Tokyo 2020, l’amore per lo sport di Saeid Mollaei

Arriva dal judo una delle medaglie più “sofferte” della quarta giornata dei Giochi di Tokyo. È l’argento del rappresentante della Mongolia, costretto a scappare dal suo Paese e a cambiare nazionalità pur di poter gareggiare “liberamente” alle Olimpiadi.
(AP Photo/Vincent Thian)

Martedì 27 luglio 2021. Una data, che Saeid Mollaei farà fatica a dimenticare. È appena passato mezzogiorno in Italia, le sette della sera in Giappone. Nel Makuhari Messe International Covention Complex, imponente centro congressi che ospita le gare di judo di questi Giochi olimpici, si è appena conclusa la prova femminile di giornata dove l’azzurra Maria Centracchio ha conquistato la decima medaglia della spedizione azzurra (la ragazza molisana ha vinto uno splendido bronzo). Adesso è la volta degli uomini. A giocarsi la medaglia d’oro nella categoria riservata agli atleti con un peso inferiore agli 81 Kg saranno il giapponese Takanori Nagase e l’atleta della Mongolia Saeid Mollaei. Il judoka di casa parte con i favori del pronostico, e infatti alla fine si aggiudica la medaglia d’oro, ma il suo avversario, arrivato sin qui dopo aver dovuto superare non pochi ostacoli, è ugualmente felice.

(AP Photo/Vincent Thian)

È felice perché se due anni fa gli avessero detto che oggi sarebbe stato qui, a lottare per salire sul podio a cinque cerchi, non ci avrebbe mai creduto. Proprio a Tokyo, la città dove si stanno svolgendo in questi giorni le Olimpiadi, a Saeid era infatti “crollato il mondo addosso”. Durante i campionati mondiali, disputati nell’ultima settimana di agosto del 2019, era accaduto qualcosa che avrebbe cambiato radicalmente la sua vita. Facciamo un passo indietro, e torniamo a quel giorno. Nella sua categoria di peso, i favoriti della vigilia sono due fortissimi judoka. Il primo viene da Israele, e si chiama Sagi Muki. Si tratta del campione europeo in carica, titolo conquistato nella rassegna continentale disputata a Tel Aviv l’anno prima. L’altro, invece, viene dall’Iran, e si chiama Saeid Mollaei. Appunto. Lui è il campione mondiale uscente, dopo aver conquistato il titolo iridato a Baku nel 2018. Nei primi incontri questi atleti non incontrano avversari in grado di impensierirli seriamente, così tra gli addetti ai lavori comincia a prendere sempre più quota l’ipotesi che i due, con l’andare avanti dei turni eliminatori, si possano incontrare.

«Volevo confermarmi campione del mondo, mi ero allenato duramente», ha ricordato poi Mollaei. Arriva il momento degli ottavi di finale, e l’avversario di turno dell’atleta iraniano è il fortissimo judoka russo Khasan Khalmurzaev. Non parliamo di un atleta come un altro, ma del campione olimpico in carica, forse l’avversario più ostico da affrontare prima di arrivare al possibile match con Sagi Muki. Saeid è pronto. Pochi minuti prima del match, avviene però qualcosa che proprio non si aspetta. Il suo allenatore, secondo quanto ricostruito successivamente in un’intervista concessa dall’atleta all’emittente britannica BBC, riceve una “strana” telefonata da uno dei massimi dirigenti sportivi del suo Paese. L’indicazione è chiara: Mollaei deve essere ritirato dal mondiale per evitare di incontrare più avanti l’atleta israeliano. Perché, anche se non esiste nulla di ufficiale in tal senso, le autorità iraniane di fatto vietano gli incontri con gli israeliani. Immaginate lo sconforto di Saeid quando gli viene rivelato il contenuto della telefonata. E voi, al suo posto, che avreste fatto?

Lui, seppur in forte difficoltà da un punto di vista emotivo, alla fine sceglie di “correre il rischio” e di sfidare il judoka russo. Scende sul tatami, e vince. Poi, si aggiudica anche il quarto di finale contro il canadese Antoine Valois-Fortier e si qualifica così per le semifinali, traguardo che nel frattempo conquista anche Sagi Muki. I due potrebbero quindi incontrarsi davvero in finale, così le pressioni e le minacce continuano. Nell’impianto di gara, si presenta una delegazione dell’ambasciata iraniana in Giappone che tenta in tutti i modi di dissuaderlo a combattere. E, soprattutto, da Teheran arrivano altre telefonate, in particolare una in cui gli viene comunicato che uomini della sicurezza iraniana hanno nel frattempo raggiunto la casa dei genitori. A questo punto Saeid scoppia in lacrime. Lacrime fatte di rabbia e paura, per le possibili ripercussioni cui potrebbero andare incontro i suoi familiari a causa della sua decisione. Così, perde contro il belga Mathias Casse. Addio sogni di gloria, addio al possibile incontro con il judoka israeliano che, invece, sconfigge nella finale proprio il belga e si laurea campione del mondo.

(AP Photo/Vincent Thian)

Da quel giorno sono passati quasi due anni, e tante cose sono accadute nel frattempo. La federazione iraniana di judo è stata sospesa a seguito di «reati estremamente gravi» e di «ripetute gravi violazioni» degli statuti e dei principi fondamentali delle Olimpiadi, come ha comunicato ufficialmente la federazione internazionale di questo sport. Per i judoka iraniani, niente Olimpiadi di Tokyo. Adesso, per rivedere uno di loro in una competizione ufficiale bisognerà aspettare la scadenza della squalifica attualmente prevista per il 17 settembre del 2023. Si, da quel giorno sono passati due anni, e tante cose sono accadute nel frattempo anche nella vita di Mollaei. A causa del suo “rifiuto” di obbedire agli ordini impartiti dai dirigenti del suo Paese, l’atleta iraniano è stato costretto a fuggire, trovando dapprima rifugio in Germania. Per un po’ non ha potuto più prendere parte a gare ufficiali, ma successivamente si è trasferito in Mongolia, dove ha chiesto asilo politico ed ha ottenuto il passaporto. Tornato sul tatami, Mollaei ha poi conquistato il diritto di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo dove ha conquistato una medaglia d’argento che, come si dice in questi in casi, ha il valore di una medaglia d’oro.

«Anche se le autorità del mio Paese mi hanno detto che posso tornare indietro senza problemi, ho paura – ha dichiarato Saeid all’ufficio stampa della federazione internazionale di judo –. Ho paura di quello che potrebbe capitare a me e alla mia famiglia». Nel frattempo, le case di produzione MGM/UA Television e la compagnia israeliana Tadmor Entertainment hanno fatto sapere di aver acquisito i diritti per realizzare una piccola serie tv sulla storia di Mollaei, e sull’amicizia nata nel frattempo tra di lui e il suo collega israeliano Sagi Muki. Come riportato dal Jerusalem Post, questa miniserie verrà realizzata con la collaborazione dei due atleti e della stessa Federazione Internazionale di Judo.

Quanto accaduto due anni fa a Saeid non è un fatto isolato. Proprio alla vigilia delle gare olimpiche di Tokyo, ad esempio, l’algerino Fethi Nourine si è ritirato dalla competizione dopo che il sorteggio lo avrebbe posto difronte, in un ipotetico secondo turno, all’israeliano Tomar Butbul. Una decisione confermata dallo stesso tecnico della nazionale africana, che ha dichiarato: «Non abbiamo avuto fortuna nel sorteggio. Fethi avrebbe dovuto affrontare un atleta israeliano e questo è il motivo del suo forfait. Abbiamo preso la decisione giusta». A prescindere da come sia andata a finire in questi Giochi, a prescindere dalla medaglia che poteva anche non arrivare, questa storia ci dimostra ancora una volta come lo sport possa abbattere muri e barriere. Come, per tanti atleti, gareggiare significa ancora, e soprattutto, rispettare un codice di valori che fanno parte di una legge non scritta basata sulla tolleranza e l’inclusione. Come ci provano con le loro azioni tanti ragazzi e ragazze che stanno gareggiando a Tokyo. Come ci dimostrano Sagi Muki e Saeid Mollaei.

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