocare i concetti, le intuizioni, le realtà per leggerle in un compiuto disegno; un paradigma che indica nella categoria “unità” l’elemento universale da declinare nei vari saperi, per il sorgere di una cultura nuova. Nuova, perché impregnata dei valori di oggi; nuova, perché in grado di rispondere e soddisfare le attese dei tempi nuovi; nuova, perché contenente in sé “il novum” sempre nascosto nella tradizione.

 

Questo pensiero, che si sta enucleando nella Scuola Abbà, vero laboratorio culturale dell’Opera di Maria, non poteva rimanervi racchiuso, ma doveva essere comunicato a tutti. È così che nasce nel Movimento dei Focolari il “quinto dialogo”, conosciuto anche col nome di “Inondazioni”, termine ispirato da una analogia di Giovanni Crisostomo che parla della sapienza cristiana come di un fiume che pian piano inonda le cose umane.

 

Il 7 maggio 1998 è considerata la data di nascita ufficiale di questa realtà, perché in quel giorno, Chiara, durante un viaggio in Argentina e Brasile, scrisse come Presidente una lettera all’intero Movimento sparso nel mondo. In essa specificava che le due realtà sociali nate fino ad allora, l’Economia di Comunione (1991) e il Movimento Politico dell’Unità (1996) erano azioni sociali e politiche, dalle quali stava nascendo una cultura nuova, capace (una volta formulata e consolidata) di mettersi in dialogo con la società contemporanea, e alle quali sarebbero seguite altre spontanee aggregazioni, fiorenti dai vari mondi professionali.

 

Lo sviluppo delle “inondazioni”

 

Quella profezia si realizzò in breve. Nel 1999 nacque l’inondazione dell’Arte, nel 2000 quella della Comunicazione, e poi via di seguito quella della Psicologia, della Pedagogia, della Sociologia, della Medicina, del Diritto, dell’Ecologia, dell’Architettura e quella dello Sport… Finora sono dodici, ma Chiara ha predetto che saranno moltissime…

 

Non è possibile in queste pagine presentare ciascuna di loro, della novità che portano nei vari campi professionali e della bellezza del loro fiorire in un panorama culturale che a volte sembra un incolto deserto archeologico. Consigliamo di consultare i loro siti internet, i cui indirizzi sono reperibili sulla prima pagina del sito dei Focolari (www.focolare.org).

 

Quali sono gli strumenti e il metodo per questa azione culturale? Quelli normalmente utilizzati: congressi, seminari, incontri di studio, scambi d’esperienze professionali… Però con due novità: anzitutto la ricerca delle consonanze sui valori che il patrimonio culturale delle varie discipline ha accumulato nei secoli, valori magari dimenticati e soffocati da secoli di incrostazioni cerebrali, ma di cui la società oggi ha particolarmente sete.

 

E poi la conferma puntuale di questo “progetto di vita”, derivante dai “fatti” di una umanità nuova che lo sta incarnando nel concreto divenire sociale, come la fioritura inattesa di un tronco che affonda le radici lungo tutta la storia dell’umanità.

 

Ho scritto “progetto di vita” e vorrei ora soffermarmi un attimo sul significato del termine “cultura” che normalmente viene inteso in una accezione riduttiva di studio e di ricerche specialistiche, spesso lontane dall’esistenza concreta degli uomini e donne di oggi.

 

Il significato primario ed originale di questa parola, secondo i più autorevoli dizionari, è quello di “progetto esistenziale”. Quindi, non tanto nozioni o categorie intellettuali… La cultura vera è quella che illumina la mente, fa fremere il cuore e si incarna nell’agire quotidiano.

 

NetOne

 

Tra i tanti, due esempi dell’agire delle “inondazioni”. Partiamo dal mondo della comunicazione. Nel giugno del 2000, in seguito ad un congresso internazionale sui rapporti tra i Focolari ed i media, nasce NetOne, una associazione internazionale tra operatori della comunicazione che tiene collegati comunica-tori di tutti i settori (dalla stampa a internet, dal cinema alla scienza delle comunicazioni) nella certezza che i media “sono fatti per far vivere gli uomini insieme”.

 

Nelle sue varie attività, NetOne ha sempre avuto stretti contatti con gruppi di diverse nazioni e culture. Con uno di questi, la Family Theater Productions di Hollywood, nello scorso anno ha organizzato a Roma uno stage di incontri e proiezioni, accogliendo un gruppo di giovani registi, produttori e dirigenti, composto da cristiani evangelici, ebrei e non credenti.

 

L’idea era nata durante il Congresso di NetOne del 2004: realizzare un progetto comune, chiamato “Angelus Film Festival”, per aiutare i futuri registi a creare lavori focalizzati sulla dignità della persona umana e sui valori universali.

 

Nella Casa del Cinema a Villa Borghese in Roma, la prima serata ha visto la proiezione dei cortometraggi premiati dall’Angelus Award quest’anno, lavori molto belli e rivelatori di profondi valori di riferimento, esempi di un linguaggio nuovo, pulito, essenziale. Dal dialogo successivo con gli spettatori, sono emerse le motivazioni di fondo e le aspirazioni dei giovani registi.

 

L’indomani, l’evento forse più atteso dalla stampa: la presentazione in prima visione in Italia, del docu-film “To die in Jerusalem” della giovane regista israeliana Hilla Medalia, vincitrice del Premio Angelus l’anno prima. Presenti anche i produttori, John e Ed Priddy, titolari di una compagnia cinematografica per la produzione e distribuzione di film di qualità. Sono cristiani della Chiesa Evangelica e simpatizzanti del Movimento.

 

Il film offre una lettura profondamente umana del conflitto mediorientale, attraverso il racconto di due madri che hanno perso le figlie sedicenni: l’una, palestinese suicida; l’altra, israeliana vittima dell’auto-esplosione della prima. Nel dibattito successivo, si è parlato della necessità del dialogo nel cammino verso la pace.

 

Pur essendo difficile il tema e duro lo stile tipicamente televisivo, il film crea una atmosfera di speranza. Perché? Lo si è capito dal dialogo, durante il quale la regista ha cercato di dire cosa l’ha spinta a percorrere i meandri della disperazione, dell’odio e dell’impotenza, vissute da due famiglie divise dal “muro”, ma legate da una tragica fatalità.

 

“Riuscirà il cinema dove rischia di fallire l’informazione?” c’era scritto sulla locandina di invito. In effetti, decenni di informazione giornalistica, frettolosa, sensazionalistica, e quasi sempre schierata, non hanno saputo farci “conoscere” l’abisso di dolore, su cui galleggia la questione palestinese, come le crude e disadorne sequenze di Illa Medalia.

 

Ha confessato Henry, regista ebreo: “Sono particolarmente felice di essere qui questa sera e di scoprire la forte consonanza di ideali che ci lega. Ciò che voglio fare con il mio lavoro è mostrare che tutti noi, giovani e adulti, possiamo disarmarci e cercare ciò che ci unisce: la bellezza, il dialogo, la solidarietà…

 

Ma viviamo in un mondo in cui tutti questi valori sono messi a dura prova. Se i media riescono a farci vivere questa ricerca, ecco, allora oltre che informarci essi svolgono la loro ‘mission’ di costruttori della famiglia umana”

 

Social-One

 

Un’altra disciplina accademica attiva in questo dialogo è la sociologia. Social-One è il nome dato al gruppo che lavora prevalentemente a livello culturale e di ricerca, composto da studiosi, studenti e operatori sociali del campo.

 

Di rilievo il dialogo iniziato tempo fa con alcuni docenti dell’Università Cattolica di Milano, in uno scambio regolare di inviti a seminari nelle rispettive sedi. Nel 2005 Social-One ha organizzato un convegno internazionale a Roma con 300 partecipanti dai cinque continenti.

 

Nel corso del convegno è stata presentata ed analizzata l’esperienza dell’incontro della spiritualità dei Focolari coi Bangwa, un popolo africano del Camerun, una esperienza assai singolare che conferma come l’unità tra razze, culture e popoli sia possibile, anche quando tutto intorno sembra invitare al contrario.

 

Nel 1964 un Vescovo propone ai Focolarini, già residenti in Africa, di seguire ed aiutare una tribù dell’interno camerunese, che da tempo invoca aiuto, perché la mortalità infantile la minaccia di estinzione.

 

La prima delegazione, composta da medici e infermieri, arriva a Fontem all’inizio del 1966 ed apre un dispensario. Lentamente, insieme a loro, la valle si trasforma: vengono costruite strade, un acquedotto ed una centrale elettrica; nasce una armoniosa piccola città, con case, ospedale, scuole, attività lavorative… “Una città che diverrà famosa in tutto il mondo… dirà profeticamente Chiara Lubich nella sua prima visita a Fontem -non tanto per le ricchezze materiali, ma perché in essa brillerà la luce dell’amore fraterno tenuto acceso in nome di Dio…”.

 

Non tutti certo sono cristiani. La maggioranza segue la religione tradizionale africana. Ma in un’Africa segnata dai conflitti etnici, spesso politica, cultura tribale e religione si confondono. Però Chiara non si ferma. Parlando al popolo che riempie la valle, ed è venuto grato ad ascoltare la “Mafua Ndem” (Regina mandata da Dio) che ha salvato i suoi bambini, parla della “regola d’oro”, il misterioso filo che lega tutte le religioni: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”… “Perciò – aggiunge – tutti possiamo e dobbiamo continuare ad amarci… Questa è la vocazione di Fontem!”.

 

L’eco dell’esperienza di Fontem in questi anni ha raggiunto il mondo, anche perché lo sviluppo della città è stato sostenuto dalla “Operazione Africa”, una iniziativa di solidarietà internazionale, messa in atto dai giovani dei Focolari e animata dalla coscienza di “dover iniziare a colmare il debito che l’Occidente ha verso l’Africa”.

 

Lucio Dal Soglio (medico, uno dei responsabili del gruppo che per primo arrivò a Fontem) sintetizzò con una efficace e lucida impressione l’esperienza fatta: “La convivenza con i Bangwa si è allargata via via sulla base dell’unità e della fraternità. Però non c’è niente di ovvio in un incontro tra culture; ci sono almeno dieci cose da risolvere ogni giorno. Bisogna essere animati da uno spirito di adattamento e di accettazione della diversità, fino a conoscerla e ad amarla…

Ad esempio, a un certo punto ci siamo accorti che, rispetto ai Bangwa, noi avevamo le macchine, sapevamo i mestieri, insegnavamo al college. Senza volerlo ci siamo trovati con in mano le leve del potere e ci siamo detti: così

non va, o cambiamo o andiamo via.

Ne abbiamo parlato con loro, che avevano capito la situazione. E così abbiamo ricominciato insieme, non dando nulla per scontato, ma vedendo ogni cosa con loro. Perché bisogna essere pari… La vera fratellanza universale comincia da lì. Questa è la base dell’uguaglianza.

Come disse un giorno Chiara: ‘Insieme, ognuno diventa più bello’”.

 

I sociologi, come è noto, non sono profeti, ma decifratori e analisti del sociale. In quel convegno, Social-One analizzò il caso Fontem concludendo così: “Possiamo solo dire che questa visione e questa pratica della fratellanza universale costituisce per le nostre categorie di analisi sociologica, una continua provocazione che ci spinge a trovare nuovi paradigmi”.

 

La vera singolarità del fenomeno culturale delle “inondazioni” sta nel fatto che non si tratta dell’opera di un genio o di una élite distudiosi. È un frutto della cultura dell’unità, vissuta da un popolo che ha fatto del testamento di Cristo, “che tutti siano uno!” (cf. Gv 17, 21), l’ideale della vita.

 

Chiara Lubich ha sempre affermato e ribadito questa fondamentale caratteristica della sua cultura: “Non è – amava ripetere – una cultura su Gesù… È la cultura di Gesù, di Gesù in mezzo a noi!”. È Lui che vuol mettersi in dialogo con gli uomini di oggi.

 

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