Trattativa UE, su quali obiettivi?

Nel discutere con i partner europei le modalità del cosiddetto “Recovery Fund”, il grande piano di rilancio economico dell’Unione proposto dalla cancelliera Merkel e dal presidente Macron, è importante scegliere gli obiettivi giusti.
Recovery Fund. Mark Rutte, Ursula von der Leyen e Giuseppe Conte (AP Photo/Francisco Seco, Pool)

Trattativa ad oltranza sul Recovery Fund nel vertice del Consiglio europeo. che si riunirà di nuovo alle 16 di lunedì 20 luglio. Le posizioni tra i 27 Paesi restano distanti. Semplificando la materia complessa potremmo rappresentare la questione con un esempio. Nonostante le severe prescrizioni del medico lui non segue la dieta, mentre lei ha un debole per le droghe leggere. Se i due sanno che il futuro dell’uno è legato a quello dell’altro, lei potrebbe impegnarsi a smetterla con le sostanze purché lui riveda il suo bilancio calorico, e lui potrebbe accettare la proposta. Ma c’è un altro possibile esito, meno virtuoso, della discussione tra i due: «Anche tu sgarri, allora non infastidirmi; io ti lascio in pace e tu lasciami fare come voglio».

Il mio timore è che nella trattativa europea le cose possano andare nel secondo modo. In ballo c’è qualcosa come 750 miliardi da distribuire soprattutto ai paesi più deboli. A confrontarsi sono, da un lato, i “Paesi prodighi” del Sud di nuovo in grande difficoltà e, dall’altro, alcuni “Paesi frugali” del Centro e Nord Europa.

Perfetto prototipo dei primi è l’Italia, unico nell’Unione ad affrontare la crisi del 2020 con un reddito pro capite inferiore al livello del 2000, con un debito pubblico capace già prima dello scoppio della pandemia di destabilizzare il sistema finanziario del Continente (oltre il 135% del PIL, il più alto in Europa dopo la Grecia) e, inoltre, il maggior numero di morti da coronavirus tra i 27 membri dell’Unione.

Il Bel Paese si presenta alla trattativa rivendicando non solo il diritto all’aiuto, ma anche che «non siano i nostri partner europei a dirci come dobbiamo spendere i nostri soldi» – uno slogan che andava di moda ai tempi della diatriba sul deficit dell’autunno 2018 e che sembra ancora far presa sull’opinione pubblica nonostante che stavolta quei soldi tanto nostri non siano.

Sull’altro versante, in prima linea tra i Paesi che rifiutano il Recovery Fund c’è l’Olanda, forte di un reddito pro capite pari ad oltre una volta e mezzo quello italiano, di un debito pubblico pre-Covid poco superiore al 50% del PIL e di un’incidenza dei morti per la pandemia sulla popolazione pari a poco più della metà della nostra.

Se l’Italia ha evidenti problemi nel bilancio tra soldi raccolti e distribuiti dallo Stato, l’Olanda (e non solo lei) ha un sistema fiscale che potremmo definire “drogato” da una pratica scorretta che avvantaggia indebitamente alcuni Paesi relativamente piccoli a spese degli altri: offrire generosi sconti di tasse alle grandi società che portino la sede sociale o il domicilio fiscale nel loro territorio. Un’offerta a cui non hanno resistito, tra le numerose altre, Fca (ex FIAT), Mediaset, Luxottica, Ferrero, Illy, …, con una perdita stimata di un miliardo e mezzo di tasse all’anno per l’Italia e di 10 miliardi per l’intera Unione, a tutto vantaggio delle multinazionali.

Oltre a ciò, l’Olanda beneficia di uno sconto sui contributi all’Unione Europea che le permette di pagare a Bruxelles una frazione del suo PIL minore, ad esempio, di quella sborsata dall’Italia, nonostante che – si fa notare – siano proprio i piccoli Paesi del Nord a trarre il maggior beneficio dal poter operare liberamente nei mercati dei grandi Paesi partner.

La speranza mia, e penso anche di molti lettori, è che la faccenda non si chiuda con un cattivo compromesso del tipo «chiudi un occhio tu che ne chiudo uno anch’io», con l’Italia – o meglio la sua classe politica – che ottiene di poter spendere i miliardi del Fondo senza dover rendere conto a chi ce li dà, e con l’Olanda che ottiene il nostro silenzio sulle sue scorrettezze in fatto di tasse.

La pretesa olandese di avere addirittura un diritto di veto su come spenderemo i soldi del Recovery Fund è inaccettabile, per vari motivi, e non passerà. Ma se davvero un fortunato insieme di circostanze ci farà piovere dal cielo una bella manciata di miliardi, il vero interesse degli italiani – e dell’Unione nel suo complesso – è che siano spesi bene, nell’ambito di un piano accuratamente disegnato e monitorato. Mettiamo da parte la retorica di un malinteso orgoglio nazionale.

È molto più costruttivo lavorare per estendere a tutti, Olanda e Italia comprese, regole più giuste e controlli più accurati.

 

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