Il terrore e la solidarietà

Anche nel Paese iberico le cose vanno male, sia dal punto di vista sanitario che economico. Ma va meglio dal punto di vista della carità concreta: vedremo nascere nuove confraternite…

La pandemia del coronavirus sta cambiando le nostre abitudini e tradizioni. Il confinamento obbligatorio avrà conseguenze che ancora non possiamo immaginare. Certo, sono state approvate misure macroeconomiche per far fronte alla crisi, ma ci sono aspetti difficili da calcolare. Come si misura la solidarietà, ad esempio? L’ultima cosa che mi è arrivata via WhatsApp è scrivere lettere ai malati isolati in ospedale per dire loro che li sosteniamo. Mai visto.

Senz’altro i primi colpiti per la pandemia sono i defunti. Solo entro qualche mese, quando l’Ine (Istituto nazionale di statistica) elaborerà le sue statistiche, sapremo se il tasso di mortalità è cresciuto in modo preoccupante, superando sproporzionatamente i 1.190 morti al giorno durante il primo semestre del 2019 (ultimi dati pubblicati dall’Ine). Al riguardo c’è da dire che l’invecchiamento della popolazione spagnola ha favorito un graduale aumento nel tasso di mortalità. Nel 2018 è arrivato a 9,10 morti per mille abitanti, dieci anni fa era in 8,36 e trenta anni fa  8,19. Per la stessa ragione, tra le cause di morte hanno guadagnato terreno le malattie del sistema circolatorio (28,3% nel 2018), i tumori (26,4%) e le malattie del sistema respiratorio (12,6%).

Colpiti anche ogni tipo di operai, che hanno visto alterate le loro routine, lavorando a casa chi può farlo, ma sono molto di più quelli che non possono svolgere il loro lavoro. E in particolare è colpito il personale sanitario, esposto senza rimedio al contagio e sovraccaricato dalla quantità inusitata di lavoro. Colpiti alla fine sono tutti i cittadini, rinchiusi a casa a improvvisare regole di convivenza per sopportare il confinamento. A casa mia abbiamo riabilitato la cyclette e stabilito turni per utilizzarla.

La soppressione delle concentrazioni umana ci ha lasciato senza scuole e università, senza calcio e palestra, senza cinema, teatro e musei, senza messa… e senza feste! Tutto ciò con un impatto economico di cui conosceremo nel tempo l’importo reale. Nel caso delle Fallas a Valencia, si dice che oltre 700 milioni non sono entrati nel flusso economico della città. E con la sola Settimana santa a Siviglia saranno 400 milioni a non muoversi. Si è calcolato che i benefici generati dal turismo tra le Fallas, la Settimana Santa e la Fiera di Aprile raggiungessero più di 2 miliardi di euro, così che la cancellazione di queste feste si tradurrà in due decimi in meno nel Pil nazionale.

Ogni festa ha anche una dimensione difficile da misurare, quello sfondo spirituale che sta sotto ogni fenomeno sociale, soprattutto le feste a carattere religiose. I membri delle confraternite della Settimana santa direbbero che «l’essenza del fenomeno risiede nell’ambito spirituale» e tal essenza «si mantiene con un lavoro che dura tutto l’anno». D’altra parte poi, uno studio pubblicato nel 2015 dalla ricercatrice Ángela López Vacas afferma che in un dato momento della storia, le confraternite in Spagna si sono costituite come «uno dei pochi modi associativi, un mezzo di affermazione sociale in una società legalmente diseguale». Si potrebbe parlare anche dell’effetto «caritativo» delle confraternite, basti però l’opinione dell’esperto in materia Antonio Bonet: «Ci sono confraternite che non alludono a ciò che fanno durante l’anno. Non dicono di fare visite in prigione, o campagne alimentari. È un intero bagaglio di solidarietà che si sviluppa durante tutto l’anno». Mi chiedo ora se, dietro le iniziative di solidarietà che stiamo vedendo a causa della pandemia, non ci saranno tante nuove confraternite.

 

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