Un angolo di mondo che alza la testa

Il Kurdistan comincia la sua marcia verso l’indipendenza. Un cammino iniziato nella notte dei tempi, per un popolo che ha il torto di essere schiacciato tra tanti giganti
Kurdistan siriano

È stata proclamata ieri la Rojavaye, la regione autonoma dei curdi, o per meglio dire quella che viene definita “entità curda del Nord della Siria”, che comprende alcuni distretti tra cui il più noto è quello di Kobane.  Una federazione che in realtà non è solo curda, perché prevede al suo interno anche rappresentanti di tutti i gruppi etnici e religiosi.

Analogamente, in Iraq esiste una “regione autonoma del Kurdistan”, che ha rapporti “affettivi” con l’analoga entità siriana, ma che non è mai giunta ad una unificazione, per non turbare gli equilibri estremamente precari della zona.

Lo “strappo” messo in atto dalle autorità curde evidentemente non può soddisfare Ankara, che continua a vedere con enorme sospetto ogni indipendenza curda, per via dei gravi problemi con i curdi che vivono in Turchia. Erdogan teme che una entità del genere possa attirare emulatori in terra turca, e sappiamo bene quanto egli tenga all’integrità territoriale del Paese.

L’operazione pare il primo passo dell’operazione di spartizione della Siria che da qualche tempo sembra essere entrata nell’ottica delle grandi potenze, pur con non poca resistenza da parte dei russi e in misura minore degli iraniani: una “fascia costiera” che costituirebbe la parte alawita del Paese, con Damasco ed Homs come centri principali. Poi il cuore del Paese, con centro a Raqqa e forse con Palmira, che costituisce l’entità sunnita. E l’entità curda. Grande incognita riguarda Aleppo: di che "entità" farà parte? Non per niente su Aleppo i combattimenti non cessano di minacciare la popolazione civile.

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