Terzo giorno di sgombero a Idomeni

Da domenica è cominciato lo sgombero dell’accampamento con il trasferimento, finora, di quasi  tremila persone nei vicini centri di accoglienza. Un'operazione delicata e complessa, che si scontra con la speranza che i profughi ancora hanno sull'apertura delle frontiere
Grecia

Da domenica è cominciato lo sgombero dell’accampamento a Idomeni, con il trasferimento, finora, di quasi tremila persone, su un totale di 8.500 persone rimaste,  nei vicini centri di accoglienza.

L’operazione non è facile visto che da mesi i profughi non vogliono abbandonare l’accampamento sperando che, prima o poi, le frontiere vengano aperte. Il fatto è che c’è chi continua a disinformare i profughi promettendo che le frontiere saranno aperte o che ci sono vie alternative per raggiungere i Paesi che vogliono. Ci sono stati tentativi da parte dei profughi di passare tramite vie alternative verso la Fyrom (ex Repubblica della Macedonia), col risultato però di essere picchiati dai poliziotti della Fyrom, trattenuti per alcuni giorni, e poi rimandati a Idomeni dopo aver perso anche i pochi soldi loro rimasti.

 

Negli ultimi giorni, i poliziotti greci, assistiti da interpreti, hanno cercato di convincere i profughi ad accettare il trasferimento nei centri di accoglienza che ormai sono aumentati e sono più attrezzati. Sembra che lo sforzo stia funzionando e che lo sgombero proceda, lentamente e gradualmente, ma procede, ed è l’aspetto più importante, senza far ricorso a mezzi violenti. Inoltre i poliziotti cercano di allontanare alcune persone che continuano a distribuire ai profughi lettere che promettono l’apertura delle frontiere o passaggi alternativi. A causa della delicatezza dell’operazione non è permesso l’accesso ai giornalisti nel raggio di cinque chilometri.

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