Tormentati estivi

È già iniziato il periodo dei tormentoni estivi, il cui trend sicuramente non è nato dal nulla, ma negli anni si è comunque trasformato molto. Guardando al passato viene nostalgia, capiamo come dribblare le moderne produzioni chimandole col loro nome: business della musica estiva

Ebbene sì, ci risiamo. “Ne usciremo migliori” dicevano. Da che punto di vista però non si sa, musicalmente potremmo dire che questa evoluzione non si è notata.

Eppure ci siamo ritrovati inondati di tormentoni estivi, hit usa e getta frutto, in alcuni casi, di collaborazioni quanto mai azzardate.

Lo sappiamo, è un periodo dell’anno in cui si dà spazio alla semplicità, all’immediatezza, spesso all’assenza di contenuti per preferire un superficiale abbandono ai suoni dell’estate, frivoli, privi di sovrastrutture di pensiero.

«È quello che vuole la gente! È quello che chiedono le classifiche!». E le etichette discografiche si mettono a lavoro.

Non siamo qui per giudicare, sappiamo benissimo che tutto quello che la bella stagione produce, lo fa al semplice scopo di lasciare l’ascoltatore medio libero di distrarsi.

Volendo proprio fare le pulci al gusto dell’italiano vacanziero, potremmo fare tanti esempi rappresentativi di quello che siamo stati e di quello che ci rappresenta oggi.

Nei lontani anni ’50, i grandi singoli erano un marchio quasi esclusivo di Nilla Pizzi, Claudio Villa e Domenico Modugno. Con gli anni ’60, la musica oltreoceano è sbarcata nella nostra penisola, soprattutto sotto forma di cover o reinterpretazioni. Mina, Caterina Caselli, Gianni Morandi e Adriano Celentano sono stati i grandi guru di quel decennio. Esterofilia mascherata da nazional popolare. Con l’avvento degli anni ’70 l’antifona cambiò. Spalmati su vari circuiti, cominciarono a farsi strada i cantautori. Lucio Battisti e Claudio Baglioni furono considerati i puristi del genere mentre, scorrendo la classifica dei singoli estivi più venduti, cominciava a farsi notare la figura di artisti come Alan Sorrenti, Umberto Tozzi, Antonello Venditti e Renato Zero.

Argomenti frivoli trattati con serietà, questioni serie affrontate con spudorata leggerezza. Amore, amicizia, i soliti sentimentalismi, lontani anni luce dai riferimenti ai selfie o alle tipologie di cocktail come si può notare dalle ultime playlist Spotify.

In un certo senso, la pratica del tormentone inteso come jingle estivo prese piede tra gli anni ’80 e ’90 quando iniziarono ad apparire sulla scena vere e proprie meteore, appena di passaggio in classifica. La qualità della musica leggera risentì pesantemente delle influenze disco pop provenienti dalla Germania o dagli Stati Uniti, nonostante anche le vette delle classifiche vantassero la presenza di artisti quali Franco Battiato (Centro di gravità permanente diventerà presto un tormentone) o i Matia Bazar, oltre che i più facili Ricchi e Poveri, Al Bano, Alberto Camerini o Donatella Rettore (quest’ultima sempre in bilico tra pop e alternative).

Screenshot del video musicale di Luca Carboni "La canzone dell'estate"
Screenshot del video musicale di Luca Carboni “La canzone dell’estate”

Guardando le classifiche oggi, la nostalgia non può che prendere il sopravvento. Qui non si vuole fare del purismo musicale, per carità. Viene da domandarsi cosa sia successo ad un certo punto (l’avvento di Internet?), quale sia stato il motivo che ha spinto anche i più insospettabili a tuffarsi nel torbido mondo dei tormentoni, fino ad arrivare alle moderne produzioni reggaeton che ormai hanno invaso le nostre emittenti radiofoniche. E non parliamo solo di giovani dati in pasto al business della musica estiva (eh sì, un vero e proprio business), ma anche di grandi nomi del nostro pop che annaspano per trovare un loro spazio tra le nuove leve dell’it pop e della trap. Il caso più eclatante è quello di Luca Carboni e la sua “Canzone dell’estate”, un pasticcio reggaeton con una base copiata e incollata da un paio di suoi recenti singoli. Evitabile, diremmo noi. Così come sono evitabili decine di canzoni tutte identiche fra loro, a malapena distinguibili l’una dall’altra.

La musica c’è, ma è altrove. È nei concerti di provincia, nel tuo negozietto di dischi usati, nelle playlist Spotify del dj fidato. Basta saper cercare, ritrovare il gusto di farlo per il piacere della scoperta. E anche l’estate sarà meno dolorosa.

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