Tre domande sul Genfest

Ad un mese dal Genfest, manifestazione dei giovani del Movimento dei focolari, una selezione di tre domande da “Cercate la pienezza della gioia" di Città Nuova
Chiara Genfest 1995

Da anni tanti giovani del Movimento dei focolari lo attendevano. Ed ecco che con la fine della scuola, tra un esame all'università e l'altro, in un batter di ciglia è arrivato. Stiamo parlando del Genfest (la manifestazione del Movimento dei focolari, ndr.). Ad un mese dal suo inizio – si svolgerà dal 31 agosto al 2 settembre a Budapest –, una selezione di risposte date da Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolari, ai giovani partecipanti dei Genfest di ogni età e nazione, tratte da "Cercate la pienezza della gioia" edito da Città Nuova.
 
Chiara, tu trasmetti sempre il positivo, l’ottimismo, che cosa ti dà la certezza che il mondo unito non è un’utopia? (Ivan – Croazia)
«Il fatto è che io credo in una cosa molto importante: che l’unità, e quindi l’unità del mondo, è un segno dei tempi. Significa una precisa volontà di Dio e Dio non è mai estemporaneo. Lui è sempre puntuale. L’unità è una volontà di Dio per il nostro tempo. Lo stanno dimostrando tante cose. Per esempio, il Concilio Vaticano II, il quale spesso nei suoi documenti nominava la parola comunione o la parola unità. E non solo, ma apriva i cattolici ai tre grandi dialoghi, che erano il principio d’unità di tutto il mondo: il dialogo con le altre Chiese, quello con le altre religioni, il dialogo anche con tutti gli uomini di buona volontà. In seguito la Chiesa ha creato quei Segretariati così importanti per portare avanti questo dialogo. […]
 
«Non solo nel mondo cattolico si preme su questo concetto dell’unità, ma anche in tutto il mondo cristiano.
[…] Inoltre, voi conoscete, perché vi avete anche collaborato, la Conferenza mondiale delle Religioni per la pace. Ebbene, essa riunisce le religioni più importanti del mondo: magari per uno scopo preciso, per la pace; però, intanto si conoscono, e così una certa unità si stabilisce pure con loro.
Ma non è solo nel mondo delle religioni che si punta verso l’unità. […] La stessa TV che porta tutto il mondo in una stanza, in una famiglia, è già un segno di unità. Ma poi gli enti internazionali, anche se non sono ancora perfetti, indicano al mondo una presenza di unità.
 
«Ma ciò che mi convince più di tutti, sapete chi è? Siete voi gen, giovani per un mondo unito. Perché io lo so come siete nati. Voi non siete nati da una volontà, da una forza, da una capacità umane. Voi siete nati per volontà di Dio, perché è venuto sulla terra un carisma che è quello proprio dell’unità. Voi ne siete stati informati e avete incominciato questa marcia del mondo verso l’unità».
(Genfest)
Roma, 20 maggio 1995
 
Il mio Paese è dilaniato dalla guerra civile, le fazioni politiche ci hanno diviso e fatto nemici. Come possiamo riscoprirci fratelli? (Serafina – Angola)
«Da quando il cristianesimo è venuto sulla terra, domanda a ciascun cristiano di fare una scelta: attuare veramente la rivoluzione cristiana, che deve fare di tutti gli abitanti della terra una fraternità. Per fare questa rivoluzione non basta uno sguardo semplicemente umano sugli altri uomini e donne del nostro tempo. Occorre uno sguardo – io direi – soprannaturale.
Gesù ci ha detto come fare: «Qualunque cosa hai fatto al minimo dei miei fratelli lo hai fatto a me» (cf. Mt 25, 31-46): a qualsiasi minimo dei suoi fratelli!
 
«Quindi non bisogna vedere soltanto il nero e il bianco, l’inglese e il francese, il bello e il brutto, l’intelligente e chi ha scarsa intelligenza. Bisogna vedere in tutti Cristo e amare in tutti lui. Se si ama il fratello si ama Cristo e se lo si odia si odia Cristo. Dunque bisogna mettersi in questa linea: amare tutti e vedere Cristo in tutti.
Voi direte: questo è possibile per i cristiani; ma come fanno i credenti di altre religioni? Alla base di quasi tutte le religioni più importanti del mondo c’è una cosiddetta “regola d’oro”, che dice: «Fa’ agli altri quello che vorresti fosse fatto a te». Ma questo è cristianesimo; sono “naturalmente” cristiani quelli che fanno così.
Io penso che questo principio valga non solo per i cristiani o per le altre religioni, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, perché è un principio ragionevole, sano e giusto».
(Genfest)
Roma, 20 maggio 1995
 
Da noi è molto forte il razzismo. Anche tanti nostri amici, purtroppo, ne sono presi. Come possiamo combatterlo? (Erik – Belgio)
«Direi, prima di tutto, di dare il buon esempio e comportarci con tutti quelli che non sono della nostra lingua, della nostra patria, da fratelli. Dare l’esempio, questo è straordinariamente importante.
Se ancora questi amici razzisti non lo capiscono, portiamoli in ambienti come questo, dove il razzismo è debellato alla radice, perché si poggia su valori cristiani fondamentali. Resteranno colpiti, o almeno nel dubbio. E se ancora non si convertono dal razzismo, parliamo loro; e ricordiamo che valgono certo gli argomenti umani, ma più di tutti valgono sempre gli argomenti proposti da Dio stesso.
C’è una frase importantissima nella Scrittura: dice che con la venuta del cristianesimo non vale più né essere donna né uomo, né greco né ebreo, né libero né schiavo: siamo tutti uno in Cristo Gesù (cf. Gal 3, 28)».
(Genfest)
Roma, 20 maggio 1995

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