Testimone di ogni tempo

Camminare con Giacomo significa anche capire il suo martirio. Lo ha analizzato per noi Pierre Fornier nel libro dedicato al protettore della Spagna per il quinto ed ultimo appuntamento della rubrica
San Giacomo Apostolo

«Ogni giorno, con la nostra interiorità fatta di luci e ombre, secondo il mistero d’esistenza delle nostre vite, possiamo avanzare sui passi di san Giacomo. Lui ha tracciato un cammino». Così Pierre Fornier spiega l'esistenza terrena, ma straordinaria del primo degli apostoli chiamato ad essere testimone di Gesù: Giacomo. Ed anche il suo martirio, avvenuto al tempo di re Erode, rientra nel percorso da fare insieme a Giacomo, come spiegato da Fournier per il quinto ed ultimo appuntamento della rubrica con il libro San Giacomo apostolo. Portare il Vangelo ai confini del mondo, Città Nuova 2012 .

«In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Azzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui (At 12, 1-5).
 
«La tradizione ci riferisce che Giacomo ha messo tutto il suo ardore di “figlio del tuono” nel superare le distanze per portare il Vangelo fino agli estremi confini del mondo mediterraneo, fino all’estremità della Spagna. Si dice che la sua predicazione di Cristo morto e risorto, all’inizio, ha attirato solo due uomini. Il suo annuncio è stato compreso solo in seguito e allora anche in questa regione si è formata una prima comunità cristiana. Giacomo ha fatto ritorno a Gerusalemme. Sono passati circa dodici anni dalla Pentecoste. In questo stesso periodo che vede il ritorno di Giacomo, siamo verso l’anno 43, Paolo e Barnaba sono ad Antiochia di Siria. Ben presto Paolo si recherà in missione in Asia Minore e giungerà sulle coste dell’Europa. Compirà così tre viaggi missionari, dopo ciascuno dei quali sentirà il bisogno di ritornare a Gerusalemme per rendere conto dell’annuncio del Vangelo nelle città che ha raggiunto. Ugualmente, Giacomo è rientrato dalla Spagna per condividere con i suoi fratelli apostoli e gli altri discepoli ciò che lo Spirito del Signore ha compiuto nel cuore dei suoi ascoltatori. Sente il bisogno di portare loro la testimonianza di questa fede così nuova delle persone incontrate sul suo cammino e degli abitanti dell’estremità della Spagna.

«Ma a Gerusalemme divampa la persecuzione contro i discepoli di Gesù. In poco tempo, Giovanni, fratello di Giacomo, e Pietro sono stati duramente presi di mira dai sacerdoti, dal comandante delle guardie del tempio e dai sadducei (cf. At 4, 1-22). Sono stati trascinati davanti al Sinedrio. Poco dopo, il sommo sacerdote e il partito dei sadducei sono stati presi da nuovo furore "e, presi gli apostoli, li gettarono nella prigione pubblica" (At 5, 17). Il coraggioso Stefano, uno dei sette diaconi, è stato arrestato e lapidato (cf. At 6, 8-7, 60). Allora, "in quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samaria. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere" (At 8, 1-3). È a questo punto che la persecuzione si allarga, per ordine del re Erode. Costui, Erode Agrippa I, è il nuovo Erode Antipa, nipote di Erode il Grande. È amico degli imperatori romani Caligola e Claudio e, con il loro appoggio, ha ricomposto l’intero regno del nonno. Per sua volontà, Giacomo "fu ucciso di spada" (At 12, 2). Luca sottolinea il fatto che questa morte si ricollega a quella di Gesù; infatti "erano quelli i giorni degli Azzimi". Giacomo è ancor più strettamente legato al mistero pasquale di Cristo.

«Nel libro degli Atti, Luca racconta con dovizia di particolari il supplizio di Stefano. Egli viene condotto davanti al sinedrio dove viene interrogato dal sommo sacerdote. La sua risposta è un lungo discorso che arriva a Gesù, "il Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori". Per Giacomo, niente di tutto ciò. Luca è molto sobrio: "Il re Erode fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni". Perché una tale concisione? Benedetto XVI dice: "La brevità della notizia, priva di ogni dettaglio narrativo, rivela, da una parte, come fosse normale per i cristiani testimoniare il Signore con la propria vita e, dall’altra, fino a che punto Giacomo occupasse un posto di rilievo nella Chiesa di Gerusalemme, parimenti al ruolo avuto nel corso della vita terrena di Gesù".
Durante il rapido succedersi di queste tragiche circostanze, tra il momento dell’arresto e quello dell’esecuzione capitale, quali pensieri e quali sentimenti hanno potuto agitarsi nello spirito e nel cuore di Giacomo? Senza dubbio, ha rivisto nella sua memoria ancor più intensificata, tutti gli anni stupendi vissuti al seguito di Gesù.
Sono trascorsi oltre 15 anni da quella “primavera di Galilea”, dall’incontro decisivo tra lui e Gesù sulle rive del lago di Tiberiade. Che avvenimento indimenticabile! Aver vissuto quasi tre anni, fianco a fianco, cuore a cuore, con Gesù di Nazaret, il grande profeta, il messia, il Figlio di Dio! Tre anni straordinari, con suo fratello Giovanni e con Pietro, nei grandi momenti in cui Gesù ha guarito la suocera di Pietro, rianimato la figlia di Giairo, quando si è trasfigurato sul monte anticipando la sua morte e risurrezione.
Giacomo aveva proposto di far scendere il fuoco dal cielo sui samaritani che si rifiutavano di accogliere Gesù. Nelle circostanze del suo arresto, è di nuovo tentato di usare la violenza? Prega forse il Padre di far scendere il fuoco dal cielo sul re Erode e i membri del sinedrio? Giacomo aveva chiesto a Gesù di avere, quando fosse arrivato il momento, un posto di rilievo al suo fianco (cf. Mc 10, 35-40). È ora tentato di fargli di nuovo la stessa domanda? Quando aveva avuto queste tentazioni, Gesù l’aveva immediatamente ripreso. (…)

«Giacomo è il primo apostolo a subire il martirio, ma, oltre la morte, avanza al seguito di Cristo "che si rivela a coloro che sono morti". In questo senso, è anche il primo apostolo a essere "rimesso in piedi" per camminare sulla via della risurrezione. Lo scultore Jo Cleymans ha avuto l’intuizione di rappresentare Giacomo nell’Ultima Cena già in piedi, pronto a partire su un nuovo cammino. Giacomo ha partecipato al convito pasquale, sacramento della Trasfigurazione, ed eccolo ora in piedi per inoltrarsi nel Regno della nuova vita, trasfigurato. La parola di Gesù: "Fate questo in memoria di me", si trasforma in: "Vivete questa Pasqua, questo Passaggio, in memoria di me". Mentre Pietro continua ad annunciare il Vangelo nella Roma imperiale, l’apostolo Giacomo diventa guida sulla strada del Cielo; per lui il Cielo si è già aperto. Egli ci guida.
Secondo la tradizione, le spoglie di Giacomo sono state riportate dai suoi discepoli nel luogo ove ha annunciato il Vangelo, a Compostela.

«La promessa di Gesù comincia a realizzarsi dopo la sua risurrezione e ascensione. Essa si realizza ora sui passi di san Giacomo, il primo apostolo martire, il primo apostolo a entrare nella visione descritta da san Giovanni nell’Apocalisse: "E vidi un cielo nuovo e una terra nuova… L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio… È cinta da grandi e alte mura con dodici porte… Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello" (Ap 21, 1.10-14).
Il nome dell’apostolo Giacomo è così già scritto sui basamenti della Gerusalemme celeste! Secondo la Costituzione del Vaticano II sulla Liturgia, "nella liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro dei santi e del vero tabernacolo" (§ 8). San Giacomo ci invita a questa liturgia celeste, e ci attende nella luce di Dio Trinità, con Cristo risorto».

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