Ultime notizie dal fronte dell’Isis

Il Califfato continua a essere chiamato in causa per tante ragioni. Oggi tre almeno. Sperando che si riesca a trovare una intesa per alleviare le sofferenze di tanta gente
Damasco © Michele Zanzucchi 2005

Il pacato e informato Osservatore Romano (il migliore quotidiano in lingua italiana per la politica internazionale) titola oggi così, secco e sconsolato: “Primi raid francesi contro l’Is in Siria”. È successo, di nuovo, che la Francia con Hollande prendesse l’iniziativa autonomamente senza consultare gli alleati con una fuga in avanti che potrebbe creare macerie come e più dell’analogo caso in Libia, provocato dal suo predecessore Sarkozy. I politici, purtroppo, spessissimo hanno la memoria corta, cortissima in questo caso.

Contemporaneamente a Dacca, in Bangladesh, viene ucciso un cooperante italiano che stava facendo jogging. Cesare Tavella, 51 anni, muore colpito da tre colpi sparati alla schiena. Sul web qualcuno rivendica quest’operazione contro un “crociato italiano” a nome del Califfato: serve prudenza, non è detto per nulla che dietro ci sia l’Isis. Il fatto è che l’Isis nella sua strategia organizzativa e comunicativa cerca di creare piccoli emuli delle gesta dei soldati impegnati sul campo, senza collegamenti, senza strutture gerarchiche. Anche questo potrebbe essere un caso del genere, come quelli accaduti dall’inizio dell’anno in Europa.

Infine, incontro con le facce molto serie tra Obama e Putin. Il primo vuole combattere l’Isis senza Assad, il secondo invece inserendo nella coalizione anche il presidente siriano. Hanno ragione entrambi: sostenere un dittatore è operazione difficile, ma l’unico esercito che sul terreno cerca di porre un ostacolo al Califfato è proprio quello siriano. Sin dall’inizio della guerra civile avevamo sostenuto che bisognava avere il coraggio di mettere attorno a un tavolo tutti gli attori sul campo, quindi anche Assad, tra l’altro sostenuto all’epoca dalla stragrande maggioranza dei cristiani. Ancor più oggi mi sembra necessario, magari con la prospettiva di un’uscita di scena progressiva e accettabile di Assad. Si sono abbattuti Saddam e Gheddafi, ma il risultato finale è stato ben peggiore (in quanto a numero di vittime, a stabilità politica e a relazioni internazionali) di prima. Serve una forte presenza internazionale (Onu soprattutto) nello scenario siriano.

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